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Naufragio del Giglio: il punto sull’inchiesta Cronaca

L’inchiesta apertasi poche ore dopo il naufragio della Costa Concordia nelle acque dell’Arcipelago toscano durerà probabilmente mesi, forse anni. Tutta la verità, nient’altro che la verità, forse, non verrà mai a galla. Forse sprofonderà negli abissi assieme a quel mastodonte del mare che, adesso, oscilla a causa delle correnti che lambiscono le coste dell’isola del Giglio. Forse. Quello che c’è di certo, per il momento, è che si è avverato quanto il comandante della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, aveva urlato via radio al capitano della nave da crociera per cercare di scuoterlo e convincerlo a ritornare sulla nave. «E che vuole tornare a casa, Schettino? Cos’è, è buio e vuole tornare a casa?», aveva affermato sarcasticamente De Falco. In pochi lo ritenevano possibile, eppure quello che è considerato il principale responsabile della tragedia di venerdì 13 gennaio è tornato davvero a casa. Nella serata di mercoledì 18 gennaio, infatti, il giudice per le indagini preliminari di Grosseto, Valeria Montesarchio, ha disposto di non convalidare il fermo in carcere per Francesco Schettino ed ha ordinato gli arresti domiciliari per il comandante della nave naufragata di fronte all’isola del Giglio. Schettino, dunque, è tornato nella sua città. A Meta di Sorrento. Qui gli amici e la famiglia si sono stretti in sua difesa. Come in sua difesa si era schierata quella che fino a ieri era una semplice ragazza moldava di 25 anni e che oggi, invece, è diventata la principale protagonista delle cronache italiane.

Il parere del gip di Grosseto: «totale incapacità di gestire le fasi successive dell’emergenza»
Interrogato da Valeria Montesarchio, il capitano Schettino ha ammesso di aver sbagliato la manovra di avvicinamento all’isola. Appurato quanto dichiarato dal comandante della Costa Concordia, nella sua sentenza, il gip ha parlato di «totale incapacità di gestire le fasi successive dell’emergenza» da parte di Schettino. Nei suoi confronti, ha scritto la Montesarchio, sussitono «gravi indizi di colpevolezza» nella tragedia del Giglio. Innanzitutto, come appare palese dalle comunicazioni intercorse fra De Falco e Schettino, il capitano ha abbandonato la nave che si adagiava sul fondale quando vi erano ancora persone a bordo e, come appurato dalle prime indagini, non è mai risalito a bordo della Concordia nonostante quanto intimato dallo stesso comandante della Capitaneria di porto livornese. Schettino, insomma, non fece alcun serio tentativo, spiega il gip, di tornare sulla nave. Il fatto che il personale della nave ed altri ufficiali si siano adoperati ad aiutare altri passeggeri smentisce la dichiarazione del capitano circa l’oggettiva impossibilità, continua il gip, di gestire i soccorsi a bordo della nave. Contro Schettino, insomma, ci sono «l’oggettiva gravità del fatto», una «condotta gravemente colposa» ed un «disastro di proporzioni mondiali». Eppure, spiega la Montesarchio nella sua ordinanza che ha concesso i domiciliari a Schettino, non sussisterebbe il pericolo che il capitano della Concordia possa fuggire dalla sua casa di Meta di Sorrento, né che sia in grado di inquinare le prove sulle quali si basa l’inchiesta. Per questo il gip grossetano ha concesso gli arresti domiciliari a Schettino e non ha convalidato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Procura di Grosseto.

Il procuratore grossetano Verusio annuncia il ricorso al riesame
«Credo che l’ufficio si determinerà ad impugnare l’ordinanza del gip e a fare ricorso al tribunale del riesame», ha dichiarato il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio per commentare la decisione di concedere i domiciliari al capitano Schettino. «La Procura – ha continuato Verusio nel suo intervento a caldo dopo la sentenza del giudice per le indagini preliminari – sta verificando quali sono le ragioni che hanno determinato il gip ad emettere questo tipo di provvedimento. Leggeremo quali sono le ragioni e le valuteremo». «Più che a un “inchino” – ha spiegato invece ieri, 19 gennaio, il procuratore grossetano – l'eccessivo avvicinamento all'isola del Giglio della Costa Concordia potrebbe attribuirsi ad una dimostrazione di bravura del comandante Francesco Schettino». «I reati contestati sono molto gravi e, considerata la sua personalità non credo stia a casa ad aspettare che lo andiamo a prendere», ha poi sostenuto Verusio in merito alla decisione del gip grossetano di concedere al comandante della nave da crociera naufragata al Giglio gli arresti domiciliari. «Non vorremmo – ha concluso il procuratore – che potesse sottrarsi alle sue responsabilità. La personalità del comandante e i reati a lui contestati ce lo fanno pensare. È possibile possa fuggire dai domiciliari o che da casa possa avere contatti con persone che hanno a che fare con la catena di comando della nave». 

