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New Delhi: l’opposizione attacca, Saccardi risponde in Consiglio Cronaca

Firenze –  “La Regione Toscana ha individuato immediatamente il batterio New Delhi nei pazienti degli ospedali toscani e messo in atto con tempestività tutte le misure necessarie per fronteggiarlo. Non abbiamo sottovalutato neanche per un minuto ciò che stava accadendo, e la struttura regionale si è mossa con i tempi e le procedure previste dall’Oms e dal Ministero. Nessun ritardo, dunque, e il Ministero si è mosso proprio a seguito delle segnalazioni della Regione Toscana”.

Così l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, in una comunicazione al Consiglio Regionale sul batterio New Delhi. L’opposizione aveva presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Saccardi (“Mozione di non gradimento”, comma 2 art. 36 Statuto regionale) affermando che “l’emergenza del super batterio è stata gestita male, con un ritardo di tre mesi sull’informazione alla popolazione, che potrebbe aver causato l’espandersi del focolaio e quindi l’aggravarsi della situazione e forse anche aver causato la morte di alcuni pazienti”, come ha detto il Portavoce dell’opposizione, Jacopo Alberti. 

Nella comunicazione, l’assessore Saccardi ha ricordato che il fenomeno dell’antibiotico resistenza è un problema globale. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) – ha ricordato – stima che nel 2015 nei Paesi dell’Unione Europea si siano verificati più di 670.000 casi di infezioni da germi antibiotico-resistenti. I dati di Eurosurveillance 2014-2017 dicono che in Italia, in tutte le regioni, siamo di fronte a una diffusione endemica di queste infezioni. E gli enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE), come il New Delhi, sono tra i batteri multiresistenti più problematici perché presentano una resistenza estesa alla maggior parte degli antibiotici e hanno la capacità di diffondersi rapidamente a livello delle strutture assistenziali e di causare infezioni invasive gravate da elevati tassi di letalità (in media attorno al 40%).

Detto questo, però, “la psicosi che si è creata non ha ragion d’essere”, ha chiarito l’assessore: “I comuni cittadini non corrono nessun rischio nel nostro territorio. La Klebsiella (batterio intestinale che può attivare meccanismi di antibioticoresistenza; uno di questi meccanismi è il New Delhi, ndr) è un batterio che vive comunemente nell’intestino dell’uomo ed è un cosiddetto patogeno opportunista, cioè un microrganismo che non infetta, a meno che non siano presenti condizioni particolari, come un abbassamento delle difese immunitarie. Non devono essere messe in atto strategie specifiche per la prevenzione dello sviluppo di batteri NDM se non le comuni regole igieniche della vita quotidiana e l’uso corretto degli antibiotici”.

La Toscana è stata subito in grado di rilevare i casi – ha spiegato – identificando i portatori al momento del ricovero in ospedale. Il problema è stato riportato immediatamente al Tavolo regionale PNCAR (Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza) a partire dal marzo 2019, a seguito della segnalazione da parte di alcune Microbiologie, e, conseguentemente, sono state allertate le direzioni sanitarie.

E’ stato avvertito il Ministero ed è stata costituita un’Unità di crisi regionale, tuttora attiva, della quale fanno parte professionisti esperti in materia di infezioni correlate all’assistenza, che ha prodotto indicazioni che sono state anticipate alle aziende intereressate e successivamente formalizzate nel decreto del luglio scorso. Indicazioni che riguardano lo screening, la gestione dei pazienti, i protocolli terapeutici, i criteri per la diagnostica microbilogica, la pulizia ambientale. E’ stato i noltre creato un database regionale per i casi di NDM (New Delhi Metallo-beta-lactamase).

Come ogni mercoledì dall’11 settembre scorso, stamani l’Ars, Agenzia regionale di sanità, ha pubblicato sul suo sito il monitoraggio aggiornato dei casi di New Delhi negli ospedali toscani. Tra novembre 2018 e il 22 settembre 2019, i batteri NDM sono stati isolati nel sangue di 102 pazienti. I casi sono risultati letali nel 37% dei pazienti con sepsi, percentuale paragonabile alla letalità per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici carbapenemici. Questi i dati del monitoraggio nelle due settimane precedenti. 11 settembre: 75 casi, 40% di decessi; 18 settembre: 90 casi, 40% di decessi.

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