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Naufragio Concordia: nuovo maxi-risarcimento richiesto dagli Usa Cronaca

Gli ultimi dati del monitoraggio di Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) sono confortanti. Le analisi effettuate sui campioni del 5 e 6 febbraio evidenziano che idrocarburi, solventi e tensioattivi sono nella norma, mentre i test di tossicità hanno dato esito negativo e l’acqua del mare non risulta inquinata. Sparita poi ogni traccia, poi, dei solventi organoalogenati (trielina e simili) rilevati il 2 febbraio. Le analisi microbiologiche, che avevano evidenziato nei giorni scorsi un incremento di coliformi totali, sono anch’esse tornate normali. Gli esami chimico-fisici sono state effettuate solo in un punto (P6-Dissalatore) a causa della cattive condizioni del mare, ma non hanno evidenziato alcun incremento di tossicità. Il commissario per l’emergenza del Giglio, Franco Gabrielli, ha ribadito che, al momento, non esiste un allarme inquinamento per le acque dell’isola. Il pericolo che i serbatoi della Costa Concordia possano riversare le 2.400 tonnellate di gasolio contenute nel relitto semisommerso nelle secche della Gabbianara, però, rimane alto. Per scongiurare il pericolo di un disastro ambientale, è interesse comune di rimuovere al più presto il carburante dalla nave da crociera naufragata di fronte a porto Giglio. Nella mattinata di ieri, 9 febbraio, le operazioni di flangiatura sono riprese dopo l’ennesimo stop dovuto al maltempo. Le valvole per il defueling sono state installate sulla chiglia della nave dai tecnici della Smith, la società olandese chiamata a gestire lo svuotamento della Concodia. Sono dunque terminate le operazioni preliminari al vero defueling, che potrebbe iniziare nel giro di pochi giorni. «Per l'inizio del pompaggio siamo a ore di distanza. Penso che manchino due giorni di lavoro prima di iniziare il pompaggio», ha dichiarato l’amministratore delegato di Costa Crociere, Pier Luigi Foschi durante la sua visita di ieri all’isola del Giglio. «Purtroppo le previsioni meteo non sono buone per le prossime 36-48 ore, ma da lunedì dovrebbe migliorare», ha continuato annunciando che, quindi, lo svuotamento dei primi 6 serbatoi del relitto (che da soli contengono quasi i 2/3 del carburante) dovrebbe iniziare quasi sicuramente dopo il fine settimana.

In quasi un mese il relitto ha già compiuto 60 cm verso l’abisso
La Costa Concordia, come spiegato dagli esperti nelle prime ore dopo il naufragio del 13 gennaio, è adagiata su di un fondale roccioso che sporge su di un abisso profondo 70 metri. Il relitto è al momento pressoché stabile, ma rischia ad ogni impeto della marea di sprofondare. Da quel maledetto 13 gennaio, la nave da crociera semisommersa si è spostata di circa 60 centimetri verso il mare aperto. Il minimo spostamento registrato è stato di 1 mm l’ora, mentre il massimo di 1 cm. Le deformazioni dello scafo vengono registrate soprattutto a prua, ma in generale la nave si sta adagiando sul fondale prendendone lentamente la forma. «Stiamo studiando interventi per impedire lo scivolamento della nave», ha detto Gabrielli durante un´audizione in Senato. «Non possiamo escludere – ha dichiarato invece Nicola Casagli, docente della Facoltà di Geologia dell’Università di Firenze –  che nei prossimi mesi i movimenti continuino a questo ritmo. Certo, negli ultimi giorni abbiamo visto spostamenti più ridotti».

L’ad di Costa Crociere: rimozione del relitto senza alcun sezionamento
L’ad di Costa Crociere, Pier Luigi Foschi, ha visitato ieri l’isola del Giglio per conferire con sindaco e cittadini sull’avanzamento dei lavori sul relitto della Concordia e discutere dei problemi dell’isola dell’Arcipelago toscano. La rimozione del relitto, ha spiegato Foschi, è una delle priorità dell’azienda, ed è intenzione di Costa Crociere rimuovere la nave tutta intera, senza sezionarla. Il sezionamento, ha spiegato, «non è la nostra scelta preferita, preferiamo la rimozione in un’unica soluzione». Costa Crociere, ha continuato Foschi, attende il giudizio degli esperti e ricorrerà al taglio in più parti della nave «solo se non ci saranno altre soluzioni». La società di proprietà della Carnival ha invitato 9 società internazionali a presentare, entro il 3 marzo, un piano per la rimozione del relitto dalle acque del Giglio. Entro fine marzo, dunque, dovrebbe essere presa una decisione in merito allo spostamento o al sezionamento della Concordia, ma si tratta di «un'operazione di grandissima difficoltà, quindi i tempi non sono scolpiti nella roccia». Costa Crociere, comunque, ha fatto sapere per bocca del suo amministratore delegato che i criteri rispettati nella rimozione della nave saranno 3: la salvaguardia dell'ambiente, la preferenza per una rimozione del relitto intero e la sicurezza degli operatori.