Le varie versioni del capitano della Concordia
Dopo che, nell’udienza per la convalida del fermo, aveva sostenuto che l’abbandono della nave non fu voluto, ma «necessitato», Schettino ha più volte cambiato la sua versione dei fatti. Di fronte al gip il capitano della Concordia ha dichiarato di ritenersi un «bravo comandante», ma ha anche ammesso di essere al timone della nave da crociera al momento dell’impatto con lo scoglio delle Scole. Nell’ordinanza che gli concede gli arresti domiciliari, il gip spiega che, probabilmente, Schettino non si rende esattamente conto di quello che ha fatto. Da quanto riscontrato nelle indagini, infatti, è assolutamente falso che abbia effettuato una manovra di emergenza per portare la Concordia in acque più basse e cercare di salvare il maggior numero possibile di passeggeri. Questo in quanto, dopo aver colpito lo scoglio, la sala macchine della Concordia si allagò ed i motori si spensero, rendendo la nave praticamente ingovernabile. «Quello scoglio non era sulle carte nautiche», aveva dichiarato Schettino immediatamente dopo la tragedia. «L’inchino era per il commodoro Mario Terenzio Palombo», aveva poi ritrattato.  «Navigavo a vista, perché conosco bene quei fondali ed altre tre o quattro volte avevo fatto quella manovra. Ma questa volta ho ordinato la virata troppo tardi e sono finito in acque troppo basse», aveva quindi detto in una sua nuova versione. L’ultima, in ordine di tempo è quella, apparsa grottesca a molti, della giornata di mercoledì 18 gennaio. «Sono inciampato nella scialuppa», aveva detto il capitano della Concordia durante l’interrogatorio di garanzia. Schettino ha dichiarato di aver perso l’equilibrio ed essere finito dentro una delle imbarcazioni di salvataggio accidentalmente. Il problema, però, è che la telefonata di De Falco rivela che assieme al capitano c’erano sulla scialuppa anche il vice-capitano della Concordia, Dimitri Christidis, e l’ufficiale Silvia Coronica ed è davvero difficile da credere che anche questi ultimi siano accidentalmente inciampati nella nave di salvataggio.

Il giallo della ragazza moldava
Nella serata di mercoledì 18 gennaio una giovane ragazza bionda ha rilasciato un’intervista alla rete televisiva moldava Journal tv. Si chiama Domnica Cermotan, ha 25 anni, ed aveva lavorato come ballerina sulle navi della Costa Crociere. La sera del naufragio, ha dichiarato la giovane moldava, ero sulla nave assieme al capitano Schettino. «Ho visto scene spaventose – ha dichiarato poi in una seconda intervista rilasciata per il sito internet romeno www.adevarul.ro – mentre facevo passare gli altri. Ho lasciato la nave alle 23.50 e il capitano era ancora sul ponte. E poi è lui che dopo l'impatto è riuscito ad avvicinare la nave a riva per rendere più facile l'evacuazione della gente».  La venticinquenne, che inizialmente si è spacciata per un membro dell’equipaggio, ha difeso il capitano Schettino spiegando che avvicinando la Concordia alla riva del Giglio avrebbe salvato la vita di migliaia di persone. Al momento dell’impatto con lo scoglio delle Scole, racconta Domnica nella sua intervista, era a cena. Successivamente sarebbe salita sul ponte per tradurre in russo le informazioni fornite dagli ufficiali sull’incidente. Sulla presenza della donna sulla nave, però, è nato immediatamente un giallo giornalistico. Chi è Domnica Cermotan? Cosa ci faceva sulla nave? Questi gli interrogativi che hanno arrovellato le penne di molti giornalisti nella giornata di ieri, 19 gennaio. Nel pomeriggio Costa Crociere ha chiarito tutto. La venticinquenne era regolarmente a bordo della nave e quel viaggio era il suo regalo di compleanno. Fino a poco tempo fa faceva parte dell’equipaggio della Concordia ed era «regolarmente imbarcata» sulla nave partita da Civitavecchia. Costa Crociere, si legge in una nota della compagnia armatrice, sarebbe « pronta a fornire alle autorità competenti l’identità della persona ed il numero di pratica del biglietto acquistato». «Le leggi vigenti, le norme di sicurezza e i sistemi di controllo che l'azienda adotta con assoluto scrupolo – chiarisce ancora il comunicato della compagnia di navigazione – non consentono l'imbarco di persone non registrate». Questa, almeno per il momento, la versione dei fatti.

Costa Crociere sospende il capitano Schettino
Il gip di Grosseto ha disposto analisi tossicologiche per Schettino, che avrebbe accettato di buon grado di sottoporsi ai test dell’alcool e della droga. Si vuole capire se il capitano della Concordia abbia o meno assunto alcolici o narcotici la sera del naufragio, anche se secondo l’opinione di molti i test sarebbero stati disposti troppo tardi per rintracciare eventuali tracce di droga o alcool nel sangue di Schettino. Al momento sono state disposte indagini sul timone della nave. Secondo indiscrezioni, infatti, questo venne virato completamente a dritta, come se la nave da crociera che si dirigeva ad alta velocità (15-16 nodi) verso gli scogli delle Scole, avesse tentato di schivarli all’ultimo istante. Nell’inchiesta sono rimasti invischiati anche il vice-capitano della Concordia, Dimitri Christidis, ed il terzo ufficiale, Silvia Coronica, che dalla seconda telefonata di De Falco al capitano della nave naufragata si individuano a bordo della scialuppa assieme a Schettino. Si aggrava anche la posizione di Roberto Ferrarini, marine operation director della Costa Crociere, che è stato accusato di favoreggiamento nei confronti del capitano della Concordia. La compagnia armatrice rischia davvero grosso in questa difficile vicenda e, anche per questo, ieri mattina ha deciso di sospendere il capitano Schettino e costituirsi parte offesa nell’inchiesta sul disastro navale del 13 gennaio. La scatola nera della nave è stata recuperata nella notte del 18 gennaio e verrà aperta durante l’incidente probatorio. Nel frattempo è rimasto coinvolto nell’inchiesta sul naufragio del Giglio anche Ciro Ambosio, il vice-capitano della Concordia, che è accusato di concorso in naufragio ed abbandono della nave.
 

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