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Il Natale amaro della Seves Società

Un Natale più amaro che mai, quello dei dipendenti della Seves, che quest’anno sotto l’albero dovranno aggiungere rabbia a quell’incertezza che li accompagna da cinque anni.
Iniziata nel 2008, la crisi dell’azienda fiorentina produttrice di vetromattoni di alta qualità è ancora lontana dalla soluzione che metta in salvo i lavoratori e il marchio stesso. Ferma la trattativa con il fondo di investimento tedesco Triton, l’azienda ha comunicato due giorni fa l’intenzione di chiudere lo stabilimento, ma per conto terzi. Con il forno ormai spento da un anno, l’obiettivo di chiudere i battenti non ha colto di sorpresa sindacati e dipendenti, che di certo non si aspettavano però di trovarsi improvvisamente all’oscuro di tutto, nelle acque più profonde dell’incognita sul futuro.

“L’azienda, che due giorni fa ci ha convocati in Regione, ci ha colti di sorpresa – ha detto Bernardo Marasco della Filctem Cgilcomunicandoci che, considerata la volontà di chiudere del futuro compratore, provvederà essa stessa ad avviare la chiusura in accordo con quest’ultimo”. Si tratta quindi di una chiusura conto terzi in piena regola. “Una cosa indegna – prosegue Marasco – perché, così facendo, l’azienda ci nega la possibilità di chiedere a chi entra quale sarà il progetto su questo stabilimento, cosa vorrà fare di questo sito, che intenzioni ha sulla produzione del mattone in vetro e se pensa a sua volta di vendere. In sostanza è una comunicazione che non ci permette niente, neanche di negoziare e discutere sul futuro dei 97 lavoratori di Seves, perché chi entrerà non sarà il titolare del progetto di testa”.

Non sono chiare, poi, le condizioni di ufficialità con cui avverrà (o stia avvenendo) il passaggio dal momento in cui, sul tavolo, non c’è ancora un’offerta d’acquisto. L’interlocutore quindi non si è palesato e oltretutto non è neanche titolato a palesarsi perché non ha ancora, di fatto, comprato. “È una vigliaccata – taglia corto Marasco – che i dipendenti di certo non meritavano. Li hanno messi davanti al plotone di esecuzione, bendati, senza la possibilità di vedere chi stia premendo il grilletto, con impossibilità di negoziare, di discutere e di far valere i loro diritti. È un inedito, un’ingiustizia che valica ogni limite”. Non può essere che la rabbia, dunque, a dominare il sit in che stamattina ha visto i dipendenti riunirsi davanti ai cancelli dell’azienda. “Siamo all’oscuro di tutto”, dichiarano. Il 9 giugno 2014, giorno di scadenza degli ammortizzatori sociali, la Seves cesserà ufficialmente l’attività. È questa l’unica certezza in mano ai lavoratori.

Nel frattempo, interrotta l’attività del forno, il solo settore attivo è quello commerciale. Si va quindi ad esaurimento scorte, cercando di non far trapelare troppo, per quello che è possibile, la realtà dei fatti ai clienti, “ma sanno bene che il forno è spento – dice una dipendente – e sono preoccupati quanto noi, perché c’è chi vende solo un certo tipo di prodotti. Il nostro problema di oggi, sarà il loro problema di domani”. Centosettanta nel 2008, oggi sono poco meno di un centinaio, ma non ci sono stati licenziamenti. “Alcuni sono andati in pensione, altri si sono trovati un altro lavoro appena hanno avvertito l’aria che tirava. Quanto a noi che siamo rimasti, l’invito a guardarci intorno e rimboccarci le maniche è stato evidente. Diciamo pure che siamo stati caldamente incoraggiati ad andarcene spontaneamente”.

Chiudere lo stabilimento significa mandarli a casa, tutti e 97. “Già adesso siamo col reddito ai minimi, tolto pure quello saremo in cento in mezzo a una strada'', accusa Matteo Cecafosso della Rsu Cgil, da cui trapela anche la notizia di un probabile e imminente accordo con la finanziaria Triton, ultimo colpo di coda di una vicenda che sa di storia infinita. Ma la sorpresa dell’annuncio non illude nessuno. “Siamo alla fine, ma lotteremo fino in fondo perché il vetrocemento possa avere un futuro a Firenze. Chiediamo di trovare un interlocutore industriale in grado di dire cosa sarà di questa eccellenza, un interlocutore che sia sul terreno in modo tale da poter discutere con chiunque entrerà, qualora ci fosse l’ufficialità dell’arrivo di qualcuno che ha comprato, cosa sarà della Seves”.

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