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Natura umana, neuroni specchio e socialità Innovazione

Come ha ricordato il neuroscienziato e docente presso l’Università di Parma Vittorio Gallese in occasione di un incontro fiorentino svoltosi venerdì 4 novembre presso l’Accademia “La Colombaria” di Via S.Egidio nell’ambito del ciclo Sapere e Narrare: Umanesimo e Scienza oggi, le scienze della mente, neuroscienze in primis, hanno il dovere di contribuire al dialogo con discipline affini motivate a dare risposta  alle stesse questioni di fondo. Chi siamo? È legittimo porsi la domanda su cosa sia la natura umana? E come affrontare tali questioni senza cadere nello scientismo?
I contributi delle neuroscienze, tra cui la fondamentale scoperta dei sistemi specchio nell’uomo, scoperta tutta italiana da parte del gruppo di ricerca dell’Università di Parma guidato da Giacomo Rizzolati, sono in grado oggi di rispondere scientificamente a quesiti centrali che da sempre ci affascinano. Come si costruisce l’evidenza naturale del mondo degli altri? Quali sono i meccanismi neurali alla base della socialità, dell’empatia, del linguaggio?
Le scoperte delle neuroscienze non pretendono di chiarire quesiti filosoficamente complessi facendo appello a un banale riduzionismo, né sono in grado di spiegare tutto quanto, ma possono offrire cornici concettuali complementari per comprendere questi fenomeni.
Cosa succede, infatti, nel nostro cervello quando vediamo un oggetto come una mela? Sembrerà incredibile, ma le neuroscienze contemporanee hanno dimostrato che oltre all’attivazione delle aree visive, si osserva anche il reclutamento di neuroni motori deputati alla rappresentazione pragmatica dell’oggetto nei termini delle possibili azioni di prensione compatibili con la nostra interazione con quel particolare oggetto. E cosa succede se osserviamo un’azione intenzionale, orientata, cioè, a uno scopo? È possibile postulare che gli stessi meccanismi siano in funzione anche nell' interazione quotidiana con i nostri simili? I sistemi specchio, infatti, si attivano anche quando l’azione intenzionale è semplicemente osservata, come se ci fosse una mappatura neurale dell' intenzionalità dell’altro nella nostra rappresentazione corporea. Sembra che una certa intenzionalità, rappresentata da movimenti orientati allo scopo sia già presente nel feto, ha ricordato Gallese. Di fatto ancora non esistiamo, ma siamo già esseri sociali, siamo, in grado, cioè, di porre in essere dei movimenti sociali, non esclusivamente diretti verso il nostro corpo. Dunque, l’apertura al mondo, verso l’altro da noi, precede il livello individuale, lo sviluppo di una individualità narrativa. Attraverso il nostro corpo, in quanto sorgente di potenzialità motoria, siamo in grado di definire il nostro orizzonte intenzionale e la nostra stessa individualità. Questi meccanismi di risonanza sono così potenti che sono alla base anche della rappresentazione di emozioni primarie come il disgusto, il dolore, la paura. Si tratta di meccanismi automatici e preriflessivi, ovvero non mediati da un formato linguistico. È una vera e propria simulazione incarnata (embodied simulation) che fonda la nostra intersoggettività intesa come intercorporeità. Secondo questa impostazione, infatti, la mente umana è pubblica e collettiva: la filosofia ce lo ricorda, noi impariamo a diventare quello che siamo. All’interno di questa cornice concettuale empiricamente fondata, anche la cognizione ne viene trasformata: il retroterra bioantropologico struttura anche le nostre facoltà superiori come il linguaggio e il ragionamento (embodied cognition). Ciò che occorre, allora, è promuovere un atteggiamento metodologico non solipsistico, che enfatizzi la natura sociale della mente e che promuova il dialogo costruttivo con altri saperi.

 

Foto: http://www.neuroscienze.net/?p=1179

Venerdì 11 novembre 2011, Accademia “La Colombaria” Via S.Egidio 23, ore 17.30
Carla Benedetti: Disumane lettere.
 

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