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Nardella, bene Firenze, ma “dobbiamo ricostruire il Pd da zero” Breaking news, Politica

Firenze – Sonora scoppola  in tutta la Toscana, a opera in particolare di Fratelli d’Italia, ma “Firenze tiene”. E’ questo il primo punto con cui esordisce il sindaco Dario Nardella, nell’incontro con la stampa cui si presenta con Federico Ginassi, l’assessore al bilancio che se ne andrà a Roma, alla Camera, e, come dice Nardella, ” è in particolare il parlamentare di Firenze”. Un successo, senz’altro, quello della costola fiorentina del Pd, che a fronte della debacle generale porta a Roma i suoi tre candidati ai colleggi uninominali, vale a dire Federico Gianassi, Emiliano Fossi e Ilaria Cucchi. Un successo che tuttavia lascia sul terreno qualcosa con il Pd cittadino che perde rispetto al 2018 il 7% circa, giungendo intorno al 30%, rmanendo tuttavia incontestabilmente il primo partito.  Un successo tuttavia nella sconfitta generale del resto della Toscana e a livello nazionale, che può far dire al sindaco che Firenze comunque si è difesa bene, non solo, “ci vogliono mille Meloni per abbattere il Pd a Firenze”.

Alcuni dati politici su Firenze il sindaco vuole metterli sul tavolo.  “Il Pd e il centrosinistra hanno reagito molto bene, sia come città che come città metropolitana, hanno saputo giocare controcorrente, e vincere controcorrente vale doppio. Peraltro, notiamo che la somma del centrodestra rispetto al 2018 arretra, dal 33 al 26. C’è il dato significativo di FdI, molto significativo a Firenze, ma gli alleati Lega e Forza Italia sono ai minimi storici. Non soltanto quindi abbiamo frenato o addirittura rallentato l’ascesa del centrodestra, che rispetto al 2018 è calato, se guardiamo alla somma, ma abbiamo anche tenuto, tenuto bene, in tutta la città e in tutto il Comune e area metropolitana”.

Considerando il voto di domenica nella sua natura di voto politico, “vince il nostro modello di governo della città. Lo affermiamo con il massimo dell’umiltà, senza nessun tipo di presunzione, però siamo convitni che questo modello di governo della città, sempre attento alle istanze della comunità, sempre proteso a dare risposte concrete, e anche il partito cittadino, siano i punti di forza di questo risultato di Firenze. Cè una bella esperienza dell’amministrazione comunale che sicuramete ha pesato, c’è un partito ancora organizzato, partito che parla ancora con i cittadini e con le persone, che sa stare nel territorio e sa affrontare i problemi”. Circa l’innegabile flessione, dice Nardella, “è fisiologica e assolutamente gestibile, soprattutto in considerazione della risposta del blocco delle destre”.

La novità del polo Azione-Italia Viva: “Siamo contenti se guardiamo al fatto che Italia Viva è nel governo di Palazzo Vecchio, con l’assessore Meucci, quindi credo che anche questo dato sia in linea col buon rednimento della nostra amministrazione”.

Firenze sarà ancora di più sotto l’attenzione anche nazionale, dopo i risultati ottenuti. “Siamo riusciti a rispondere con forza a questa crescita apparentemente inarrestabile delle destre – sottolinea nuovamente Nardella – interpreteremo questo dato psoitivo di Firenze che ci incoraggia con un grande equilibrio”.

Federico Gianassi, da parte sua, dopo i ringraziamenti ai fiorentini e alla città, ricorda che con tutti coloro con cui “ho fatto un incontro in campagna elettorale, il prossimo mese farò un nuovo incontro per iniziare a lavorare insieme. La sfida era diffcile, il risultato nazionale fa male: il Pd sarà all’opposizone, con una destra che ha svuotato i suoi alleati. A Firenze tuttvai c’è stato il rovesciamento del dato nazionale, 40 a 26. Sedici punti in più della media nazionale per noi e circa sedici-diciassette in meno per loro. Un’operazione che è riuscita perché è entrata in campo un’intera città”. Federico Gianassi non lascerà il suo lavoro di assessore in giunta, come precisa il sindaco, tanto più che ancora a Roma le cose devono assestarsi con la nascita del nuovo governo. Sono tante infatti le questioni da chiudere, prima fra tutte, già in consiglio dal porossimo lunedì, la multiutility. Circa poi il modo e il tempo del rimpasto, Nardella non si sbilancia.

Per il futuro del Pd, il sindaco è chiaro: “Ci aspetta un periodo molto impegnativo, molto complesso, dal quale dovremo uscire profondamente cambiati e molto più forti”. Un punto, quello del cambiamento necessario che dovrà riguardare il Pd, che emerge più volte nel discorso del sindaco, che nella prospettiva ormai data per prossima di un cambio al vertice del partito cui guardare forse con qualche volontà di farsi avanti,  ribadisce più volte “dobbiamo avviare un processo profondo di ricostruzione da zero. La scelta del segretario è solo un pezzo di questo discorso, quindi mi auguro che il dibattito di questi giorni non si riduca solo alla corsa dei cavalli che già si schierano perché sarebbe a mio avviso sbagliato. Ritengo che se pensiamo di risolvere tutti i problemi solo col cambio del segretario, sbagliamo”. Da dove cominciare a cambiare sarà oggetto di interventi nei prossimi giorni, a bocce ferme e mente più serena.

Tuttavia, forse qualcosa trapela. “Dobbiamo stare attenti a non farci lacerare da un dibattito personalistico, se si sta con quello o con questo – dice ancora Nardella – dobbiamo prima invece ricostruire il nostro Partito Democratico. Definire un nostro profilo, una nostra identità. Quando avremo fatto questo lavoro, capiremo chi sarà la migliore guida per il pd e i nostri compagni di viaggio. Ma se noi faremo l’errore di scegliere il segretario e i nostri compagni di viaggio prima di capire chi siamo, quel è il blocco sociale che rappresentiamo, qual’è la nostra missione nel Paese, allora faremo l’ennesima operazione di maquillage come tante ne sono state fatte, che non serviranno a nulla”.

Un ripensamento e un’analisi che non potrà prescindere ad esempio dai risultati di una ricerca eseguita poco prima del voto, e pubblicata dal Fatto Quotidiano, che rivelava che il voto al Pd è posizionato ormai su quelle fasce sociali che guadagnano sopra i duemila euro al mese. Una perdita di una zolla storica, quella della medio-piccola borghesia, che si agginge allo svuotamento del tradizionale bacino operaio. Richiesto di questo, il segretario del Pd cittadino Andrea Ceccarelli risponde: “Qualche consapevolezza era trapelata, circa questo punto”, vale a dire il crack che è avvenuto fra le calssi medie e il Pd, “anche perché il nostro è un pensiero articolato, è più facile per la destra fare discorsi semplici che vanno alla pancia delle persone”.  Ancora, riflettendo su quella “ricostruzione da zero” di cui ha parlato Nardella, “del resto, non possiamo ripartire dalle categorie del passato, nel senso: se qualsiasi candidatura che emergerà si rifarà in qualche modo alle categorie anche interne del passato, fine. Noi dobbiamo parlare dei contenuti, delle modalità di comunicazione e stare un po’ all’opposizione”.

 

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