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Nasce Confindustria Toscana Nord, alleanza nel cuore della manifattura Economia

Prato – Nasce Confindustria Toscana Nord dopo il sì definitivo dell’assemblea dei soci dell’Unione Industriale Pratese con la votazione plebiscitaria (352 voti favorevoli su 364 presenti) del 22 ottobre scorso sulla proposta di fusione con le Confindustrie di Lucca e Pistoia. Delegato per Prato, nel Consiglio di Presidenza della nuova associazione unica Confidustria Toscana Nord, Francesco Marini mentre i probiviri di pertinenza pratese saranno Carlo Carlesi, Pietro Taddeucci Sassolini, Luigi Gino Balli, e revisore contabile Foresto Guarducci.

Ad Andrea Cavicchi, attuale Presidente dell’Unione Industriale Pratese, e nuovo Presidente di Cfmi (Centro di Firenze per la moda italiana) il compito di avviare la nuova associazione che si costituirà il 24 dicembre presso un notaio di Lucca, fino alla costituzione degli organi nella loro pienezza prevista per l’estate 2016.

“L’idea della fusione”, spiega Andrea Cavicchi, ha avuto una risposta positiva da parte degli industriali pratesi, ed era prevedibile, visto anche l’assenso plebiscitario che ha avuto fin dall’inizio, (circa due anni fa), ma non era scontata e, soprattutto, non era scontato che il consenso avesse queste proporzioni. Credo che questa sia una lezione per tutti: accusati spesso di particolarismo, gli industriali di Prato hanno dato un esempio di capacità di guardare lontano e di superare steccati e  logiche di campanile”.

Da un’accurata analisi emergono nell’asse geografico che va da Prato a Lucca, importanti settori produttivi trasversali che ne caratterizzano l’economie e molti di essi sono delle vere e proprie eccellenze a livello nazionale, europeo e mondiale, che fa dire al Presidente degli industriali pratesi :”Ii dati sull’industria di Lucca,Pistoia e Prato confermano la nostra area come cuore manifatturiero della Toscana con un fatturato annuo del 33% della contribuzione contro il 25% di Firenze, ma la fusione non deve essere intesa come una contrapposizione a Firenze, quanto piuttosto una realtà collaborativa con il capoluogo toscano,o meglio attraverso la nascita di Confindustria Toscana Nord e Confindustria Toscana Sud (con le province di Siena Arezzo e Grosseto)le due macroaree si potranno rapportare al meglio nell’ottica delle strategie aziendali e nuove sfide.”

In particolare l’area  Lucca-Pistoia-Prato evidenzia che i settori industriali più rilevanti, riguardo al valore aggiunto con quote superiori al 20% del totale della Toscana sono: le costruzioni, il manifatturiero in generale, i servizi, mentre “performance” di tutto rispetto nell’export, sempre con quote superiori al 20% : il cartaceo, le macchine per  l’industria tessile e l’alimentare, i mezzi di trasporto, la moda, la gomma-plastica, gli apparecchi elettrici e l’alimentare.

Interessante a questo proposito anche il punto di vista della Presidente di Confindustria Pistoia, Federica Landucci secondo la quale “l’analisi  che sta alla base della nostra volontà di fusione non è solo numerica, pur se i soli numeri bastano a restituire il quadro di forte industrializzazione della nostra area,” ma,” fra Lucca, Pistoia e Prato, ovvero  su una superficie  che copre solo il 13% della regione, insiste il 32% di stabilimenti industriali della Toscana, sono occupati il 28% dei suoi lavoratori e si forma il 23% del valore aggiunto della regione pari a 22.290 miliardi di euro.

“E secondo  Cristina Galeotti, Presidente di Confindustria Lucca, in un convegno sul tema, lo scorso luglio: “il percorso iniziato è complesso ma non  ha alternative” perché  “unicamente con la riduzione e l’accorpamento delle numerose associazioni esistenti nel sistema confederale, si può realizzate l’ottimizzazione dei costi, costruire servizi più efficienti, avere maggior peso in Confindustria ed essere in grado di rispondere al meglio alle esigenze delle imprese”.

Un quadro, dunque, economico quanto mai vario, complesso e in evoluzione che fa dire al Presidente pratese Cavicchi: “Anche nei cambiamenti epocali che abbiamo vissuto e che stiamo tuttora vivendo ,i nostri sistemi territoriali hanno saputo qualificarsi e stare al passo con l’evoluzione dei mercati. Temi come l’innovazione, la sostenibilità, l’efficienza sono  alla base delle strategie aziendali e anche il sistema associativo deve seguire questo percorso”. Per poi concludere: “Sono processi di complessità elevata sia dal punto di vista pratico che da quello psicologico ed identitario. Anche per questo motivo è opportuno che l’integrazione avvenga all’interno di macroaree omogenee che consentano un lavoro serio e profondo  di unificazione organizzativa.”

Foto: Andrea Cavicchi

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