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Nel cielo di Israele volano solo i falchi Opinion leader

Pisa – Il cessate il fuoco avrebbe dovuto iniziare a partire dalle 15.00 di ieri, ora locale. In quel momento la situazione a Gaza dopo otto giorni di combattimento era la seguente: 194 morti tra cui 38 bambini, 1390 feriti tra cui 393 bambini, 1370 case distrutte o gravemente danneggiate, 18 mila persone rifugiate nelle scuole delle Nazioni Unite, 600 mila persone a rischio idrico.

Terra Santa. Nono giorno di conflitto israelo-palestinese. Hamas vs governo Netanyahu. La tregua mediata dagli egiziani, sotto egida statunitense e della Lega Araba, non è andata a buon fine. Hamas l’ha rifiutata. Israele accolta per 6 ore. Poi tutto è tornato come prima e il tentativo della diplomazia egiziana finito nel cassetto, il bilancio parziale dei morti aggiornato è il seguente: 205 palestinesi e 1 israeliano, il primo ad essere ucciso dall’inizio del conflitto.

Era prevedibile che il cessate il fuoco non venisse rispettato, visto che la trattativa, secondo quanto si è appreso, aveva interessato esponenti di Fatah, incluso il Presidente Abu Mazen, rappresentanti del governo di Gerusalemme mentre, al tavolo non avrebbe partecipato Hamas. In realtà la trattativa avrebbe coinvolto, a vario titolo, solo alcuni membri di Hamas che risiedono al Cairo. I quali avrebbero immediatamente accettato le istanze poste dagli egiziani ma quando hanno comunicato i termini della tregua avrebbero ricevuto risposta negativa da Gaza, spaccando così il fronte dell’organizzazione terroristica. Questo primo modesto tentativo di raggiungere un accordo di tregua è dunque fallito miseramente.

Tuttavia sul piano internazionale qualcosa inizia a muoversi seppur con la lentezza di un bradipo, ovviamente non possiamo ancora parlare di progressi nelle trattative, mancando condizioni accettabili dalle parti in conflitto. Se il problema di fondo di Hamas è l’isolamento internazionale: gli storici alleati Siria, Iran e Libano hanno tagliato i ponti con l’organizzazione terroristica; il nuovo governo egiziano ha preso una piega poco conciliante con i fratelli musulmani e quindi con Hamas. Di fatto, se escludiamo la Turchia, non c’è nessuno a livello internazionale che possa dare ad Hamas delle garanzie sulla trattativa, l’unica personalità a cui Hamas potrà rivolgersi è il Presidente Abu Mazen con il quale è in essere un accordo per il governo di coalizione nazionale ma nulla di più. Per il governo di Gerusalemme non sono rose e fiori.

Non è tempo per le colombe bianche, nei cieli d’Israele ci sono solo falchi. Il più aggressivo del gabinetto di Netanyahu è sicuramente Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri. È lui che spinge per una linea dura, ad oltranza. Le linee politiche e militari di Lieberman convergono nella prospettiva di una nuova occupazione di Gaza, che se realizzata automaticamente causerebbe una reazione diplomatica internazionale e una rottura con Obama.

Alla vigilia del lancio di una massiccia operazione di terra, l’esercito israeliano ha avvisato telefonicamente 100 mila cittadini di Gaza, invitandoli ad abbandonare le proprie case entro le 8.00 di questa mattina. L’invasione di terra è oramai prossima, sono minuti pesanti in Terra Santa. Prepariamoci a scontri terribili, casa per casa, in una guerra che dal cielo passa in terra, diventando urbana.

Intanto prendiamo atto che il conflitto di questa estate 2014 non è solo razzi, missili, bombardamenti, morti e feriti è anche una guerra con campi di battaglia virtuali e che, malinconicamente, può essere definita 2.0. Infatti è sul web che la propaganda dell’esercito israeliano e quella di Hamas si affrontano ad armi pari con esito finale incerto. La guerra dei twitter, in termini di follower, l’ha vinta nettamente Hamas con gli hashtag: #gazaunderattack, #stopisrael e #prayforgaza. Mentre il centro di comunicazione dell’esercito israeliano ha avuto successo su Flickr e youtube. La app più scaricata è stata creata dagli israeliani: permette di conoscere per ciascun paese il numero di abitanti, paragonati ad Israele, a rischio di essere colpiti da razzi o missili, per l’Italia sarebbero 42,7 milioni. Sotto l’ipotetico numero c’è scritta la domanda: voi cosa fareste? Difficile da dirsi. Per cominciare la nostra fortuna è di non avere al governo né Lieberman né tantomeno Ismail Haniyeh. E non è poco.

Enrico Catassi         Alfredo De Girolamo

Foto: fanpage.it

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