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Nato contro Russia, gli alibi per accrescere le spese militari Breaking news, Opinion leader

Parma – Si è svolto il 4 dicembre, il Consiglio Nord Atlantico dei capi di stato e di governo convocato per celebrare il 70° anniversario della Nato.

Nella dichiarazione finale, tra le minacce che la NATO intende fronteggiare si indica nella Russia il nemico da contenere; ma la Russia di Putin, che non è certo un simpatico agnellino, è ben diversa dalla ex Unione Sovietica: è enormemente più debole militarmente, ideologicamente e sul piano delle alleanze. Comunque anche questo è un buon argomento per accrescere le spese militari; infatti i 28 stati dell’alleanza hanno deciso di creare trenta nuove unità di esercito, aviazione e marina.

Forse, al contrario, Putin ha qualche motivo di preoccupazione per le molte armi americane stanziate ai suoi confini.

E’ interessante conoscere il complesso delle basi militari degli Stati Uniti in Europa.

https://www.disinformazione.it/basiusa.htm

Per giustificarne l’esistenza si giunge al ridicolo: un nuovo sistema di difesa anti-missile Aegis Ashore è in corso di installazione in una base militare nel nord della Polonia, presso la costa del Baltico.

https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-12-09/u-s-hits-setback-in-bid-to-shield-europe-against-iran-missiles

Gli Stati Uniti dichiarano che il Sistema è destinato a proteggere l’Europa da un potenziale attacco di missili balistici iraniani! 

Ricordiamo che la voce più autorevole nella condanna della corsa agli armamenti è quella di Papa Bergoglio (°).

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A proposito di NATO, mi tornano alla mente i canti appassionati (un po’ faziosi) di un tempo,  contro la guerra. 

Mentre Bertrand Russel il 29 ottobre 1961 riempiva di giovani Trafalgar Square a Londra, Aldo Capitini il 24 settembre faceva partire la prima “Marcia della Pace e la fratellanza dei popoli”. Intanto a Reggio Emilia, a seguito delle proteste nate contro il governo Tambroni appoggiato dai missini, la polizia sparò uccidendo cinque manifestanti. Morti che entrarono nel cuore di tanti e per i quali Amodei scrisse e musicò il celebre “Per i morti di Reggio Emilia”.

In quel camminare fino a Perugia e Assisi, parlando dei temi della pace, si sentivano anche tanti canti. 

 Ricordo in particolare il canto Improvvisato da Fausto Amodei e Franco Fortini :

E se Berlino chiama 

ditele che s’impicchi: 

crepare per i ricchi 

no! non ci garba più.

E se la Nato chiama

 ditele che ripassi.

 lo sanno pure i sassi: 

non ci si crede più.

E se l’amata chiama

non fatela aspettare

servizio militare

solo con lei farò 

 

Qualche anno dopo partecipai anch’io alla marcia, con mia figlia Elena di dodici anni; camminammo sotto una leggera pioggia da Parma a Reggio Emilia; c’erano anche personaggi noti, come Padre Gaggero e il pittore Ernesto Treccani; a Sant’Ilario il Comune ci offrì il pranzo: tante tavolate e allegria.

In quegli anni di Guerra fredda quasi tutta la sinistra aveva una visione manichea acritica della situazione internazionale

In Italia, perché la sinistra arrivasse a una visione più equilibrata si dovette attendere il 15 giugno 1976, quando Berlinguer in un’intervista affermò che si sentiva più sicuro sotto l’ombrello della Nato che sotto il Patto di Varsavia. Spiegò: “Io sento che, non appartenendo l’Italia al patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento”. 

Fu il primo, tardivo ‘strappo’ del Partito comunista dall’Urss.

Io avrei preferito che aggiungesse che l’Italia avrebbe dovuto restare estranea a ogni tipo di alleanza militare e collocarsi tra i paesi non allineati, un gruppo di 120 Stati tra i quali Egitto, India, Indonesia, Jugoslavia. Ma bisogna riconoscere che Berlinguer fu coraggioso perché la grande maggioranza dei “compagni”, base e dirigenti, era sentimentalmente legata all’URSS.

(°) Nel 2018 sono stati spesi 1.822 miliardi di dollari per la Difesa. A primeggiare  sono Stati Uniti e Cina, con quest’ultima che negli ultimi dieci anni ha segnato una crescita dell’83% della spesa militare.

Sono ancora gli Stati Uniti a ricoprire la 1ᵃ posizione, con un monte spesa di  649 miliardi di dollari, il 36% della spesa globale. Dietro gli Stati Uniti troviamo appunto la Cina, passata da 228 miliardi del 2017 a 250 miliardi di dollari. Siamo ancora molto lontani dagli Stati Uniti, nonostante la Cina sia – insieme alla Turchia (+65%) – il Paese ad aver incrementato maggiormente la spesa per la difesa nell’ultimo decennio (+83%).

Anche l’Arabia Saudita ha aumentato la propria spesa militare, arrivando a 68 miliardi di dollari che, pensate, equivale all’8,8% del loro PIL.

Subito giù dal podio troviamo l’India (66,5 miliardi di dollari, 2,4% del PIL) seguita dal primo Paese europeo, la Francia, che si posiziona in quinta posizione subito prima della Russia, scesa dal 4° al 6° posto. 

Completano la top ten dei Paesi che spendono di più per la difesa il Regno Unito, (50 miliardi di dollari, 1,8% del PIL), la Germania (49,5 miliardi, 1,2% del PIL), il Giappone (46,6 miliardi, 2,3% del PIL) e la Corea del Sud che mantiene la 10ᵃ posizione.

 

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