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Nail art, anche le mani hanno un’arte Opinion leader

Un nuovo altare dell’esposizione e dell’esercizio estetico si è aperto, è un set molto particolare per la sua collocazione. Si tratta della nail art e della ricostruzione artificiale delle unghie. Da più di cinque anni in Italia, e molti di più negli USA, è diventata un’attrazione molto praticata dalle donne. Salgono sulla micro-scena del letto ungueale, colori, resine, perline, pagliuzze, strass fino a costosissime pietre. Le applicazioni di disegni artistici vengono poste sotto e sopra l'unghia, fino alla tridimensionalità e alla nail art sculpture, cioè vere e proprie sculture da esibire. Quindi le mani si trasformano in galleria d’arte.  
Il mercato della ricostruzione e decorazione delle unghie in Italia sembrerebbe una realtà giovane con una catena di approvvigionamento e di distribuzione totalmente on-line. Il mondo delle resine, dei gel è oggetto di discussione e confronto sul web, i prodotti arrivano dall’America e dalla Germania. I distributori sembrano agguerriti, i saloni fieristici ormai galoppano. Infatti le dichiarazioni di Assonail riportano per l’Italia un business in crescita annuale del 50%, un giro di affari di 60-80 milioni di euro l'anno, 80 aziende specializzate nel prodotto, 720 nail center, 1500 grossisti, 5200 istituti di bellezza che ne offrono il servizio (2009). 

Questa pratica richiede cifre impegnative, anche da capogiro, per le consumatrici. Quindi raddrizza seriamente i fatturati delle aziende deputate a questo servizio. E’ l’innovazione la regola vincente dell’economia-mercato, e questa lo è. Ma il tentativo di ricondurre questa pratica all’usanza antichissima di adornare mani e unghie con l’henné, questo non convince. Anzi l’impatto di questa appassionante arte decorativa ad un luogo così nodale come le mani, cosa può far succedere? Oppure cosa è già successo? Le mani ci contraddistinguono tra i mammiferi, per essere la massima espressione del tatto attivo, orientato all’azione spaziale di avvicinamento/allontanamento di oggetti o esseri viventi, per poi ricondurre tutto a una propria appercezione, ovvero l’atto con cui acquisiamo la consapevolezza delle nostre percezioni, e con cui distinguiamo l'oggetto da noi. Ma più semplicemente se non avessimo le mani non potremmo trasformare i pensieri in realtà, questo infatti è quell’aspetto peculiare che dà all’umanità la possibilità di agire nel bene e nel male del pianeta e della sua stessa popolazione. Perciò siamo così potenti creatori e distruttori. Possiamo pensare come vogliamo ma le mani, anche solo per un click sul computer, o per click sul telefono, o per una firma, determineranno il passaggio alla concretizzazione.

Ma se le mani diventato la preoccupazione di un investimento da non sciupare, cosa succede? Se tutte le donne si autocandidano come possibili maniste, ovvero coloro che offrono le mani per le pubblicità, che succede? Quello che capita a me, quando metto l’obsoleto smalto, è di essere consapevole che può rovinarsi se me ne distraggo completamente. Allora cosa succede alle donne che hanno speso da 50 ai 200 euro su questa parte del corpo soggetta a frequente sfregamento?    
A me pare che l’impatto possa essere preoccupante, perché le mani delle donne hanno tenuto insieme il mondo. Cioè le mani delle donne fanno sì che il luogo della casa sia un focolare. Le mani delle donne tengono unita la famiglia, le famiglie, procurano la trasformazione del cibo, come del vestire igienico, come della cura sanitaria. E tutto questo si chiama amore declinato nei tanti atti che le donne fanno per l’umanità, che non è andata a rotoli perché un collante fondamentale è stato proprio l’amore delle donne. Ma il mondo ora sta andando a rotoli, il disagio giovanile dilaga imbevuto della sovrabbondanza degli stimoli web-mediatici che hanno bisogno di essere arginati e controbilanciati da un presidio dei valori universali offerto dall’esperienza degli adulti. 
Che ce ne facciamo di mani curatissime se la famiglia va a rotoli? Se il disagio giovanile non è intercettato per tutto quel tempo che in casa non si sta, che l’amore non si dà, e non lo si trasforma in cibo, e parole condivise intorno al cibo. Che è, e diventerebbe, terapeutico perché frutto di uno sforzo e di una volontà d’amore. Discutiamone. Riflettiamoci. Le donne, le giovani, vanno aiutate a ricondursi a loro ruolo universale, dobbiamo trovare il modo di conciliare i tempi delle donne e della famiglia con i tempi delle città e del lavoro. I compiti vanno distribuiti in famiglia e la città e le politiche pubbliche devono farsi carico della famiglia, su questo siamo in gravissimo ritardo. Ma le donne non devono imitare il mondo impazzito dei consumi. Se crollano le donne altro che terza guerra mondiale!       

Fabrizia Paloscia


 

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