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Napoleone 200: Elisa Baciocchi fece la prima vaccinazione di massa Cultura

Firenze – Anniversari come quello dei duecento anni dalla morte di Napoleone Bonaparte sono sempre molto delicati e difficili da ricordare con eventi e iniziative. Napoleone resta una figura divisiva in Europa e nessuno ha ancora stabilito se la sua “fu vera gloria” o no, come raccomanda Alessandro Manzoni ai posteri. Basta pensare al fatto che in Francia per lui è vietato l’uso della parola “celebrazione” ed è ammessa solo “commemorazione”.

Nessuno però può far finta che  grandi riforme che sono alla base della modernità siano partite dalla testa (e dalla spada) del “Grande Corso”. Ci ha pensato bene Manon Hansemann direttrice dell’Istituto Francese e console onorario di Francia quando ha deciso di organizzare  incontri di esperti italiani e francesi per mettere a fuoco i contributi di Napoleone che sono comuni alla Francia e all’Italia.

Così si è messa al lavoro su quattro grandi tematiche: il sostegno alle arti e ai mestieri, all’innovazione e all’industria; la gestione del territorio e delle città; la sanità, la salubrità delle città e la modernizzazione delle professioni della salute; la riforma dell’organizzazione statale con la creazione dei prefetti e il nuovo codice civile.

Ciascuna di queste tematiche è argomento di un incontro fra esperti dei due paesi che si sono confrontati sull’eredità napoleonica basandosi su quanto questa eredità è ancora oggi importante. Sullo sviluppo delle arti e dell’artigianato dialogano fra di loro Christophe Beyeler conservatore dei musei napoleonici del castello di Fontainebleau, Enrico Colle, direttore del Museo Stibbert d Firenze e Pascale Heurtel che coordina il Conservatoire National des Arts et Métiers pour le Patrimoine, moderati da Annick Magnier, docente di sociologia dell’ambiente presso la Scuola di Scienze politiche di Firenze (5 maggio).

Sul tema della gestione del territorio e delle città, il dibattito si svolge fra Adriàn Almoguera, specialista del pensiero architettonico e urbano del periodo napoleonico, Francois Avisseu, docente di storia e saggista e Didier Nectoux, direttore del Museo di mineralogia Mines di Parigi. Modera la stessa Magnier (12 maggio). Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, si confrontano Francesco Baldanzi, storico della medicina e delle strutture ospedaliere, Bruno Belin, farmacista e senatore della Vienne, Philip Charlier, medico legale e direttore del dipartimento della ricerca e dell’insegnamento al Museo di Quai Branly. Modera Alessandra Necci, storica docente di storia dell’economia e dell’impresa alla Luiss (19 maggio). La parte giuridica vede interagire, infine, Giuseppe Caglia avvocato vicepresidente della Camera Civile di Firenze, Gian Franco Cartei, docente di diritto amministrativo presso la Scuola di Scienze politiche di Firenze e Bernard Tomasini, prefetto onorario. I tre sono moderati da Raffaele Palumbo, giornalista e sociologo (26 maggio)

“L’idea è stata quella di far discutere fra loro professionisti che testimoniano direttamente nel loro lavoro di quanto risale alle riforme napoleoniche”, dice Manon Hansemman (foto).  Così dall’esperienza diretta emerge ciò che la tempesta napoleonica ha lasciato di buono a Francia e Italia a partire per esempio dall’organizzazione di un sistema postale statale e l’invenzione del numero civico nelle abitazioni, non solo per la distribuzione delle lettere ma anche come recapito fiscale. “ Pochi sanno – dice ancora la direttrice dell’Istituto – che Elisa Baciocchi organizzò la prima vaccinazione di massa destinata a tutti in Toscana sottoponendosi lei stessa all’inoculazione del vaccino”.

Tra gli ospiti Philippe Charlier sta lavorando allo studio dei resti della prima tomba di Napoleone a Sant’Elena, mentre Didier Nectoux conduce il gruppo di ricerca sul gas ricavato dagli scisti. Un altro aspetto che gli incontri intendono mettere in evidenza del periodo di governo napoleonico è la realizzazione di collegamenti più agevoli fra Francia e Italia così da annullare le barriere confinarie fra i due paesi.

I relatori parlano tutti nella loro lingua e sono sottotitolati nell’altra. Gli interventi non sono tenuti a livello troppo specialistico ma sono dedicati al grande pubblico. Per seguirli occorre collegarsi gratuitamente a partire dalle 10,30 sui siti dell’Istituto francese e dell’Ambasciata di Francia, nonché su Rai Cultura e Rai Storia.

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