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Non profit dello sport: il profilo e i protagonisti Società

Roma – L”Istat scatta la fotografia del non profit dedito alle attività sportive: è il non profit più diffuso in Italia, tra i più giovani settori non profit (il 23% dei volontari è under 30), più della metà delle istituizioni che lo compongono sono nate negli ultimi dieci anni. Il privato è la principale fonte di finanziamento. Ci lavorano un milione di volontari (per il 75% anche soci), 75mila lavoratori esterni e 13mila dipendenti, in prevalenza uomini: l’85% del lavoro è di tipo flessibile e riguarda principalmente l’organizzazione di eventi sportivi, corsi di sport e gestione di impianti sportivi . Dal 1999 le risorse finanziarie impiegate dal non profit sportivo – sia retribuite sia volontarie – sono cresciute del 93% dal 1999. Bolzano, Valle d’Aosta, Trento, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Marche sono i territori in cui l’attività sportiva è più diffusa.

Le istituzioni sportive costituiscono il settore più ampio del non profit italiano, pari al 30,8% delle  istituzioni non profit censite. Si tratta di istituzioni giovani, fortemente specializzate, radicate nel territorio, di piccole dimensioni e orientate in primo luogo al soddisfacimento dei bisogni dei propri soci.
Oltre sei istituzioni sportive su dieci sono nate nell’ultimo decennio, a conferma della particolare dinamicità del settore. Rispetto al 1999 la crescita è del 63%. Nel settore è attivo un milione di volontari, 13 mila lavoratori dipendenti e 75 mila lavoratori esterni. Tra il 1999 e il 2011 le risorse (retribuite più volontarie) crescono del 93%. I volontari che operano nelle istituzioni sportive sono tra i più giovani, il 23,7% è under 30.
Tra le risorse retribuite prevalgono le forme di lavoro flessibile: l’85% è costituito da collaboratori coordinati e continuativi, collaboratori a progetto e prestatori d’opera. Nel settore sportivo è alto il livello di partecipazione dei soci alle attività delle istituzioni di cui fanno parte: il 75% dei volontari nello sport è anche socio. Nel corso del 2011 oltre 6.800 istituzioni sportive hanno erogato i propri servizi a persone con specifici disagi. Il privato è la principale fonte di finanziamento. Contributi degli aderenti e vendita di beni e servizi, le prime voci di bilancio. Sono questi i principali dati divulgati oggi da Istat nel rapporto statistico “Il profilo dello sport nel non profit e i suoi portagonisti” che analizza, sulla base del Censimento delle istituzioni non profit, le principali caratteristiche delle istituzioni non profit che svolgono attività sportive .

Le istituzioni sportive sul territorio sono 99.920 unità locali (pari al 28,7% del totale). In media queste contano un numero di unità locali inferiore rispetto a quanto rilevato in tutto il settore non profit, con una quota più elevata di unità istituzionali unilocalizzate (88%, rispetto all’81% per il totale). A livello regionale, la Provincia Autonoma di Bolzano (con 5,2 volontari e lavoratori retribuiti ogni 100 abitanti), la Valle d’Aosta (4,9), la Provincia Autonoma di Trento (4) e il Friuli Venezia Giulia (3,9), si confermano, anche in relazione alle attività sportive,non profit sport Istat mappa i territori a più alta vocazione non profit, subito seguite da Toscana e Marche (vedi mappa Istat). In generale, le regioni del Sud e la Sicilia presentano una incidenza sulla popolazione meno elevata, rispetto alle regioni del Nord. Tra i territori del Mezzogiorno si conferma il risultato positivo della Sardegna (con 2,3 risorse umane per cento abitanti), mentre il Molise (1,9), l’Abruzzo (1,8) e la Basilicata (1,6), sono, tra le regioni del Sud, quelle a più alta vocazione sportiva.

I risultati dell’indagine Istat in dettaglio
Al 31 dicembre 2011, le istituzioni non profit che svolgono in via prevalente attività sportive sono 92.838, pari al 30,8% del totale delle istituzioni non profit censite. A queste si aggiunge il 7,7% di istituzioni, che svolgono attività sportive come area di intervento secondaria, per un totale di 114.287 unità. Lo sport nel non profit conta sul contributo lavorativo di un milione di volontari1 e 75 mila lavoratori esterni (collaboratori coordinati e continuativi, collaboratori a progetto, prestatori d’opera). Il lavoro volontario rappresenta il 92,2% delle risorse lavorative utilizzate. La struttura organizzativa delle istituzioni sportive è di carattere quasi esclusivamente associativa (il 98,5% delle unità), mentre le affiliazioni da parte di persone fisiche (ovvero il numero di soci/associati con diritto di voto) sono circa 8,6 milioni. Dal confronto con i risultati della rilevazione censuaria de1999 emerge la forte dinamicità del settore: le istituzioni sono cresciute del 63%, i volontari dell’84,6%, i lavoratori retribuiti sono più che triplicati. Più della metà delle istituzioni sportive rilevate è di recente costituzione, il 61,5% è sorto dopo il 2000 (a fronte del 51,1% del totale non profit). Le istituzioni sportive storiche, nate prima del 1970, rappresentano solo il 4,1% del totale (7,1% nel totale del non profit).

