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No tunnel Tav: “Passante, unica fresa aumenta del 50% i danni in superficie”” Cronaca

Firenze – Passante Tav, tutto potrebbe rimettersi in moto: fra circa un mese. Infatti, nonostante l’audizione con cui l’Associazione No Tunnel Tav ha illustrato, alla commissione ambiente del Comune di Firenze, i motivi per cui l’amministrazione comunale non dovrebbe concedere l’autorizzazione paesaggistica per il famoso Passante, è già stato avviato il procedimento che la legge prevede per ottenere l’autorizzazione paesaggistica. Infatti, la commissione per il paesaggio, come illustra Tiziano Cardosi esponente dell’Associazione, ha espresso parere positivo a maggioranza (il 13 gennaio 2016) e ha inviato il parere stesso alla Soprintendenza. Da quest’ultimo passaggio (avvenuto il 18 gennaio) la Soprintendenza dispone di 45 giorni per rilasciare a o meno l’autorizzazione. Se non si pronunciasse, il Comune di Firenze resterebbero altri 15 giorni per decidere sul rilascio dell’autorizzazione. In questa fase sarebbe anche possibile, per l’ente amministrativo, chiedere una conferenza dei servizi per dibattere e confrontare le criticità che nel frattempo sono emerse. Il via libera all’iter che ha portato l’autorizzazione davanti alla Soprintendenza è stato dato prima che avvenisse l’audizione dell’Associazione No Tunnel Tav. La quale così è senz’altro depotenziata. Ma non perdono valore le criticità riscontrate, ribadiscono dall’Associazione, che stamattina ha convocato un incontro per illustrare i punti critici che non hanno ancora trovato risposta. Accanto ai cittadini, anche Donella Verdi, consigliera comunale di Firenze Riparte a Sinistra (che unisce Sel, Rifondazione Comunista e movimenti), la consigliera comunale Miriam Amato (Alternativa libera) e le due esponenti comunali di M5S, Silvia Noferi e Arianna Xekalos.

I problemi sul tavolo sono ancora molti e nessuno ha per ora soluzioni, dice Cardosi. Anzi, di molti,l’amministrazione non ne vuole neppure parlare, non si ascoltano neppure: tamquam non esset. Un esempio? “Eccolo – spiega il portavoce dell’associazione No Tunnel Tav – da studi precisi abbiamo appreso che le frese per lo scavo devono essere due. Non per ragioni di fretta o di semplice opportunità politica: no, è un problema del tutto tecnico che lo richiede: infatti, la doppia fresa produce il 50% di danni in meno a livello di superficie”. Insomma in poche parole l’anda e rianda dell’unica fresa produce un danno agli edifici di superficie superiore del 50% rispetto all’impiego di due frese. Tant’è vero che a confortare l’osservazione non è solo la letteratura sceintifica, ma l’ordinario uso di due frese in condizioni simili (es.lo scavo del tunnel ferroviario di Bologna). Allora perché la scelta di usarne una sola? Soldi? “Uno dei motivi può essere questo – dice Cardosi – anche se c’è da valutare il risparmio reale mettendo sul piatto l’allungamento dei tempi e i maggiori danni”. Danni aggiungiamo noi, che dovrebbero prevedere il risarcimenti ai cittadini.

Un argomento importante anche perché il problema dei danni agli edifici di superficie (quelli toccati dal passaggio sotterrano del tunnel, vale a dire strutture storiche e importanti come la Fortezza da Basso, Porta San Gallo, l’Arco dei Lorena ma anche un imprecisato numero di edifici nell’area) è talmente reale da aver indotto i progettisti ad aver previsto sin dall’inizio il consolidamento del terreno sotto i bastioni della Fortezza da Basso. Come? Con la tecnica del “compensation grouting”, vale a dire e in soldoni, con iniezioni di cemento nel terreno su cui poggiano i bastioni. Tecnica che sembra aver avuto successo a Londra per il Big Ben ma che non ha avuto tal risultato a Firenze, basti ricordare la vicenda della scuola Rosai a Firenze o di via Carracci a Bologna. Nel caso della scuola Rosai, nell’ordinanza del gip si parla di sollevamenti della struttura dell’edificio. La tecnica delle “iniezioni cementizie” per consolidare il terreno, continua Cardosi, oltre ad avere risultati ancora tecnicamente non del tutto comprovati, avrebbero una certa efficacia si si andassero a inserire su terreno con elevata permeabilità e a matrice “sassosa”. Infatti il cemento potrebbe in quella maniera insinuarsi e legare il tutto dando vita a una sorta di “soletta” omogenea e resistente. Ma in presenza di terreni dalla natura eterogenea, per lo più argillosa come quelli sotto la Fortezza, il rischio è che il cemento iniettato si concentri in bolle sotterranee che spingendo verso l’alto (si troverebbero infatti “ingabbiate fra banchi argillosi e dunque impermeabili) provocherebbero innalzamenti di terreno in superficie, con conseguenti e ovvie ricadute sulle strutture soprastanti.

Altro punto che da tempo l’Associazione no tunnel Tav porta all’attenzione dell’amministrazione, è quello dell’impatto dei tunnel previsti con le falde acquifere fiorentine. Un impatto che sarebbe disastroso per il naturale deflusso dell’acqua. Tant’è vero che, a dimostrare che le preoccupazioni dei cittadini non sono così campate in aria o direzionate, le opere di mitigazione previste in corripsondenza dei Cantieri ai Macelli e a Campo di Marte si sono rivelate inefficaci come da rilevamento Arpat: lo “sbilanciamento” della falda acquifera infatti è risultato al monitoraggio di circa 1,5 metri. Il problema della falda è molto grave e risulterebbe del tutto sottovalutato, dicono gli esponenti dei cittadini e i consiglieri comunali delle forze presenti all’incontro di oggi, tant’è vero che questo anormale innalzamento o abbassamento del livello delle delle acque sotterranee può giungere a ridurre la solidità delle fondazioni degli edifici fino a provocare cedimenti di terreno e allagamenti di locali interrati. A questo proposito il fronte del No Tunnel ricorda la vicenda della Fortezza da Basso, laddove proprio a causa della falda il famoso parcheggio della Fortezza si dovette accontentare di due piani sotterranei.

Fra le altre criticità, le subsidenze nella fase di scavo che sono ritenute “sottostimate, almeno mettendole a confronto con la letteratura scientifica sull’argomento”. Ciò che non sarebbe stato considerato, inclza Cardosi, sarebbe ciò che tecnicamente viene definito “effetto deriva”, che riguarda la realizzazione delle gallerie in curva. Emplificando, si tratta del maggior volume perso nei tratti non rettilinei in cui la struttura rigida della fresa si avventura. Le curve previste sotto via Masaccio, viale Don Minzoni e la Fortezza da Basso sono curve a raggio ridotto.

Infine la questione del cosiddetto “pozzo di aggottamento”. Si tratta di una struttura, da situarsi nei pressi della vasca dei cigni nei giardini attorno alla Fortezza, che consentirebbe di estrarre le qacue infiltratesi nel tunnel. Peccato che si tratterebbe di acque inquinate, tanto da richiedere la depurazione prima di essere avviate nelle fogne cittadine. Tutto ciò darebbe luogo a strutture che cambierebbero in modo anche importante l’attuale assetto dei giardini.

Tirando le fila, ecco l’appello che Associazione No Tunnel Tav, Alternativa libera, Firenze riparte a Sinistra e Movimento 5 Stelle lanciano all’amministrazione comunale, alla giunta e al consiglio di Firenze: quello di rivedere, alla luce delle criticità pesanti e gravi illustrate, il parere favorevole espresso dalla commissione paesaggistica per quanto riguarda l’autorizzazione, provvedendo nel contempo a un riesame di tutto il procedimento. Infine, se il parere della Soprintendenza non pervenisse, la sollecitazione è quella di attivare, da parte del Comune di Firenze, una conferenza dei servizi, che prenda in serio e accurato esame, tutti i problemi di cui è infarcito il progetto.

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