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Nomi, nomi, nomi: per la Viola un mercato di “costruzione” Opinion leader

Firenze – Nomi, nomi, nomi. Parole, parole, parole. Ci siamo abituati, a Firenze, all’inizio di ogni mercato. E quei nomi sarebbero tutti buoni per la Viola. Sempreché si sapesse con precisione che cosa si intende fare per quest’anno. E saperlo sarebbe importante: perché un conto è rinforzare la squadra per tentare un colpaccio Champions approfittando della situazione fluida e incerta che si è venuta a creare (e allora, forza con Papu Gomez o con Lisandro); un altro è proseguire nella rivoluzione di gioco e di giocatori legata alle idee del nuovo tecnico in una prospettiva a più lungo termine.

Si può solo provare a indovinare. Io credo che la seconda che ho detto sia quella più aderente alle intenzioni, più o meno espresse, della dirigenza e che dunque la Fiorentina acquisterà, sì, un forte difensore (lo si sapeva da agosto che un centrale sarebbe stato messo nel bilancio del 2016 per non guastare l’operazione di riassestamento per il 2015), ma con ogni probabilità in vista anche di una compiuta transizione a un modulo diverso da quello attuale.

Io sono convinto che Sousa abbandonerà questo ibrido 3-2-4-1 e che cercherà di impostare la squadra secondo la sua idea “europea” di un 4-2-3-1, per la quale non sarà necessario soltanto comprare, ma anche vendere. Mi spiego. Se Sousa intende insistere con il centrocampo a due, per Suarez e Mati non c’è più spazio, mentre sarà davvero probabile l’arrivo di un centrocampista alla Walace e di un altro mediano di qualità ma anche di fisico (è così in tutte le squadre europee che adottano quel modulo).

Faccio un’ipotesi, non perché abbia captato qualche voce circolante, ma solo per fare un esempio con un giocatore che conosco: se è vero che il Milan è interessato a Mati, allora si potrebbe concretizzare uno scambio con Poli, senz’altro giocatore con caratteristiche più simili a quelle richieste da Sousa. Ma il problema non sarebbe tanto trovare delle riserve per il centrocampo (perché in fondo sarebbero tali, con Badelj e Vecino titolari senza se e senza ma), quanto trovare i “trequartisti” da metter dietro a Kalinic. Ovvio che al momento i tre sarebbero Borja (ormai consacrato in una posizione più avanzata), Berna e Ilicic.

Ma le alternative? Verdù, anche se adatto al ruolo, mi pare poco affidabile, e Kuba stesso potrebbe restare a far numero, ma potrebbe anche essere rispedito al mittente, per non creare un ennesimo caso-Pepito, con il giocatore che va fatto giocare per allenarlo (giocatore che oltretutto non è neanche di proprietà). E qui però i costi dell’adeguamento sarebbero comunque alti, perché un Papu Gomez non te lo regala nessuno, e perché un Karol Linetty (vi ricordate quel giovane campioncino del Lech Poznan che si diceva interessasse la Viola?) non si acquista con meno di 10 milioni.

Resterebbe allora il portoghese Danny, di cui si vocifera, vecchiotto ma pronto subito e sicuramente gradito a Sousa. Ma poi si aggiunge un’altra spesa necessaria, quella davvero imprescindibile se si passa alla difesa a quattro: il terzino destro, che è il cruccio della Fiorentina da anni, che neanche la scommessa Richards è riuscita a risolvere, e per il quale ruolo neppure Piccini è stato giudicato all’altezza, come neanche Roncaglia, e come forse neppure Tomovic, anche se sulla fascia sarà sempre il meno peggio. E allora si torna a parlare di Vrsaljko, di Herteaux, di Peruzzi; tutti giocatori che però costano, e non poco.

Se è vero quello che penso circa le intenzioni di Sousa, il mercato di gennaio non sarà un mercato di riparazione, ma di vera e propria costruzione di una squadra nuova. Costruzione che comporterà sacrifici. E siccome quelli economici da parte della proprietà sono poco credibili (non penso a un esborso complessivo che superi, e con sudore, i 10 milioni), allora bisogna vendere.

Il primo della lista è Babacar. Vendendo lui si potrebbe arrivare a monetizzare la cifra necessaria per un Linetty, per esempio; oltre a placare un po’ gli animi dello spogliatoio al momento sconcertati che due, tre, giocatori con gli stipendi più alti stiano in panchina o quasi fuori rosa (alludo a Baba, a Rossi, a Suarez e a Mati dopo il rinnovo). Cedere Rossi, Suarez, Mati e Baba, tra prestiti, prestiti con diritti di riscatto e contanti, potrebbe consentire di completare la rosa secondo i desiderata di Sousa.

E non trascuriamo la possibilità di un rientro in extremis di Wolski dal Belgio. Il giocatore ha deluso, più per carenza di personalità che di doti tecniche; ma forse un tentativo di inserimento nei tre dietro la punta, che sarebbe proprio il suo ruolo, Sousa lo potrebbe anche azzardare. Un ultimo ritocco? Venendo a mancare un centravanti di riserva, si potrebbe pensare di riprendere per sei mesi Pazzini mandando a crescere a Verona Rebic. Sono solo ipotesi. Che, come sapete, io non avrei voluto essere costretto a fare, perché a me andava benissimo continuare con il collaudato 4-3-1-2 di Montella, per il quale i giocatori c’erano, erano bravi e calzavano nei ruoli a pennello. Ma se proprio la rivoluzione si deve fare, che rivoluzione sia, e da subito!

 

Foto: sport.sky.it

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