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Nigeria: cresce la protesta contro la violazione dei diritti Opinion leader

Pisa – La Nigeria e l’evoluzione di una protesta che riecheggia nei social network fuori dai confini dell’Africa, coinvolgendo celebrità della musica, personalità dello sport e le diplomazie internazionali. Mentre, nelle strade della megalopoli di Lagos la polizia spara, e uccide, decine di manifestanti che chiedono giustizia per le vittime della brutalità delle forze dell’ordine. Accusate di compiere esecuzioni sistematiche, arresti illegali, estorsioni, stupri e torture.

Amnesty International ha raccolto, nel periodo 2017-2020, e documentato 82 casi di torture a detenuti nelle strutture carcerarie del corpo speciale di polizia antirapina SARS (Special Anti-Robbery Squad). Unità d’élite istituita nei primi anni ’90 per contrastare il crimine delle gang e poi diventata tristemente famosa per gli abusi dei suoi agenti. Il livello di violenza, corruzione e impunità ha spinto molti giovani a ribellarsi, dando vita ad un movimento, di piazza e digitale. Hanno lanciato sul web l’hashtag #EndSars. Fine della Sars, che ironia della sorte è anche l’acronimo dell’epidemia apparsa nel 2002.

La confederazione della Nigeria ha dal 2013 superato il Sudafrica diventando la più grande economia del continente ed oggi è nella classifica 24° al mondo. Con un Pil sopra i 500 miliardi di €, e in grado di attrarre un numero sempre maggiore di investitori esteri. In questo ultimo decennio a trainare il trend di crescita esponenziale oltre al petrolio (meno del 3% di quello estratto nel pianeta) sono i settori bancario, e-commerce, telecomunicazioni e l’industria cinematografica: la Hollywood africana vale l’1,4% del totale. Tuttavia, anche con la diminuzione della disoccupazione su scala nazionale i nigeriani continuano a confrontarsi quotidianamente con povertà, disuguaglianza e carenza di elettricità.

La prima delle tre anime di #EndSars è il legame con esperienze affini. Come la manifestazione del 1 giugno, quando un folto gruppo di studenti e donne in nero, sfila davanti alla questura di Benin City. Avvenuta dopo l’ennesimo caso di femminicidio: una studentessa universitaria stuprata dal branco e poi uccisa. Le donne in nero con la sigla della “Feminist Coalition” iniziano la loro battaglia per giustizia e parità di genere. Questa organizzazione sarà tra le prime ad aderire e confluire nella protesta contro la polizia. Il secondo elemento aggregante è che l’adesione alla contestazione copre un vasto arco generazionale, che coincide con l’età media delle vittime dei Sars: tra i 15 e i 35 anni.

Infine, il terzo fattore che alimenta il movimento è legato alla visibilità internazionale, la risonanza degli eventi a cui contribuisce la diaspora nigeriana. Esprimono la solidarietà i calciatori Victor Osimhen e Simeon Nwankwo, detto Simy, attaccanti nigeriani che giocano in Serie A nel Napoli e nel Crotone. Scelgono di esultare dopo un goal mostrando al pubblico la maglietta con la scritta in inglese #EndSars, che chiede di fermare la brutalità della polizia nel loro Paese. Contro l’indifferenza.

Alfredo De Girolamo

Enrico Catassi

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