energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Napoleone e la Toscana: quei lucchesi “sciabigotti” Cultura

Firenze – 5 maggio: una data che grazie all’ode manzoniana (Ei fu ,siccome immobile..) tutti ricordiamo. Quest’anno ricorrono 199 anni dalla morte di Napoleone Bonaparte un anniversario che oltre alla Francia riguarda un po’ anche noi toscani non solo perché Napoleone fu sovrano dell’ isola d’Elba ma anche perché la Toscana sia pure per breve tempo (dal 27 ottobre 1807 all’aprile 1814) fece parte dell’ Impero francese.

Poco più di sei anni ma nei quali l’Imperatore con il suo proverbiale attivismo effettuò molte trasformazioni amministrative come la suddivisione in tre Dipartimenti chiamati rispettivamente Arno, Mediterraneo, Ombrone. Furono creati nuovi Comuni e furono perfino cambiati i numeri civici della città di Firenze perché per i francesi i nomi delle vie erano difficili da ricordare e  dettero così una numerazione unica a interi quartieri.

Assai innovative furono anche l’introduzione del Codice napoleonico che è la base della moderna codificazione civilistica, la divisione della Toscana in prefetture, sottoprefetture e  mairies (dal termine francese che indica il Municipio e l’adozione di nuovi organi giudicanti  Giudici di Pace, Tribunale di Prima Istanza, Tribunale di Commercio, Corte di Appello ;infine la Cassazione che aveva sede a Parigi

Circa le mairies, a Firenze furono innalzati a Comuni autonomi Brozzi, Pellegrino (a nord ovest della città, grosso modo da Fiesole a Careggi ) Legnaia e Rovezzano.

In tutte le città della Toscana da Massa a Livorno a Pisa furono realizzate grandi piazze intitolate a  Napoleone. Particolarmente imponente quella di Lucca di fronte al palazzo ducale. Per realizzarla Elisa fece abbattere un intero isolato. A Firenze si progettò di realizzare un grandioso foro Napoleone abbattendo numerosi edifici del centro storico ma poi(fortunatamente) il progetto fu accantonato

La soppressione di ordini monastici portò a realizzare scuole negli ex conventi come quello di Borgo Pinti che divenne Liceo imperiale mentre nell’ex convento di S.Orsola in via Guelfa fu installata la Manifattura Tabacchi.

In età napoleonica fu aperto al pubblico il Parco delle Cascine  ove fino ad allora l’accesso era consentito solo in occasione di alcune festività

Fu dato impulso alle Accademie e in particolare alla Crusca perché l’Imperatore volle far capire che teneva particolarmente alla lingua italiana.

Ma i legami tra Napoleone e la Toscana furono molteplici. La sua famiglia – lo stesso Bonaparte amava ricordarlo – era di origine toscana e si era trasferita a Sarzana  a causa delle dispute fra guelfi e ghibellini. Un ramo della famiglia si era, invece, traferito a  S.Miniato. Nel 1796, durante la prima Campagna d’Italia Napoleone andò appunto a  S.Miniato a trovare suo zio Canonico  del Duomo. Era già molto popolare e una grande folla si recò a San Miniato per vederlo. Il 30 giugno andò  a Firenze dove incontrò  il granduca Ferdinando III  alla presenza di tutta la Corte, ma preferì alloggiare in Borgo Pinti presso l’Ambasciata francese.

Poi si recò più volte a Lucca dalla sorella Elisa che considerava la più energica della sua famiglia e che dette, infatti, prova di capacità di governo. Dopo averla insediata nella ex Repubblica lucchese, poi nel 1808 l’avrebbe nominata granduchessa di Toscana  (anche se era un incarico soprattutto rappresentativo perché la Toscana era appunto parte integrante dell’Impero)

A proposito di Lucca si è tramandato un gustoso  aneddoto anche se di dubbia autenticità. Nel dialetto lucchese esiste il termine  sciabigotto, che ha un significato  di derisione,  anche se  bonario. Ebbene, si è detto che derivasse dalla deformazione di due parole  francesi. Nel corso della sua visita, Napoleone  si affacciò al  balcone del Palazzo ducale per salutare la folla che lo acclamava. Ma quando parlò dell’editto di Saint Cloud  (quello, spostava i cimiteri  fuori dai centri abitati e di cui  parlò negativamente il Foscolo nei Sepolcri), da parte di alcuni ci sarebbe stato un mormorìo di protesta e  allora l’Imperatore  si sarebbe rivolto a coloro che gli stavano accanto avrebbe detto “che vogliono questi chiens bigots ?” .  Questi bigotti insomma e da chiens  bigots a sciabigotti  il  passo è effettivamente breve.

In realtà la parola sciabigotto deriva probabilmente dal termine viareggino sciabica una rete da pesca utilizzata per lo più da persone poco abili ma la versione “napoleonica”, più colorita, è stata  presumibilmente coniata in considerazione del carattere dell’ Imperatore che usava spesso espressioni taglienti…tranchant.

Sappiamo, infine, con quanta passione e con quanta cura Napoleone si dedicò al governo dell’Isola d’Elba nel periodo della sua permanenza…probabilmente pensava sempre al ruo ritorno a Parigi ma seppe amare il suo piccolo regno elbano e penso che ne abbia portato con sé un bel ricordo anche perché, sia pure in esilio,   si trovava in uno scenario incantevole.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »