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Nencini a confronto con i presidenti delle Province toscane Politica

La soppressione delle Province decisa dal Governo Monti lascia ancora delle incertezze. Le indicazioni del “decreto Salva Italia” non chiariscono a fondo chi ed in che modo erediterà le funzioni delle attuali Province, ed il legislatore nazionale dovrà completare questa lacuna per permettere a Regioni e Comuni di attuare la riforma degli Enti locali. «In questo assetto, che dovrà essere razionale e coerente – ha spiegato l’assessore regionale alle Riforme ed ai rapporti con gli Enti locali, Riccardo Nencini – dobbiamo considerare le Unioni dei Comuni previste dalla norma nazionale, quelle incentivate dalla legge regionale di riordino approvato alla fine di dicembre, ma anche le Aree vaste e la Città metropolitana». La riforma degli Enti locali caldeggiata da tempo dall’assessore Nencini fa leva proprio sulle Unioni di Comuni come mezzo per ridurre il numero delle amministrazioni locali pur mantenendone le funzioni necessarie per i servizi fondamentali ai cittadini. Mentre si attendono nuove indicazioni da parte del Governo, insomma, in Toscana si è preso a lavorare per cercare di definire il futuro assetto degli Enti locali. Ieri, 24 febbraio, il presidente dell’Upi (Unione Province Italiane) e della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, il presidente della Provincia di Arezzo, Roberto Vasai, ed il presidente della Provincia di Pistoia, Federica Fratoni, hanno incontrato a Firenze, nella sede della Regione Toscana di Palazzo Cerretani, gli assessori regionali Nencini e Gianfranco Simoncini. Nell’incontro si è discusso, appunto, di come riorganizzare, in collaborazione con Upi ed Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), le nuove Unioni di Comuni, Aree vaste e Città metropolitane della Toscana. «Le Città metropolitane e le Aree vaste – ha spiegato Nencini – sono infatti l’unica dimensione attraverso cui passa lo sviluppo e in cui molti servizi si programmano e si gestiscono assieme. È una scelta obbligata, se vogliamo essere più competitivi, e per questo una discussione sulla Città metropolitana e le Aree vaste non può essere rinviata al prossimo anno ma va affrontata subito». I punti da risolvere per la riforma delle Province, è emerso dall’incontro, sono fondamentalmente due. Innanzitutto c’è da capire quale sarà il destino del personale delle Province (4.800 dipendenti suddivisi nelle attuali 10 Province toscane, oltre agli addetti che operano per agenzie e cooperative che lavorano per questi enti) e, per questo, Upi e Regione hanno annunciato un incontro con le rappresentanze sindacali. In secondo luogo resta da sciogliere il nodo delle funzioni delle Province. In larga parte, queste verranno cedute a Comuni e Regione, ma la Toscana vuole vederci chiaro prima di pronunciarsi.

Immagine: www.generazioneitalia.it

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