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Natale, abete “naturale” o di plastica? Società

Firenze – Prima di tutto, una riflessione: quest’anno, per molti italiani la scelta non si porrà, perché, causa crisi, dovranno andare a ripescare il proprio vecchio albero di plastica in cantina.

Tuttavia, fra chi può non farne una questione immediata di tasca, il dilemma si pone: è meglio un albero naturale, che spesso verrà gettato via dopo l’uso, magari perché è stato tagliato senza il necessario “pane” di radici e terra per sopravvivere? Oppure è meglio il riciclabile, sempre più spelacchiato albero di plastica magari made in Cina, che non rilascia aghi, e tutt’al più abbisogna solo di un addobbo particolarmente ricco che copra quell’aria inevitabilmente “falsa”?

Il consiglio viene da Coldiretti, e sì, è proprio il caro, vecchio abete giovinetto e strappato dalla coltivazione del vivaio a essere il più ecologico e sostenibile, rispetto al parente di plastica. Per un sacco dei motivi.

Al primo posto, lungi da noi il pensiero romantico e pieno di sensi di colpa che l’alberino che porteremo in casa sia stato strappato a una vita naturale in mezzo a maestose abetie dove albergano mamma e babbo. Falso. Il nostro albero fa parte di una batteria di centinaia di alberi piantati per lo più in terreni marginali, altrimenti destinati all’abbandono, coltivazione che permette di migliorare l’assetto idrogeologico di colline e montagne e combatte erosione, incendi e dilavamenti del terreno. Al secondo posto, l’abetino “vero” e profumato che ci portiamo in casa, proviene al 90% da coltivazioni vivaistiche che occupano stagionalmente oltre mille aziende agricole specializzate che danno lavoro a migliaia di addetti. E il restante 10%? Si tratta di punte e cimali d’abete che risultano dal normale lavoro di “sfolto”, diradamento o potatura necessari per mantenere il bosco in buona salute. Terzo punto, la loro dispersione nell’ambiente è rapida: se per caso lo piantate in vaso e muore, se lo portate in campagna e secca, se lo mettete in giardino e stenta, tuttavia non produrrà mai problemi nel degradarsi nell’ambiente. Sapete quanto ci mette un alberino di plastica a degradarsi totalmente, sia made in Cina o di casa nostra? Oltre 200 anni.

E ora, andiamo ai prezzi. Per un piccolo abete di non più di 1,60 centimetri, si possono spendere fra i 20 e i 50 euro. Sino a due metri, si arriva a 90 euro e oltre, che aumentano se si scelgono stazze e varietà particolari.

E per conservarli al meglio, preservandoli per cercare poi di ripiantarli e magari farli sopravvivere al Natale? Ecco un facile vademecum di Coldiretti: cercare di comprare un albero italiano significa risparmiare energia e aiutare l’assetto idrogeologico del Paese. Ricordarsi che in Natura non esiste l’albero perfetto: la sua naturale asimmetria sarà solo un ornamento in più. Una volta portato a casa, cercare un luogo luminoso, fresco, lontano da stufe e termosifoni e al riparo da correnti d’aria, come porte e finestre, e al riparo da eventuali forti folate di vento. Evitare addobbi pesanti per non spezzare i rami e non spruzzare neve sintetica e spray colorati perché l’albero e vivo e respira. Mantenere la terra umida ma non eccessivamente bagnata, anche con l’utilizzo di un nebulizzatore, che – conclude la Coldiretti – potrebbe essere applicato anche ai rami in assenza di fili elettrici.

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