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Natale magro per il commercio, ma gli alberghi tengono Economia

Che sarebbe stato un Natale all’insegna dell’austerity lo si sapeva già. E le previsioni di fine anno dell’osservatorio economico di Confesercenti non fanno che confermarlo. «Il quarto trimestre del 2011, periodo che in genere risolleva la media dell’intero anno, vista la maggiore spesa delle famiglie nel periodo delle festività, sarà invece quello che determinerà il dato finale negativo – ha spiegato ieri alla stampa il responsabile dell’Osservatorio, Sauro Spigoli – Da un’indagine condotta su circa mille dei nostri associati abbiamo stimato una perdita complessiva del 2,11% ». Sulla perdita di fatturato degli esercizi commerciali stanno pesando, secondo il presidente Nico Gronchi, anche i primi effetti della manovra Monti. «Una manovra che ha penalizzato i consumi – ha spiegato – Con l’aumento dell’Iva e dell’inflazione la manovra inciderà di 1000-1200 euro su ogni famiglia. E se un tempo si poteva contare sulle tredicesime, circa 40 miliardi di euro distribuiti a 34 milioni di italiani, e la metà di queste veniva speso in regali di Natale, quest’anno le famiglie le utilizzeranno per ripagare mutui, debiti e mettere a risparmio. La crisi sta praticamente trasformando i consumi in risparmi. In Toscana si tratta di circa 60 milioni di euro». L’analisi di Confesercenti evidenzia comunque delle differenze da settore a settore. Tengono, ad esempio, gli alberghi. Reggono, ma in controtendenza negativa rispetto al 2010, le società di intermediazione immobiliare e il settore moda. Bene anche librerie, negozi di ottica e profumerie/centri di estetica. In perdita, invece, alimentari (a parte l’ortofrutta, che però è ormai considerato un settore di nicchia),  ambulanti, ristoranti e bar, intermediazione commerciale. E’ crisi anche per cartolerie, ferramenta, negozi di elettrodomestici, tipologie che si orientano ormai al commercio su grandi superfici. Resta apparentemente invariato lo stock di imprese, numericamente immutato, ma in realtà in fase di grandi trasformazioni. Tengono meglio le società di capitali, flettono maggiormente quelle meno strutturate, le imprese individuai, settore in cui si registra un elevato turnover, segno che l’attività commerciale in proprio viene ancora considerata (erroneamente, a quanto pare) un antidoto alla disoccupazione. «Se nel 2009 abbiamo raggiunto il fondo del mare e nel 2010 ci siamo rimasti – ha concluso Spigoli – nel 2011 abbiamo trovato una piccola depressione e dunque la risalita diventa ancora più difficile e sarà più selettiva».
Foto www.tripadvisor.it

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