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Nora e Antigone My Stamp

Firenze – C’è un po’ dello spirito di Antigone nella Nora di Casa di bambola. Quando Krogstad l’avverte che le leggi non tengono conto delle motivazioni per cui si è commesso un reato, Nora risponde allora sono cattive leggi

Può essere una nuova chiave di lettura dell’intera vicenda (recentemente messa in scena alla Pergola di Firenze per la fregia di Andrée Ruth Shammah) perché anche il contrasto con il marito Torvald Helmer nasce proprio dal fatto che quest’ultimo è sconcertato,impaurito dallo scandalo non ha ,invece, comprensione né tanto meno gratitudine per quella donna che ha violato le leggi ma con motivazioni di forte spessore etico.

Il dramma di Nora ,vezzeggiata come una bambola e che si atteggia lei stessa a bambolina per compiacere il marito ma che è in realtà una donna forte e di grande spessore umano, affronta uno degli aspetti più significativi del rapporto tra legalismo e legalità.

Nora è di solito e giustamente considerata un archetipo dell’emancipazione femminile all’inizio del XX secolo e sono celebri le sue battute “ Svanita la minaccia, placata l’angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. Ed io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio […]

E’ noto anche quanto il dramma di Ibsen avesse suscitato all’epoca scandalo, polemiche ed Ibsen in una rappresentazione in Germania dovette addirittura a cambiare il finale, perché l’attrice protagonista si rifiutò di recitare la parte di una madre ritenuta da lei snaturata.

Casa di bambola denuncia della condizione femminile del XIX secolo la ribellione di Nora è un segnale d’emancipazione che apre la strada ad un profondo cambiamento. Ritengo però opportuno sottolineare un altro versante interpretativo che oltrepassa le vicende storiche della condizione femminile ma si lega anch’esso al cambio d’epoca alternativa facendo leva su un diverso rapporto tra etica e diritto.

Perché se è vero che tout comprendre c’est tour pardonner e devono esserci dei limiti al relativismo giuridico, è altrettanto vero che le motivazioni di ordine etico e sociale non possono restare estranee all’interpretazione della legge senza cadere nelle angustie del formalismo giuridico. Summum ius, summa iniuria afferma l’ iperbole riportata da Cicerone nel De Officiis. Un’iperbole,appunto, ma che serve a porre in modo icastico l’attenzione sui rischi del formalismo svincolato da riferimenti etici e assiologici.

La cultura della legalità si distingue dal mero legalismo proprio perché non riguarda una pedissequa applicazione della legge ma offre un’interpretazione che nel rispetto del dettato normativo si radica nel contesto sociale.

Né basta stabilire un rapporto fra diritto positivo e valori condivisi da una determinata convivenza sociale ma c’è necessita di avere dei battistrada nello spezzare l’involucro delle convenzioni che sono poi quelle della rispettabilità, dell’onore di Torvald ,per affermare valori di portata universale.

Anche in questo aspetto leggo quel crollo del ‘maschile’ di cui ha parlato la regista Andrée Ruth Shammah che ha posato la sua attenzione ma sulla solitudine dei personaggi maschili, che vengono tutti interpretati dall’estro espressivo di Filippo Timi.  E sempre con questa chiave di lettura ritengo la ribellione di Nora, nella notevole interpretazione di Marina Rocco, inizia a manifestarsi proprio nella frase  “Allora sono cattive leggi” che mi ha richiamato ad Antigone e ai valori universali ma anche alla crisi di un mondo borghese intriso di convenzioni e di stereotipi.

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