Foschi: «è il dolore più grande dopo la morte di mia madre»
Pierluigi Foschi, come detto, si è recato ieri all’isola del Giglio per incontrare il sindaco ed i cittadini. Incontrando i parenti delle vittime e dei dispersi della tragedia del 13 gennaio (17 morti e 15 dispersi), l’ad di Costa Crociere ha dichiarato: «E’ il dolore più grande dopo la morte di mia madre». La manovra dell’inchino, ha asserito, di per sé non è una manovra pericolosa, se fatta in condizioni di sicurezza. «Inchino – ha spiegato Foschi – è una definizione più giornalistica che dell'azienda. L'azienda conosce la navigazione turistica e l'avvicinamento alle coste non soltanto per vedere ma anche per far vedere le navi agli abitanti. Le navi si avvicinano alle coste anche per entrare in porto. Non è una pratica vietata ne' frequente, alcune volte ne siamo a conoscenza come tutte le altre Compagnie». In ogni caso, dopo il 13 gennaio «Costa Crociere è stata azzerata dai media. C’è stata una aggressione mediatica e dovremo lavorare per ricostruire il marchio e riabilitare l'azienda. Dobbiamo lavorare sodo per ricostruire la credibilità e l'eccellenza di Costa». La compagnia non rischia di fallire, ma dovrà impiegare tutte le sue risorse finanziarie per venire a capo della vicenda. Il sindaco dell’isola del Giglio, Sergio Ortelli, ha espresso la sua fiducia nell’operato di Costa: «ci interfacceremo anche con Costa – ha dichiarato – perchè i cittadini abbiano tutte le informazioni di cui sentono il bisogno». «Costa Crociere – ha ribadito Foschi – c’è e terrà fede a tutti gli impegni. Questa nave dovrà venire via dal Giglio, non dovra' inquinare e tutto dovrà essere fatto in sicurezza e in tempi ragionevoli». La compagnia di navigazione, ha spiegato, intende concordare con la cittadinanza del Giglio le attività sul relitto, di modo da recare il minor danno possibile alla stagione turistica. A conclusione del suo intervento al Giglio, l’ad di Costa Crociere ha ribadito che sulla nave non c’erano passeggeri clandestini. «Gabrielli ha già chiarito che si è trattato di un tentativo di truffa da parte degli ungheresi», ha concluso Foschi riferendosi alla donna magiara che si era presentata al Ministero degli Esteri spacciandosi per la madre di una giovane scomparsa nel naufragio del Giglio.

Schettino dopo il riesame: «ora sono più tranquillo»
Dopo la conferma degli arresti domiciliari da parte del Tribunale di Firenze, il capitano della Costa Concordia, Francesco Schettino, avrebbe detto di essere meno teso: «Ora sono più tranquillo. Adesso pensiamo più serenamente a soffermarci sull'esame di quanto avvenuto». «La difesa, ma anzitutto l'immagine pubblica del comandante Schettino, sono state gravemente lese dall'incontrollata diffusione di atti e di “indiscrezioni” (verbali, video, audio e brogliacci di intercettazioni ambientali) cui gli organi di informazione hanno potuto attingere a piene mani, nonostante il segreto d'indagine», ha sostenuto invece l’avvocato Bruno Leporatti, difensore del capitano. Come ricordato anche dal procuratore milanese Edmondo Bruti Liberati, ha detto Leporatti, servirebbe maggiore sobrietà. Circa la pubblicazione, immediatamente successiva alla vicenda, dell’ormai celeberrima telefonata fra De Falco e Schettino, Leporatti ha quindi dichiarato: «Tale fuga di atti e notizie certamente non imputabile alla difesa che, sugli atti di cui è venuta legittimamente a conoscenza, ha mantenuto il più stretto riserbo, ha ingenerato nell'opinione pubblica un pregiudizio negativo sulla persona e sul comportamento del Comandante Schettino, distraendola da  una serena ed oggettiva valutazione di tutti gli aspetti di questa complessa vicenda: pare, quindi, evidente che la parziale ed orientata diffusione degli atti non abbia che danneggiato l'indagato».  «Dolersi di quanto è accaduto – ha concluso l’avvocato –  però non basta. C'è, piuttosto, da augurarsi che la Procura abbia svolto le opportune indagini al fine di accertare le personali responsabilità di chi, danneggiando anzitutto la difesa, ha diffuso urbi et orbi l'audio della nota telefonata e non solo». Sempre sul fronte delle indagini, la “bionda del mistero”, Domnica Cemortan, ha dichiarato: «Non ho mai detto ai magistrati “Io amo Schettino”». «Dicono – ha concluso la venticinquenne moldava – che hanno trovato un mio bikini nella cabina di Schettino. C'era scritto il mio nome, c'era la mia foto, il mio dna? Sono tutte bugie. Sono stata gettata nel fango e ora mi vergogno».

Nuova richiesta di risarcimento in arrivo dagli U.S.A.
L’avvocato statunitense John Arthur Eaves, dello studio legale Eaves di Jackson (Mississipi), rappresenterà 70 persone (fra passeggeri e famiglie delle vittime) in una causa contro Costa Crociere per il naufragio del Giglio. L’avvocato Eaves è noto per aver ottenuto un risarcimento per le vittime dell’incidente nel Cermis del 1998 e per le vittime non americane degli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. « La nostra prima missione– ha spiegato ieri l’avvocato in una conferenza stampa tenutasi a Roma – è far sì che, nel processo che intenteremo negli Usa nei confronti della Carnival Corporation, le vittime non statunitensi abbiano risarcimenti uguali ai cittadini americani». Eaves chiederà per i suoi assistiti risarcimenti di oltre 2.000.000 di dollari per ciascuna vittima del naufragio del Giglio. La cifra proposta da Costa Crociere a titolo di risarcimento, ha spiegato l’avvocato, è insufficiente: «La vita della persona nella giurisprudenza statunitense ha un valore molto grande e per me è importante che non ci siano differenze tra nessuno. Ci siamo riusciti dieci anni fa con la vicenda di Cavalese risarcendo le famiglie delle vittime del Cermis con due milioni di dollari e ora la vita della persona vale molto di più». «Avvieremo azioni legali sia in Italia che negli Stati Uniti – ha proseguito – ma sicuramente il sistema giudiziario americano offre dei vantaggi soprattutto per termini processuali molto più brevi».

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Foto: www.angolodellamicizia.forumfree.it

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