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Nizzi in giallo, storia d’orrore nell’Italia anni ’50 Breaking news, Cultura

Firenze – Di un “giallo” non si deve ovviamente raccontare quello che può far capire o intuire la soluzione finale. Ma, in genere, preferisco evitare anche puntuali riferimenti alla trama perché, come ha mostrato Agatha Christie, sono spesso alcuni particolari, elementi secondari e aspetti caratteriali che possono essere rivelatori.
Perciò preferisco parlare dell’ambiente, dell’atmosfera, che anche in questo recente romando si Claudio Nizzi, come nei precedenti, ci porta a immergerci negli stili di vita di un
piccolo centro degli anni ’50 e coglie l’anima profonda di paesi che non erano ancora mete turistiche e che vivevano appartati. Borghi che si caratterizzavano per nel colore locale e anche per alcuni personaggi curiosi come il proprietario di una trattoria, un tipo strambo che prova gusto a indisporre i clienti.
“Se ordini maccheroni-si legge nel romanzo- ti dirà che sono finiti e ha solo spaghetti, e se gli ordini spaghetti ti dirà che sono finiti e ha solo maccheroni”.
Elementi di contorno importanti per stemperare la tensione perché questo è soprattutto un giallo con un andamento thrilling che dosa sapientemente suspense colpi di scena,
azione e intuizioni investigative. Ma per avere una panoramica di questo romanzo che ha già riscosso un ampio favore di pubblico e di critica, ne abbiamo parlato con Claudio Nizzi, autore di numerosi gialli di successo ma famoso anche per essere uno dei più prestigiosi autori e sceneggiatori di Tex Willer.

Perché per ambientare i tuoi romanzi gialli preferisci un piccolo centro dell’Italia degli anni 50?
Per due motivi. Il primo è che dopo un trentennio dedicato a storie ambientate in un’America fasulla (sappiamo tutti che la vera conquista del West non si è svolta come nei western americani dell’epoca d’oro che va grossomodo dagli anni 30 agli anni, da cui prende spunto la saga di Tex; una certa verità storica è cominciata ad apparire nel 1970 con il film Soldato blu, sulla spinta dell’indignazione per la guerra nel Vietnam; e infatti di lì a poco il western americano è pressoché scomparso dagli schermi) avevo una gran voglia di scrivere dei romanzi ambientati in un luogo  che conoscevo visceralmente per averci trascorso i miei primi quindici anni di vita: Fiumalbo, sull’Appennino modenese, che nei romanzi diventa Borgo Torre per ragione di comodità (ad esempio a Fiumalbo non c’è mai stata una stazione dei carabinieri).

Il secondo motivo è che solo quel periodo storico (corrispondente agli anni della mia adolescenza) riesce a ispirarmi storie da raccontare. Non avrei alcun interesse nello
scrivere romanzi ambientati nella contemporaneità, periodo in cui la società è stata forgiata dalla televisione e dove si vive sotto la dittatura della tecnologia, che condiziona la nostra vita con tutte le sue internet, smartphone, facebook, social vari (che io non frequento).

L’indagine su un delitto questa volta non si svolge nell’immaginaria Borgo Torre, ma in una cittadina reale: Pavullo nel Frignano Come mai?

Dopo il romanzo I delitti di Borgo Torre, apparso nel 2017 per i tipi dell’editore Adelmo Iaccheri di Pavullo (ma scritto anni prima per un’altra casa editrice e all’epoca non pubblicato per la morte improvvisa dell’editore) avendo ripreso a scrivere le storie di Tex, che impegnano quasi tutto il mio tempo, avevo deciso di non scrivere più romanzi.
Ma Adelmo Iaccheri mi ha sottoposto a un tormentone, sostenendo che i lettori della sua libreria continuavano a chiedergli quando sarebbe uscito un mio nuovo
romanzo.Per ingolosirmi mi ha offerto lui stesso il titolo L’orrendo delitto del vicolo Babbini, che indubbiamente mi stuzzicava, costringendomi oltretutto ad ambientare la storia
a Pavullo, intuendo che il romanzo avrebbe venduto di più tra i suoi concittadini proprio perché ambientato nella loro cittadina, come poi è accaduto al di là delle sue
più rosee previsioni. Così la storia comincia a Borgo Torre, ma  l’indagine poliziesca si svolge tutta a Pavullo; però sempre negli anni ’50, una Pavullo che all’epoca era
solo un paese, mentre oggi è una cittadina.

Comunque, a parte i tuoi sei romanzi del ciclo di Borgo Torre, non eri nuovo al genere poliziesco, avendo creato nel 1988 per Sergio Bonelli Editore la serie Nick Raider, ambientata a New York, che è andata avanti per 200 albi.

Purtroppo creai Nick Raider poco prima di diventare l'autore unico delle storie di Tex e questo mi costrinse a mettere in altre mani il destino di Nick Raider, dovendo
occuparmi in maniera preponderante delle avventure di Aquila della Notte, che era (ed è) la colonna portante della casa editrice. Nick Raider tornerà in una miniserie di 10 albi, e proseguirà nel caso che i lettori gli riservino una buona accoglienza. Io ho scritto il primo albo e altri andranno avanti.

Hai usato toni gialli anche in alcune tue famose storie di Tex. Cito per tutte La locanda dei fantasmi, Fuga da Anderville, Un ranger del Texas( I delitti del lago ghiacciato-L’uomo nell’ombra)

Il giallo lo metterei dappertutto, perché è garanzia di interesse da parte del lettore, e anche nelle storie western lo considero un valore aggiunto. Il direttore Decio Canzio
era d’accordo con me, ma Sergio Bonelli storceva il naso perché non amava i gialli.
Credo che tornerò a tingere di giallo  qualche mia prossima storia di Tex, visto che Mauro Boselli, l’attuale curatore della serie, è favorevole.

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