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“Il Re Porco”, la trama e l’interpretazione Rubriche

Come nella fiaba del tipo La bella e la bestia, l’umanizzazione potrà venire solo quando una sposa affronterà le prove necessarie: prima di lei due spose sono state uccise dal Re Porco, e rappresentano due fallimenti che precedono e preparano la sua entrata in scena. L’uccisione avviene come per magia, con un ago calamitato, oggetto misterioso forse anche per la narratrice stessa, che nominandolo per la seconda volta, come rivolgendosi allo stesso Imbriani, dice: Prende l’istess’ago, cos’era?
La prova di Ginevra bella è fra le più lunghe e dure fra quelle delle fiabe: deve consumare sette paia di scarpe di ferro, sette mazze e sette vestiti di ferro, e deve anche riempire sette fiaschettini di sue lacrime.
A una disgrazia che dipende dal femminile materno corrisponde una riparazione effettuata dal femminile della sposa, che dopo aver finito il suo compito deve anche svegliare il Re Porco dall’oblio: merita certo il finale felice.
La fiaba, presente nell’edizione napoletana della Novellaja fiorentina (1871) potrebbe aver ispirato la novella evocata da Giosuè Carducci in Davanti San Guido (1874):

O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!
— Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare
.

Come in tutte le fiabe si procede da una condizione disumana, o da un rischio mortale, legati alla famiglia d’origine, verso il lieto fine che rappresenta la piena autonomia – l’ascesa al trono – e la fine della solitudine – le nozze. La complessità e la difficoltà della vicenda sono da intendere in questa fiaba come l’arduo lavoro di elaborazione del lutto da parte della protagonista femminile, e la difficile umanizzazione nel protagonista maschile. Figure femminili disseminano ostacoli – la vecchia mendicante, la regina madre, le prime due spose, la sposa usurpatrice, impediscono se intesi a dovere possono – figure femminili li rimuovono o li superano – Ginevra e le vecchiette che donano la nocciola e la mandorla magiche. Il re padre non esiste, non viene neppure nominato: come nella vita questa mancanza è un ostacolo quasi insormontabile nel cammino che porta alla condizione adulta. Ma le fiabe mettono in scena ostacoli insormontabili per raccontare come si possa sempre cercare una via per superarli: qualcuno, tanto tempo fa, lontano lontano, ce l’ha fatta.
E se escono tesori dalla nocciola, dalla noce e dalla mandorla ricevuti in dono lungo il cammino, bisogna sacrificarli senza esitare, anche se niente ci garantisce il successo: le galanterie se le prende la regina usurpatrice che alloppiando il vino del re gli impedisce di sentire la povera Ginevra. Ma cosa sono le galanterie? Tra il 2006 e il 2007 a Palazzo Pitti si è potuto vedere quel che resta della straordinaria collezione di galanterie di Anna Maria Luisa dei Medici, che da Düsseldorf le portò a Firenze, quando nel 1716 rimase vedova dell’Elettore Palatino. Oggetti preziosi per l’arte e i materiali, talora veri e propri gioielli, accrescono la loro magia nelle fiabe, dove escono da una noce e saltano autonomamente. La fiaba popolare custodisce spesso segreti tesori di cui nemmeno lo stesso narratore è consapevole, perché in un altro tempo qualcuno possa goderne.

I genitori e gli insegnanti che intendono la fiaba nel suo significato non letterale, concreto, simile a quello del sogno notturno, delle fantasie a occhi aperti e di tanti film contemporanei, potranno leggere il Re Porco ai loro bambini.

Adalinda Gasparini

Presentazione
Vittorio Imbriani nato a Napoli nel 1840, figlio di un liberale costretto all’esilio e di una madre appartenente alla famiglia dei Poerio, letterati e patrioti, da bambino visse all’estero con la famiglia, e studiò a Zurigo e a Berlino, fu volontario nella seconda guerra di indipendenza (1859) e garibaldino (1866), e protagonista di molti duelli, che gli causarono seri problemi giudiziari. Venerò de Sanctis le cui lezioni seguì a Zurigo, ma ruppe con lui per divergenze politiche: hegeliano conservatore, polemizzò con stizza contro la sinistra italiana del tempo. Dalla sua posizione anticonformista dedicò per primo l’attenzione che meritava al gran Basile, che Benedetto Croce avrebbe in seguito tradotto, definendo lo Shakespeare della favola l’autore del primo e del più bel libro di fiabe pubblicato nel mondo: Il cunto de li cunti o Pentamerone (1634-1636).
Fra relazioni sentimentali turbinose e rancori per i riconoscimenti ufficiali che mancavano, forse a causa del suo forte anticonformismo – la cattedra di letteratura italiana a Napoli alla quale da tempo aspirava gli sarebbe arrivata solo quando era tanto malato da non poter tenere nemmeno una lezione, due anni prima della morte avvenuta nel 1886 – Vittorio Imbriani scrisse raccolte di storie popolari, saggi, testi politici, racconti e romanzi. Durante un soggiorno fiorentino raccolse le fiabe fiorentine della Novellaja, ascoltandole e stenografandole personalmente da narratori e narratrici analfabeti, con un rispetto e un’intelligenza che hanno preservato la freschezza e lo spessore della tradizione popolare. Chi ancora non conosca Vittorio Imbriani può farsi un’idea della sua cultura leggendo questa fiaba con i dotti riferimenti che le seguono, relativi a favole sia del passato che delle raccolte a lui contemporanee. L’edizione del 1877 è liberamente accessibile online: http://www.archive.org/stream/lanovellajafior00imbrgoog#page/n10/mode/2up

Riferimenti
La Novellaja fiorentina. Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare da Vittorio Imbriani. Ristampa accresciuta di molte novelle inedite di numerosi riscontri e di note, nelle quali è accolta integralmente La Novellaja milanese dello stesso raccoglitore. Livorno: Tipi di F. Vigo 1877. Pp. 168-175. [Prima edizione:  1871]
La Novellaja fiorentina on line: http://www.archive.org/stream/lanovellajafior00imbrgoog#page/n10/mode/2up; consultato il 9 ottobre 2011.
La Novellaja fiorentina, ristampa anastatica, prefazione di Marcello Vannucci; Palermo: Edikronos 1981.
Adalinda Gasparini, Re porco e i bambini narratori (1997), http://www.alaaddin.it/_PUBBLICAZIONI/PU_1997_Re_porco.html


 

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