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Non chiamatelo più lavoro Economia

Crollano le assunzioni a tempo indeterminato, esplode letteralmente il lavoro "a chiamata", una delle creazioni della legge Biagi. Intermittente, somministrato, tirocinio, stage: il lavoro oggi si chiama così. La morale è una sola: tutele addio! La crisi che ha investito il mondo in questi tre anni ha definitivamente sgretolato ciò che rimaneva del lavoro "normale",  quello “novecentesco” dei nostri padri. La cosa è abbastanza nota, ma poco conosciuta è l'accelerazione che il processo ha subito a livello regionale. Dal 2008 al 2010 in Toscana vanno a picco gli avviamenti a tempo indeterminato (-36,3%), l’apprendistato (-31,6%) e perfino quelli a tempo determinato (-15,2%). Non va più di moda neanche il lavoro a progetto e occasionale (rispettivamente -1,5% e -27,6% nel triennio). Anche perché spesso sono stati proprio questi lavoratori a pagare il conto più salato della crisi con l’espulsione senza tanti complimenti dal processo produttivo.
Fioriscono e proliferano invece tutte le forme più singolari partorite dalla legge Biagi. Gli avviamenti al lavoro intermittente (detto anche a chiamata), in cui il lavoratore resta “a disposizione” dell’imprenditore, crescono addirittura del 763%. Quelli a “somministrazione” (detti anche interinali) fanno un salto del 29%. Per non parlare dei tirocini, meglio noti come stage, che balzano del 41%: avrebbero il pregio di formare i giovani in azienda, ma soprattutto hanno l’appeal (per l’impresa) di un salario ridotto al minimo. “Purtroppo si tratta di un vero e proprio deterioramento del tessuto occupazionale – commenta Sergio Pacini, dell’Osservatorio regionale del mercato del lavoro -. Se si confrontano i dati regionali con quelli nazionali, si nota che la Toscana ha avuto una forte accentuazione di questo andamento negli ultimi anni”. E il trend rischia di diventare ormai strutturale. I più penalizzati, neanche a dirlo, sono i giovani e la componente femminile del mercato del lavoro.
In teoria la Toscana, ha reagito a questi anni di recessione con dati critici, ma non drammatici: il tasso di disoccupazione 2010 è al 6,1%, contro l’8,4% della media italiana. E’ vero che le cifre toscane, tutto sommato contenute, potrebbero impennarsi all’improvviso se i circa 40mila lavoratori in Cassa integrazione a marzo 2011 fossero licenziati e non riassorbiti, ma il vero deterioramento sta appunto nella tipologia di lavoro che si va ormai diffondendo. Speranze di un’inversione di tendenza? “Dentro la crisi il trend è questo ed è difficile che inverta la rotta, finchè almeno non si stabilizzerà la ripresa economica nei vari settori”.

 

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