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Nasce lo Stato palestinese: l’Italia si unisce nella politica estera Opinion leader

I palestinesi sono un popolo che di fatto sino alla scorsa notte era senza uno stato. Teoricamente la risoluzione ONU n. 181 del 29 novembre 1947 approvava la creazione di uno stato arabo ed uno ebraico in quella regione chiamata Palestina. Nacque solo Israele. Al Palazzo di Vetro il riconoscimento giunse il 15 maggio 1948. Israele si era autoproclamato indipendente 24 ore prima. In questi anni segnati da ripetute guerre abbiamo avuto 92 mila morti, tra soldati e civili. 154 palestinesi e 1 israeliano uccisi durante i recenti scontri di questi giorni. Conflitti che più volte hanno allargato i loro confini di guerra ai Paesi limitrofi, trasformando il Medio Oriente nell'area più “calda” al mondo. Un conflitto quello israelo-palestinese fatto di occasione mancate.

Troppi accordi mai rispettati. Tregue sostituite da ostilità. Risoluzioni ONU. Embarghi. Ed uno stato palestinese che non riesce a nascere anzi si divide in due distinte realtà. Gaza in mano ad Hamas. E la West Bank, divisa per fasce di sicurezza, e occupata militarmente da Israele. L'ultimo tentativo cronologico fallito da parte dei palestinesi di rivendicare di fronte alla platea internazionale il diritto ad una terra è dello scorso anno, bastò il veto di Obama per renderlo vano. Questa volta ci hanno riprovato. Cambiando formula. Essere riconosciuti al pari dello Stato del Vaticano, membro osservatore a pieno titolo. Ad opporsi cocciutamente Israele e USA. Il solido blocco di ostruzione all'approvazione della richiesta palestinese, in questi mesi, si è sfilacciato perdendo pezzi che sono andati a confluire persino nelle file dell'altro.

È un segnale storico rilevantissimo. La linea estera di Washington non prevede più il vincolante obbligo per i suoi alleati di non dissentire da Gerusalemme sulla questione palestinese. È parso chiaro dopo il buco nell'acqua della Clinton con il presidente palestinese Abu Mazen. Obama ha repentinamente tirato i remi in barca lasciando il Primo Ministro israeliano Netanyahu solo al timone di una barca che fa acqua. Gesto che in diplomazia è considerato alquanto sgarbato. Logica deduzione: tra Gerusalemme e Washington manca evidentemente coesione politica. Al punto che i principali alleati internazionali di Obama si sono prontamente sganciati. È stato evidente quando la Germania, nel giro di poche ore, ha deciso di trasformare un NO in un voto di astensione. E poi quando, inaspettatamente, questo pomeriggio anche Roma ha fatto dietrofront. Una breve nota diramata alle 15 da Palazzo Chigi chiariva l'indicazione di voto favorevole alla richiesta palestinese.

Il Presidente del Consiglio ha informato personalmente la controparte israeliana. Delusa e indispettita per tale decisione. Le ragioni del cambiamento climatico di Monti verso Israele trova la sua ragion d'essere in pochi semplici passi. Nell'ampia campagna politica del centro-sinistra italiano che ha visto in campo i suoi massimi esponenti. Dalla Camusso al governatore Rossi sino all'intervento televisivo di Bersani durante il faccia a faccia per le primarie. Posizione inequivocabile. Non succedeva da tempo una convergenza così ampia sulle scelte di politica estera. La questione del voto di oggi all'ONU ha provocato un interessantissimo dibattito politico in grado di influenzare e cambiare l'indirizzo di governo. Il centro-sinistra ha introdotto nella discussione il termine voto ragionevole per salvare la prospettiva di un futuro stato palestinese. Ha criticato la lampante debolezza dell'Europa sulla materia internazionale e nel particolare sulla questione israelo-palestinese.

Ha proposto il disegno di un nuovo mandato per l'Italia nel Mediterraneo, un ruolo geopolitico da protagonista per il raggiungimento della pace e il dialogo tra i popoli. Per farlo occorrono un chiaro e fermo indirizzo politico e non certo un pensiero tecnico. Ma soprattutto occorrono strumenti impegnativi come la cooperazione allo sviluppo, uno strumento indispensabile in via di riforma: “una componente essenziale e qualificante della politica estera”. Insomma, prendiamo atto che l'Italia si schiera con i palestinesi buoni, quelli che fino ad oggi non hanno mai ottenuto nulla. Comunque, si potrebbe anche dire che oggi i palestinesi hanno nuovamente ed educatamente chiesto una terra. Lo hanno chiesto ad un'assemblea di 193 rappresentanti di stati. E per una volta, i palestinesi, almeno il riconoscimento l'hanno ottenuto. Diventando il numero 194. 


Alfredo De Girolamo – Enrico Catassi

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