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Nicola De Maria, l’artista soave della Transavanguardia Cultura

Pittura come contrappunto musicale, colori vivi e brillanti dispiegati come una canzone, in un rapporto polisensoriale con lo spazio e con lo spettatore. Achille Bonito Oliva, colui che ha detto “la Transavanguardia c’est moi”, ha curato assieme al direttore Marco Bazzini, l’emozionante personale di Nicola De Maria al Centro Pecci di Prato. La squadra di pittori che il critico napoletano mise insieme a fine anni Settanta, contrapponendola a quella “quaresimale” (sempre secondo ABO), degli artisti poveristi, sobri e minimali, capeggiata da Germano Celant, conserva ancor oggi la fragranza del colore e la rivoluzione del pensiero. E De Maria si distingue, unico aniconico tra i figurativi Chia, Clemente, Cucchi e Paladino, perchè sa come riversare nei piccoli e grandi quadri e nelle totali campiture cromatiche su parete, un dinamismo spirituale del tutto sconosciuto all’arte stereotipata e asettica di oggi. L’importante antologica al Centro Pecci si concentra tra il 1985 e il tempo presente, con una selezione di opere sia di piccolo formato, cariche di spessore di impasti che mostrano la fiorita bellezza della natura, sia con grandi superfici fittamente disseminte di segni a forma di stelle, gigli e pianeti multicolori, traversate da pentagrammi che fluttuano dentro spicchi di tonalità  blu, rosse, gialle.

Nicola De Maria colpisce drittto al cuore, si presenta e si esprime come un personaggio fuori dal nostro tempo: già il titolo di questa personale “I miei dipinti s’inchinano a Dio” ha suscitato molte domande, e ha trovato risposte candide ma profonde, da parte di un artista soave che sostiene, convinto, che “l’arte cancella gli istinti aggressivi e ci risarcisce della brutalità quotidiana, trasformandola in gioia” e sottolinea che “oggi non c’è attenzione alla parola di Dio che è invece terapeutica. La spiritualità delle mie opere fa parte della tecnica, ha la funzione di un colore in più”. ABO sostiene che la pittura di De Maria “è una costruzione di moralità, una architettura dipinta coinvolgente”, mentre Bazzini, tornando sulla musicalità di queste opere, parla del rinnovarsi del mito di Orfeo, “il più bello sulla musica e sulla poesia perché esprime il desiderio dell’uomo di armonizzare gli opposti, di pacificare i contrari”. Intanto, mentre nelle sale del centro Pecci si rinnova la gioia di questi raggi cromatici e solari, fuori i lavori per l’ampliamento e l’ammodernamento tuttora languono. Così la direzione si dà da fare e mantiene un’attività espositiva parallela a Milano, dove in occasione dell’inaugurazione della mostra Toscana x 4 – progetti d’artista, prevista per giovedì 15 dicembre, Il Pecci organizza un servizio gratuito di trasporto per il capoluogo lombardo, cosicché si potrà anche visitare a Palazzo Reale la collettiva “La Transavanguardia italiana”. Che inizia proprio con una tela di Nicola De Maria (nella foto in alto Regno dei fiori musicali universo senza bombe, Nicola De Maria).

Replica Camera picta, per Biennale 1990. Nicola De Maria
Nicola_De_Maria_Replica_camera_picta_per_Biennale_1990.JPG

 

Testa Paesaggio Pensiero Notturno, Nicola de Maria
Nicola_De_Maria_Testa_Paesaggio_Pensiero_Notturno.jpg

 

Regno dei fiori musicali Universo senza bombe, Nicola De Maria

Nicola_De_Maria,_Regno_dei_fiori_musicali._Universo_senza_bombe_2004.JPG

 

Paesaggio di tanti anni fa, Nicola De Maria
Nicola_De_Maria_Paesaggio_di_tanti_anni_fa.jpg
 

 

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