Considerando i settori di attività in cui le organizzazioni operano, si rileva un’elevata specializzazione  di quelle sportive: il 67,2% delle unità svolge solo attività core. Del restante 32,8% (che svolge più di un’attività), l’82,3% si occupa anche di ricreazione e socializzazione, il 29% di attività culturali e artistiche, il 10,9% di protezione dell’ambiente, il 6,6% di istruzione primaria e secondaria, il 5,5% di assistenza sociale e protezione civile e il 4,4 di protezione degli animali.

I servizi erogati. Il 65,8% delle istituzioni organizza eventi sportivi, il 60% corsi per la pratica sportiva e circa un quinto (23,5%) gestisce impianti sportivi. Tra gli altri servizi prevale l’organizzazione di eventi, feste, sagre e altre manifestazioni (realizzati dall’8,5% delle unità rilevate), seguono l’organizzazione di viaggi ed escursioni (4%), di spettacoli di intrattenimento (3,5%) e la gestione di centri aggregativi e di socializzazione (2,7%). Riguardo ai destinatari dei servizi erogati, le istituzioni sportive mutualistiche, cioè quelle orientate al soddisfacimento dei bisogni dei propri soci, sono nettamente prevalenti, raggiungendo una quota pari al 61,7%, molto superiore al valore registrato complessivamente nel settore non profit, pari al 38,2%.

Di rilievo l’attività orientata a persone con specifici disagi. Sono 6.816 (pari al 13,6% del totale di istituzioni
non profit che erogano servizi a persone con disagio) le istituzioni sportive che nel corso del 2011 hanno erogato servizi a particolari categorie di soggetti svantaggiati. Il 72,5% di esse si rivolge, in particolare, a individui disabili o non autosufficienti. Nella maggior parte dei casi i servizi riguardano l’organizzazione di corsi per la pratica sportiva (84%) e/o di eventi sportivi (69,7%); l’8,8% delle istituzioni considerate ha realizzato interventi per l’integrazione sociale dei soggetti deboli o a rischio; l’8,2% si è occupato della gestione di centri aggregativi e di socializzazione e il 7,9% ha organizzato viaggi ed escursioni.

Le istituzioni sportive hanno dimensioni più contenute rispetto a quelle rilevate nel complesso del non profit, contando in media 11 volontari (rispetto a 16), 1 lavoratore retribuito per istituzione (3 in media nel totale del non profit), 93 affiliazioni per istituzione (187 nel totale). Anche in termini di dimensione economica si registrano valori medi più ridotti: le entrate per istituzione sportiva ammontano a 52mila euro a fronte di 212mila euro rilevate in media nel non profit. Il settore è caratterizzato da una maggiore presenza maschile sia tra i volontari (pari al 77,8%, a fronte del  22,2% delle donne) che tra gli occupati (pari al 66,5%) e anche da una forte presenza di giovani: il 23,7% dei volontari ha infatti meno di 30 anni. Tra le nuove generazioni di volontari cresce comunque la partecipazione femminile (pari al 37,1% dei minori di 18 anni e al 26% tra i 19-29enni).

Il contributo del lavoro dipendente è molto modesto, pari all’1,2% delle risorse umane complessivamente impiegate (a fronte di una quota nazionale dell’11,9%) mentre la quota di lavoratori esterni è di circa 2 punti percentuali superiore alla quota rilevata per il totale del non profit (6,6% nelle istituzioni sportive rispetto al 4,7% nel complesso). I risultati del censimento suggeriscono pertanto, che l’organizzazione del lavoro all’interno delle istituzioni è basata su forme contrattuali flessibili, i quali riguardano soprattutto figure professionali come atleti, allenatori, accompagnatori, istruttori e altri (61mila soggetti, pari al 69% del totale dei lavoratori retribuiti – dipendenti e lavoratori esterni – di cui 35mila uomini e 26mila donne).  Nel corso del 2011 le istituzioni sportive hanno registrato un flusso di entrate economiche di oltre 4,8 miliardi di euro (7,6% del totale relativo al non profit) e di uscite di oltre 4,7 miliardi di euro (8,2%). Le istituzioni sportive risultano di dimensioni contenute anche sotto il profilo economico: il 2,6% soltanto delle istituzioni sportive (a fronte del 7,8% per il totale) hanno entrate superiori a 250mila euro, mentre sono molto numerose le istituzioni sportive nelle classi di entrata di piccole o medie dimensioni.

Le entrate di fonte privata rappresentano l’88,6% del totale, di cui il 41,3% proveniente da contributi annui degli aderenti e il 28,5% dalla vendita di beni e servizi. Quelle di fonte pubblica rappresentano l’11,4%. Per quanto riguarda le uscite, si rileva una quota di spese per l’acquisto di beni e servizi pari al 54,2%, nettamente superiore a quella del totale del non profit (38,1%). Di contro, si registra una quota minore di spese per il personale retribuito (rispettivamente del 24% rispetto al 35,2%). La voce “spese per i collaboratori esterni” (7,5%) supera quella dei dipendenti (6,7%), mentre il restante 9,8% delle spese è per rimborsi a volontari, un valore significativamente più alto rispetto al totale del non profit (pari all’1,5%).

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