energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Nasce il Fronte Fiorentino No Tunnel Tav Cronaca

Firenze – “Il progetto TAV deve essere fermato”. Non è certo un appello dell’ultima ora quello lanciato contro i lavori per l’alta velocità di Firenze da comitati e associazioni locali. Dell’ultima ora è invece la creazione del Fronte Fiorentino No Tunnel Tav che vede la riunione, sotto un’unica coperta, di tutte quelle realtà civili e politiche che nel corso degli anni si sono battute contro il progetto di sottoattraversamento. Creatura ibrida, il Fronte raccoglie infatti il Comitato No Tunnel TAV, Alternativa Libera, Firenze Riparte a Sinistra, Italia Nostra, Legambiente, Rete dei Comitati in Difesa del Territorio, PerUnaltracittà, Sì – Toscana a Sinistra e Movimento 5 Stelle. “Dopo anni in cui ognuno ha portato avanti le sue iniziative contro la TAV – ha detto Ornella De Zordo abbiamo deciso di unire le nostre posizioni, che in merito sono sempre state convergenti, per passare a un’azione concreta. Chi sta nelle istituzioni vi lavorerà dall’interno, chi sta fuori darà una mano diversamente, ma nel momento in cui ci sarà da passare all’azione politica saremo compatti”. Gli argomenti per incalzare Comune e Regione non mancano. Sulla scia della relazione di denuncia stilata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione e firmata da Raffaele Cantone, non solo riprendono vigore le ragioni dell’onda No Tav perché si giunga a un definitivo accantonamento del progetto, ma si lavora affinché gli stessi enti locali si costituiscano parte civile nel processo No Tav in corso. Tiziano Cardosi (Comitato No Tunnel TAV): “Questo progetto è scellerato; i costi di quest’opera – che probabilmente non vedrà mai la fine – sono esorbitanti: tra spesi e riserve sono in ballo 600 milioni con cui si potrebbe mettere a posto il sistema ferroviario dell’area metropolitana fiorentina e creare quello che diciamo da dieci anni, cioè un trasposto pubblico su ferro”.

Niente, in realtà, sembra deporre a favore della ripresa dei lavori di scavo, non ultime la questione delle terre e il rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica che, richiesto al Comune di Firenze nel 2013, è tuttora appeso alle funi del cielo. La relazione presentata dall’ing. Maurizio Perini, incaricato da un gruppo di cittadini a chiarire le criticità dei lavori, è chiara. “Sarà impossibile realizzare le gallerie. Un primo elemento che impedisce la ripresa degli scavi è la classificazione delle terre, su cui il CNR non si è ancora pronunciato. I materiali che la fresa lavorerebbe sono rifiuti o no? Da questo dipende un piano di gestione che al momento è inibito. Poi l’autorizzazione paesaggistica. La nuova tecnologia, che fa parte del progetto esecutivo, non permette di rilasciarla. Il passaggio dall’utilizzo di due frese a una sola, come da progetto presentato da Nodavia – per risparmiare – produce un incremento del 50% dei cedimenti in superficie”. Perizia alla mano, è già stato depositato un esposto a vari enti, tra cui il Comune e la Sovrintendenza, affinché l’autorizzazione paesaggistica non venga rilasciata e, anzi, si rimescoli l’intero mazzo di carte: “Troviamo gravissimo – ha proseguito Cardosi – che gli enti locali, che dovrebbero essere i più colpiti da queste porcherie, non si costituiscano parte civile. Stiamo preparando mozioni che lo chiedano espressamente”. Una sponda istituzionale che faccia da gancio per passaggi concreti: qui il cuore della nascita del Fronte che, se si pone l’obiettivo di portare a eutanasia il progetto TAV, è altresì pronto a proporre alternative. “Più che un Fronte del No lo chiamerei Fronte del Sì – ha detto Tommaso Fattori. Sì alla soluzione di superficie. In consiglio regionale ci muoveremo con interrogazioni e audizioni presso al Commissione Ambiente e Infrastrutture”. Miriam Amato chiama a una presa di responsabilità: “A un anno dal tavolo con Nardella, in cui esponemmo tutte le nostre perplessità il sindaco, che si disse interessato, non si è fatto sentire. Da allora non si è saputo nulla e l’incontro è caduto nell’oblio. Ancora oggi l’atteggiamento del Comune di Firenze è prendere tempo. C’è una responsabilità diretta anche dell’Osservatorio Ambientale, che avrebbe dovuto materialmente controllare i cantieri (dove, invece, Arpat ha rilevato non poche anomalie) ma che di fatto non ha controllato. Ora ci aspettiamo delle risposte concrete”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »