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“Noi figli di Eichmann?”- Un meeting per non dimenticare Società

Stamani, giovedì 26 Gennaio, il meeting “Noi figli di Eichmann?”, organizzato dalla Regione, in occasione del Giorno della Memoria,  ha cercato di offrire delle risposte ai diecimila studenti delle scuole superiori, provenienti da tutta la Toscana che, dalle 8 alle 13, hanno ascoltato in maniera seria e disciplinata, al Nelson Mandelaforum le voci di chi ha visto e subito il male. E’ a Mor Diop e Modou Samb, i due ambulanti senegalesi uccisi dall’estremista di destra Gianluca Casseri il 13 dicembre, che era dedicato il meeting.
Ad aprire l’evento il saluto di Matteo Renzi, sindaco di Firenze che, rivolto alla platea gremita di studenti, ha detto, tra l’altro: “Firenze, come sempre, è stata, anche nel passato, una città di grandi contraddizioni: c’è chi è stato partigiano e chi delatore. Ma se tanti giovani sognano tutti insieme un mondo migliore questo può essere l’inizio di una grande rivoluzione pacifica”.
“Siete la Toscana del futuro- ha poi detto, agli studenti, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana- per questo vi lancio due messaggi, due impegni: ragionate sempre con la vostra testa e fate attenzione alle parole malate. Eliminiamo dal nostro lessico termini come ‘vucumprà’, ‘badanti’, ‘clandestin’ e ‘extracomunitari’ e anche quelle parole offensive rivolte agli omosessuali. Parole che non sono adeguate alle persone. Parole che possono insinuarsi nella nostra normalità e farsi veicolo di quel razzismo sottile che dobbiamo invece combattere”.
“In una giornata come quella di oggi- ha continuato Enrico Rossi- vi invito a sostenere la campagna nazionale per i diritti di cittadinanza “L’Italia sono anch’io”. Ci bastano 50mila firme ma se ne raccogliamo 100mila è meglio. La Toscana promuoverà anche una legge di iniziativa regionale e proporrà alle altre Regioni di fare la stessa cosa in modo da sollecitare il Parlamento perché intervenga a favore del riconoscimento della cittadinanza e del diritto al voto a chi nasce nel nostro Paese. In Italia sono più di un milione coloro che aspettano la cittadinanza. E in Toscana ci sono più di 60mila  giovani che amano e soffrono come voi, che sono già fratelli d’Italia ma che attendono solo il diritto di essere ufficialmente riconosciuti come tali”.
Si sono, poi, alternati sul palco,  le vittime della ferocia nazista: Bruno Shlomo Venezia, uno degli addetti al forno crematorio n. 2 di Birkenau,  le sorelle Ambra e Tatiana Bucci, 4 e 6 anni all’epoca della deportazione, internate ad Auschwitz nella baracca dei bambini, Marcello Martini, partigiano, che aveva 14 anni quando fu catturato e divenne il numero 76430 di Mauthausen, Antonio Ceseri, uno delle migliaia di militari italiani, sbandati dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, internato a Treuenbrietzen a 70 chilometri da Berlino.
Ha poi portato la sua testimonianza anche Helga Schneider, scrittrice, abbandonata a quattro anni dalla madre che se ne andò per adempiere al ruolo di ausiliaria SS e di guardiana nei campi di concentramento del Führer.
E poi ancora Andrea Bartali che ha ricordato il padre Gino Bartali,il grande corridore ma anche staffetta della speranza fra Toscana e Umbria, che salvò la vita a centinaia di ebrei nel tempo delle leggi razziali in Italia, e Padre Lapsley, pastore anglicano, perseguitato dal governo razzista di Pretoria per il suo impegno contro l’Apartheid e in difesa dei diritti civili.
A chiudere, poi, il meeting, il grande scrittore israeliano Abraham Yehoshua che ha voluto lanciare alla attentissima platea di giovani “così seri e per questo così entusiasmanti” un messaggio di pace: “La cultura da sola non basta a difenderci dal male. I tedeschi sono uno dei popoli più colti e hanno avuto il nazismo. Anche l’Italia è un Paese dalla grande cultura, eppure ha generato il fascismo. Per difenderci dal male bisogna rispettare una regola molto semplice, che conoscono anche gli uomini più semplici: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”.
“Se vi concentrate sulle immagini terrificanti della Shoah – ha, poi aggiunto lo scrittore – sembra che tutto sia successo là, a quel tempo. Invece è bene che sia creato un ponte tra quello che è stato e la nostra vita quotidiana. I soggetti più pericolosi in tutto questo non sono stati gli SS, un piccolo gruppo in fondo, ma la moltitudine silenziosa e indifferente che ha permesso che ciò si verificasse. Una lezione che  non dobbiamo dimenticare ma avere sempre davanti agli occhi”.
“Oggi- ha poi concluso Yehoshua- l’Europa deve adoperarsi affinché ci siano due Stati e due Popoli, con uguali diritti: Israele e Palestina”.

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