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Nabil in sciopero di medicine rischia la vita Cronaca

Nabil ha deciso: se non potrà affrontare l’operazione al cuore che potrebbe salvargli la vita e per la quale serve un ambiente idoneo al recupero post-operatorio, non prenderà più le medicine che lo tengono in vita. Ma, soprattutto, che lo tengono in vita aspettando l’impianto del defibrillatore che permetterebbe di recuperare, a lui che ha solo 31 anni, una parte almeno di quella normalità di vita che la malattia gli ha sottratto.
Per fare questo Nabil, giunto dal Marocco insieme al padre a otto anni, una prima operazione alle spalle, all’ultima visita medica risultante affetto da invalidità al 99%, necessita di un’ambiente idoneo. Cosa significa? Le medicine che prende per strappare giorno dopo giorno ancora qualche straccio di vita, unite alla sua particolare patologia, hanno fatalmente indebolito le sue difese immunitarie. Che, al ritorno dall’operazione richiesta per aumentare sia le probabilità che la qualità della sua esistenza, sarebbero bassissime. Vale a dire, Nabil rischia di morire per un’infezione qualsiasi, se non trova un’ambiente igienicamente accettabile.
Nel dettaglio, Nabil non può lavorare: semplicemente percorrere pochi metri dalla sede dell’associazione in cui è momentaneamente ricoverato alla piazza lo debilita al punto che deve mettersi per ore a letto. Certificati e relazioni mediche attestano il suo stato di salute e la sua impossibilità di lavorare. Avendo la residenza a Signa, l’associazione che se ne occupa ha esposto il caso al sindaco della cittadina, ricevendo ampie rassicurazioni che del caso si sarebbero occupate le istituzioni celermente. In effetti, due proposte sono state fatte: una, che lo stesso Nabil si attivasse per trovare un alloggio, cui il Comune avrebbe contribuito per il pagamento del canone. Un problema per Nabil, sia cercarlo che pagare, visto che attualmente non può fare quasi niente. L’altra possibilità era rappresentata da una camera nel territorio di Campi, con bagno in comune e senza uso di cucina.
Soluzione impossibile, per le esigenze particolari di Nabil. Dunque, costretto a vivere una vita sospesa, “diversa”, in attesa di una soluzione operatoria che non potrà avvenire finchè il decorso post-operatorio non si svolgerà in una sede adatta. Da lunedì Nabil si trasferirà al comune di Signa. Appoggerà le medicine per terra, si siederà accanto, rifiuterà di prenderle. Nel giro di pochi giorni, gonfierà in tutto il corpo e la sua vita sarà a rischio. Tanto, pensa, se devo morire di infezione preferisco finire così.

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