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Concordiagate, instant-ebook di due naufraghi: “Un miracolo, non una manovra” Cronaca

Il relitto della Concordia, naufragata il 13 gennaio nel mare dell'Isola del Giglio semissomersa sul fondale di Punta Gabbianara, di fronte a Giglio Porto, è battuta dal forte vento di grecale e perde un altro pezzo, questa volta un portellone e vetrate della zona della piscina. Si prevede un ulteriore peggioramento meteo-climatico per cui tutte le operazioni attorno e sulla Concordia sono ancora interrotte, sono fermi e ormeggiati a Giglio Porto i due pontoni in attesa di poter concludere, con il ritorno del bel tempo,  le operazioni di defueling della nave (svuotamento del carburante dai serbatoi) e proseguire lo smaltimento dei rifiuti che il relitto rilascia in mare (da sostanze inquinanti, arredi e pezzi anche della struttura esterna della nave). Nella mattinata si è potuto lavorare al ripristino della recinizone delle panne assorbenti, che contrastano la diffusione dell'inquinamento ed erano state danneggiate e spostate dal forte vento, con i mezzi della Smit e della Neri. Si è intervenuti anche sulla fuoriuscita di una iridescenza superficiale inquinante che stata prelvata meccanicamente.
Il prossimo lunedì 6 febbraio uscirà il primo diario della tragedia del Giglio, scritto a quattro mani, curato da due giornalisti a bordo la sera della tragedia e poi naufraghi: Luciano Castro e Patrizia Perilli raccontano la loro esperienza, con le paure, le persone, gli incontri e i luoghi di quella interminabile sera. Il loro racconto, che sarà pubblicato sulle piattaforme italiane e presto anche in inglese, è molto chiaro su un punto: Non è stato il comandante Francesco Schettino a salvare la "Costa Concordia" dirigendola verso la scogliera dell'Isola del Giglio e favorendo i soccorsi". Nel libro si spiega come dopo la collisione la Concordia perde il controllo, l'impatto la fa roteare su se stessa, e per inerzia a marcia indietro passa davanti all'imbocco del porto del Giglio, fino ad incagliarsi tra gli scogli di Punta Gabbianara. Insomma un caso che si sia arenata rimanendo mezza sommersa, o forse un miracolo?
Trovandosi i due giornalisti a poppa della nave sono stati testimoni oculari dei movimenti compiuti dalla Concordia dopo la collisione alle scole, e per questo son stati tra i primi a dare la notizia della collisione. Poi hanno raccontato alla stampa nazionale il naufragio della nave, il ritardo degli ordini dalla plancia, l'evacuazione sulle scialuppe, lo sbarco all'Isola del Giglio e il recupero delle prime vittime.

Class action guidata da Giulia Bongiorno
Si susseguono azioni penali collettive per scoprire tutte le responsabilità del tragico naufragio: stamattina l'avvocato Giulia Bongiorno si è recata alla Procura di Grosseto per presentare una class action da parte di circa 50 naufraghi della Costa Concordia. L'azione penale collettiva contiene "istanza di estensione dell'incidente probatorio" sulla scatola nera che è stato programmato per il 3 marzo e chiede di indagare sull'operato della Capitaneria di Porto di Livorno: "Abbiamo chiesto alla Procura di verificare se è vero che in un brogliaccio delle 22 della Capitaneria di porto di Livorno c'era scritto che tutto era regolare. Qualcuno ha sottovalutato la situazione? Non fu percepita?"
Sono 10 le piste investigative sulle quali la class action chiede di approfondire,per compiere verifiche a 360 gradi su fatti e repsonsabilità collegate, partendo dal rigore delle caratteristiche costruttive della nave rispetto agli standard di sicurezza, per arrivare ai fatti della sera del naufragio, ed in particolare: se e quando la compagnia è stata informata, quali direttive impartirono i vertici di Costa Crociere, quali sono stati i contenuti delle conversazioni intercorse tra i vertici della compagnia e il comandante Francesco Schettino.

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