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Nidiaci, in consiglio comunale si disintegra un bene pubblico di San Frediano Politica

Firenze – “Parlare di Nidiaci, ormai, è diventata una questione di principio”. Persa la causa della restituzione dell’area d’Oltrarno alla comunità, le opposizioni – in un nodo trasversale cui ci stiamo abituando sempre più – rivendicano almeno “il minimo sindacale”. Il principio, innanzitutto: quello per cui “gli errori vanno ammessi, per poi trovarvi una soluzione”. Questo l’appello di Giacomo Trombi, che torna all’imperdonabile ritardo di due mesi con cui il Comune ha presentato ricorso contro la società Amore&Psiche; un ritardo su cui si accumulano semre di più i dubbi e le perplessità delle opposizioni. Ad alzare il velo del dubbio arriva Miriam Amato, che sottolinea la natura politica della scelta  operata dal governo cittadino sull’area dei Nidiaci, scelta, che a suo dire sarebbe stata confermata dalla “bacchettata” ricevuta dal presidente del consiglio comunale Caterina Biti, ribadita da una nota nuova diffusa da Biti proprio oggi (“… Certe scelte su determinate questioni sono, e l’ho spiegato chiaramente nel corso del dibattito sull’approvazione del Regolamento Urbanistico, esclusivamente politiche e non tollero che in Consiglio comunale si utilizzino terminologie offensive o denigratorie nei confronti degli uffici dell’amministrazione comunale di Firenze”) . Trovata la vera quadra della vicenda, allora, perché insistere?

Per salvare il salvabile. Perso il vincolo sull’edificio, perché non riappropriarsi almeno dell’area verde grazie alla pianificazione urbanistica? “Ripristiniamolo – chiede Grassi – e riconquistiamo poi la ludoteca, non con il vincolo ma con la forza della politica. Lo possiamo fare, nessuno può dirci il contrario”. Invece può dirlo la maggioranza, che come un rullo boccia tutto e chiude la vicenda, perché l’accordo con il privato ormai è fatto e, si sa, i patti vanno rispettati. A mare tutti vincoli sull’area, dunque (“Il Comune – dice la Amato – preferisce celarsi dietro al fatto che un esproprio sarebbe costoso per le casse dell’amministrazione”). Cosa resta, allora, della promessa (quanto meno morale) ormai citata fino allo sfinimento, del mantenimento dei Nidiaci nelle mani dei fiorentini (come voleva il famoso avvocato Nidiaci appunto, che donò l’area nell’ormai lontano 1920)? Poco o nulla. “Ci sono evidentemente cittadini di Serie A e cittadini di Serie B – incalza Trombi – e tutta questa vicenda dà bene l’idea del rapporto dell’amministrazione con i privati”.

Bocciata ogni proposta sui vincoli, è con le polveri sempre più zuppe che Grassi si aggrappa al testo dell’atto unilaterale d’obbligo. “Ormai avete tolto tutto, potreste almeno accogliere la nostra richiesta, eliminare dal testo in votazione il punto che ci rende corresponsabili dell’accettazione. Vi si dice che l’eliminazione del vincolo vale, anzi corrisponde all’accettazione stessa dell’atto. È un obbligo che l’amministrazione si accolla senza avere nulla in cambio, non capisco cosa ci si guadagni. Sui Nidiaci – conclude – le abbiamo provate tutte. Questo ci spetta, è il minimo. Altrimenti, già che avete il coltello dalla parte del manico, ve ne diamo noi uno dalla lama lunga”. Niente da fare. Ex ungue leonem, l’ala PD respinge, ma lascia sotto lo zerbino il contentino targato Del Re: “Resta piena la disponibilità dell’amministrazione a studiare bene l’allocazione delle risorse del privato, affinché la parte più ampia del verde dei Nidiaci venga mantenuta”. E suona pure come una grazia.

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