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Naufragio del Giglio: dall’America richiesta di risarcimento da 460 milioni di dollari Cronaca

Uno dei legali del capitano della Costa Concordia, Salvatore Parascandola, ha dichiarato che «quello nei confronti di Schettino è un massacro ingiustificato, connotato anche da illegittimità visto che lo si ingiuria e lo si denigra al limite del codice penale, ma non querelerà nessuno, abbiamo altri pensieri». Altri pensieri. Pensieri che, sicuramente, saranno rivolti ai 17 morti accertati ed ai 16 dispersi del naufragio del 13 gennaio. In un’intervista rilasciata al Mattino di Napoli, il tenente di vascello e secondo ufficiale medico della Concordia, Gianluca Marino Cosentino, ha dichiarato che è stato solo un miracolo a portare la nave sulle secche della Gabbianara dopo il tremendo impatto con lo scoglio delle Scole. «Potevamo essere morti tutti e 4.000. Bastavano 10 metri più a largo», ha spiegato. Il capitano, ha raccontato l’ufficiale che quella notte era a bordo della Concordia, non era lucido e non ha saputo coordinare i soccorsi. Perché Francesco Schettino fosse così assente, ha continuato, lo appurerà la magistratura. Secondo la sua testimonianza non fu il capitano ad annunciare all’altoparlante l’abbandono della nave, ma qualcun altro. Le scialuppe di salvataggio ed il personale dell’equipaggio erano pronti ad evacuare la nave già da circa mezz’ora prima dell’annuncio.
Le testimonianze della negligenza di Schettino sono uno dei punti forti dell’accusa nei confronti del capitano della Costa Concordia. Tanto che un avvocato statunitense, Mitchell Proner, ha sostenuto che quello dell’inchino al Giglio «non è stato un atto di negligenza ma di intenzione» e che Schettino «ha abbandonato la nave con intenzione». Proner si è anche detto «sicuro che la group action a carico di Carnival Cruises e Costa crociere Lines per i danni derivati dal naufragio di Costa Concordia possa avere giurisdizione a Miami».
Sei passeggeri della nave da crociera naufragata al Giglio si sono rivolti, mediante il Codacons, agli studi legali americani Proner & Proner e Napoli Bern Ripka Shkolkik Llp, che si sono offerti di fornire assistenza legale a livello internazionale contro Carnival e Costa Crociere per i passeggeri che viaggiavano sulla Costa Concordia (28 gennaio Costa Crociere. Causa da 460 mln di dollari alla Carnival. Domani inizio defueling). I due studi legali statunitensi hanno raccolto, per il momento 500-600 procure di persone naufragate quel maledetto 13 gennaio sulle secche della Gabbianara. Si prevede, però, che al tribunale della Florida possano giungere in totale circa 2.000 procure. La prima richiesta dei 6 passeggeri (2 italiani e 4 americani) che si sono rivolti ai due studi legali sarebbe di 460 milioni di dollari (10 di risarcimento e 450 punitivi). Il rimborso forfettario di 11.000 euro annunciato da Costa Crociere e Carnival, ha spiegato Proner in una conferenza stampa tenutasi ieri, 31 gennaio, nella sede genovese del Codacons, è ritenuto inaccettabile da coloro che hanno vissuto il naufragio.
Sappiamo, ha aggiunto l’avvocato americano, che la pratica dell’inchino era molto frequente sulle navi Costa e che Carnival, che controlla la maggior parte dell’industria crocieristica, ha guadagnato circa 14,5 miliardi di dollari accettando un rischio insensato. «Solo il “danno punitivo” può evitare – ha continuato – che si ripeta una tragedia come quella del Giglio. Serve da deterrente». Il Codacons punta ad iscrivere entro il 13 febbraio la class action contro Costa e Carnival presso la XI Giudicial Circuit di Miami Dade (Florida) e puntare sul mancato rispetto delle regole di sicurezza che tutelano i passeggeri per velocizzare il procedimento legale.

Dopo aver chiesto alla Procura della Repubblica di Grosseto di effettuare ulteriori test tossicologici sul capitano Schettino, l’Associazione di tutela dei consumatori aveva chiesto ieri un incontro con i vertici della Costa Crociere, ma la sua richiesta non è stata accolta dall’azienda genovese. «Si tratta di una occasione mancata – ha spiegato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – per un serio confronto con chi rappresenta i passeggeri della Costa Concordia, passeggeri che sempre più numerosi si stanno unendo in una azione collettiva negli Usa, illustrata oggi dall'avvocato Mitchell Proner, legale americano dello studio Proner and Proner».
Gli avvocati Pietro Ilardi e Francesco Compagna, legali di una decina di naufraghi, hanno chiesto invece che Costa Crociere venga coinvolta nel processo penale e che la scatola nera venga utilizzata nell’incidente probatorio previsto per il 3 marzo. «Noi non accusiamo nessuno – ha precisato l’avvocato Ilardi – ma riteniamo doveroso che siano coinvolte tutte le parti che in futuro potrebbero essere coinvolte nel procedimento».

31 gennaio Foschi: “Defueling entro 24 ore da ripresa lavori”. Intanto crescono le disdette per il Giglio
 

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