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Nel Verone degli Uffizi torna a splendere l’enigmatico “Vaso Medici” Breaking news, Cultura

Firenze – Nell’antica Grecia il cratere era un grande vaso in marmo che, posto al centro della sala, veniva usato durante i simposi per mescolare il vino con l’acqua e la maggior parte di loro era decorata con scene a carattere dionisiaco. Unica eccezione a questa produzione di vasi monumentali, in tutto il mondo ce ne sarebbero una sessantina, il celebre “Vaso Medici” che dal Verone  torna ad affascinare studiosi e visitatori degli Uffizi, dopo un restauro di un anno a cura di Daniela Manna e reso possibile con il sostegno di Friends of Florence.

Questi raffinati arredi creati nell’Atene neoattica nella seconda metà del I secolo A.C. erano prodotti per abbellire i giardini delle ricche residenze romane e il grande vaso, 1,73 di altezza per 1,35 di diametro, vanto della collezione medicea, ampiamente riprodotto e copiato, faceva parte  della collezione di antichità di Villa Medici a Roma dove vi arrivò nella metà del XVI secolo per poi giungere alla Galleria degli Uffizi nel 1780, dove ancora oggi è conservato. Opera enigmatica sul cui esatto significato ancora oggi  la critica appare divisa,  a forma di campana, sulla sua superficie scorre un fregio accompagnato da decori con foglie di acanto e sbaccellature dove si narra, con tutta probabilità, il convegno degli ateniesi a Delfi, prima della guerra di Troia. All’episodio principale si accompagnano le teste di due satiri e una fanciulla raffigurante Ifigenia, vicino alla statua di Artemide. Il committente di età augustea che aveva commissionato l’opera con molto probabilità lo fece decorare con un tema che poteva essere decodificato solo da parte  una ristretta cerchia. L’opera, frutto di assemblaggio di frammenti provenienti dallo scavo sull’Esquilino negli anni 70 del XVI secolo, è stato restaurato più volte fino all’intervento attuale condotto da Daniela Manna sotto la guida dell’archeologo  Fabrizio Paolucci, grazie al quale una nuova leggibilità è conferita a uno dei pezzi più grandi e rari giunti fino a noi, l’altro è conservato al Louvre. Oltre a una maggiore leggibilità, il restauro ha potuto evidenziare come il vaso fosse anticamente decorato con oro, azzurro e rosso, come spesso accadeva nella statuaria di quel periodo. Il rilievo in 3D svolto da Fabrizio Ungaro ha permesso la comprensione della stratificazione degli interventi avvenuti in epoche diverse, per distinguere i frammenti originali da quelli frutto di modellazione successiva e grazie a questa indagine è stato rilevato che il 90% del materiale è originale e risale al periodo neoattico. 

Il Vaso Medici, da secoli ammirato , disegnato e analizzato dagli studiosi e appassionati dell’arte antica, è diventato più leggibile grazie al restauro, e le indagini eseguite in questa occasione hanno contribuito in maniera sostanziale alla conoscenza e valorizzazione dell’opera” ha detto Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi in occasione della conferenza stampa di presentazione .Un percorso di restauro legato in prima istanza alla memoria e capace di collegare l’antichità con il presente, come ricorda la Presidente dei Friends of Florence, Simonetta Brandolini d’Adda: “Il restauro del Vaso Medici è un progetto che ci ha regalato grande soddisfazione perché il lavoro che abbiamo sostenuto ha permesso di studiare l’opera e scoprire nuove e soprattutto preziose informazioni sulla sua storia nel corso dei secoli e sulle sue caratteristiche tecniche. Il progetto è stato candidato alla seconda edizione del Premio Friends of Florence Salone dell’Arte e del Restauro 2014 e siamo felici di aver trovato donatori affascinati dalla bellezza di quest’opera disposti a sostenerne il restauro in memoria di David Curtis. I Signori Babcox, Richman e Schroeder già benefattori di tantissimi progetti di Friends of Florence, hanno voluto dedicare questa iniziativa al ricordo di un carissimo amico che è venuto a mancare a Firenze.”. Giunge così  a termine un progetto di indagini, finalizzato al restauro, iniziato una ventina di anni orsono dall’archeologa della Galleria degli Uffizi  Antonella Romualdi, a cui va il ricordo di tutti.

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