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“Non Aprite Quella Porta 3D”, la decostruzione del mostro Cinema

Salvata dal massacro della famiglia Sawyer, che contava tra le sue fila il folle Leatherface, la piccola Heather viene cresciuta lontana dal Texas. Ma i legami familiari la raggiungono alla morte della nonna che le lascia in eredità l'enorme villa di sua proprietà. Partita con i suoi amici per firmare i documenti la giovane si troverà nel mezzo di una faida decennale che coinvolge la sua famiglia e quella del sindaco Hartman. E mentre la giovane scopre il proprio passato la motosega di Leatherface si prepara a mietere nuove vittime.

Il personaggio di Leatherface è uno dei “mostri” più famosi del genere slasher, che proprio con il film del 1974 “The Texas Chainsaw Massacre” di Tobe Hooper vide la luce. In seguito nacquero altri personaggi che si accompagnarono all'assassino con la maschera di pelle umana e la motosega. Michael Myers della serie “Halloween” creata da John Carpenter oppure Freddy Kruger di “Nightmare” di Wes Craven e ancora Jason Voorhees di “Venerdì 13”. Questi sono solo alcuni dei beniamini del genere, mostri e assassini che rivolgono la loro violenza su gruppi di teenager. Con “Non aprite quella porta 3D” la saga di Leatherface arriva al terzo capitolo del reboot della serie dopo altri quattro film che possiamo dire originali. Cosa cambia con questo settimo episodio? Inizialmente pare poco o nulla, ci troviamo di fronte alla solita storia di che vede un gruppo di ragazzi inconsapevoli trovarsi tra le grinfie dell'energumeno armato di motosega. Ma con lo svolgersi della trama qualcosa cambia e ci troviamo di fronte ad una vera innovazione della serie: la decostruzione del mito di Leatherface.

Come nel reboot della serie di “Halloween” ad opera del musicista e regista Rob Zombie – che con il suo “La casa dei 1000 corpi” aveva girato uno dei migliori film ispirati al classico di Hooper – anche qui si fa un passo indietro tornando alle origini della saga con un forte il richiamo all'originale del 1974, mostrato nei titoli di testa, di cui il film si pone come vero e proprio seguito. Inizialmente il personaggio di Leatherface viene così messo in scena in modo granitico nella sua follia omicida solo per scoprire poco alla volta una ragione ben definita per ciò che fa.

Quello che si trova in comune con l'opera di Rob Zombie è il tema dello scontro di una famiglia di (a)normali nella società moderna. La famiglia, sebbene popolata di pazzi e disadattati, protegge i suoi membri contro tutto e tutti e Leatherface, il gigante cattivo dalla mente di un bambino, si trasforma in paladino di una distorta morale. Le sue gesta cambiano così di significato trasformandosi dalla semplice violenza gratuita nella più profonda difesa del nucleo familiare da tutto ciò che si mostra diverso (e perciò percepito come pericoloso).
Anche la tagline che accompagna il film "il male ha molti volti" cambia di valenza, non sono le maschere di pelle umana di Leatherfce, ma è il male che si annida all'interno delle persone più rispettabili e normali, come sindaci o poliziotti. La valenza dello scontro si capovolge in un finale dove il mostro si rivela in quella che è la sua vera natura di difensore della famiglia e i cosiddetti normali invece si trasformano in violenti carnefici.

Un netto cambiamento per la saga che nel corso di quasi quarant'anni ha messo in scena questo personaggio come un banale assassino armato di motosega e con il vizio di indossare maschere di pelle umana. Ci troviamo quindi di fronte ad un buon film di genere che seguendo la via intrapresa dalla saga di “Halloween” nel 2007 propone una rilettura del personaggio protagonista alla luce di una più completa analisi psicologica. Si potevano risparmiare l'uso del 3D, assolutamente inutile salvo per un paio di effetti, tutti legati alla famosa motosega, che potevano risultare divertenti negli anni Ottanta e che, sebbene si adattino bene all'atmosfera retrò del film, appaio ben poco ispirati.

Regia: John Luessenhop
Sceneggiatura: Adam Marcus, Debra Sullivan, Kirsten Elms, Stephen Susco
Genere: Horror
Nazione: USA
Durata: 92'
Interpreti: Alexandra Daddario, Dan Yeager, Trey Songz, Scott Eastwood, Tania Raymonde, Shaun Sipos, Keram Malicki-Sánchez, James MacDonald, Thom Barry, Paul Rae
Fotografia: Anastas N. Michos
Montaggio: Randy Bricker
Produttore: Leatherface Productions, Lionsgate, Mainline Pictures, Millennium Films, Nu Image Films, Twisted Chainsaw Pictures

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