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Novecento a Villa Bardini: inediti percorsi delle collezioni private fiorentine Cultura

Firenze – “Nel passato il gusto di raccogliere era legato all’orgoglio della proprietà e però il collezionista era geloso delle sue cose. Oggi il collezionista sente la responsabilità sociale dell’opera sua, espone i suoi quadri che tutti possano vederli e anzi assegna alla sua raccolta un uso preciso di migliorare il gusto e raffinare la cultura in generale” così scriveva Lionello Venturi, una sensibilità che è stata ben dimostrata dai numerosi collezionisti privati che hanno aperto le porte delle loro case e prestato le opere che accanto a quelle di collezioni pubbliche e di istituti bancari da domani saranno in mostra a Villa Bardini per “ Toscana ‘900. Da Rosai a Burri. Percorsi inediti tra le collezioni fiorentine”.  La mostra, all’interno del progetto Toscana ‘900 Piccoli Grandi Musei, organizzato da Ente Cassa di Risparmio di Firenze, regione Toscana in collaborazione con la Consulta delle Fondazioni di origine bancaria della Toscana è stata presentata stamattina in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Michele Gramigni Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini Peyron, Carlo Sisi direttore scientifico del progetto Toscana ‘900, Elena Pianea dirigente dell’assessorato alla cultura della Regione Toscana e le due curatrici della mostra Lucia Mannini e Chiara Toti.

Un  patrimonio ricco di collezioni novecentesche, non accessibile al pubblico e sconosciuto ai più  che per la prima volta viene esposto al pubblico, un percorso selezionatissimo di opere provenienti dalla collezione del Monte dei Paschi di Siena, dall’Archivio Bonsanti, dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, dalla Biblioteca Nazionale  Centrale , dall’Istituto D’arte di Porta Romana e infine la seconda parte della mostra con opere del collezionismo privato del primo e secondo novecento. “Donne per le scale”, l’immagine scelta per la rassegna  e “Vaso di fiori” di Antonio Donghi, l’artista italiano più legato alla tradizione classica, introducono alla visione delle opere provenienti dalla collezione del MPS, che ha inglobato anche quelle della Banca Toscana come il capolavoro di Ottone Rosai “I giocatori di Toppa” 160×200 cm. del 1928, già in collezione di Enrico Vallecchi, un’opera maestosa che eccezionalmente ha lasciato la parete nella sala del consiglio della sede fiorentina MPS, in perfetto dialogo con un’altra opera, “La scuola” di Felice Carena del 1928, un olio su tela 170X318, che rappresenta una lezione di nudo all’Accademia di Belle Arti, dove l’artista insegnò per molti anni, un’opera che era conservata a Pittsburg e che poi rimessa sul mercato è stata acquisita dalla Banca Toscana.

Nel 1928 il mercante francese Léonce Rosemberg affidò ad alcuni artisti italiani tra cui De Chirico e Savinio, la decorazione della propria casa attraverso dei panelli, quasi dei souvenir d’Italie, uno della serie realizzato da Gino  Severini dal titolo “L’équilibriste o Maschere e rovine” condivide la sala con “Composizione con cattedrale” di Mario Sironi e un’opera di Alberto Burri del 1951 che appartiene al primo periodo di attività dell’artista di cui quest’anno si celebra il centenario. Il ritratto è il filo rosso che lega le opere selezionate da quattro fondi dell’Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux, dai piccoli ritratti di Leonetta Pieraccini, moglie di Emilio Cecchi, ai gessi di Quinto Martini, ai dipinti di Adriana Pincherle, alle opere di Pier Paolo Pasolini. E’ nel clima stimolante degli inizi del Novecento che all’Accademia di Belle Arti nasce una vasta collezione di disegni, frutto della “chiamata agli artisti” da parte di Felice Carena e rappresentata da opere dedicate alla figura e al nudo. Casorati, Morandi, Sironi, Marini, una raccolta importante, per l’occasione molti dei disegni in mostra sono stati restaurati grazie all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

In una stanza- scrigno una selezione della celebre collezione di Loriano Bertini, acquisita nel 2000 dal Ministero dei beni culturali ed affidata alla Biblioteca Nazionale di Firenze per la conservazione, pezzi rarissimi, dal “Depero futurista” a le litolatta di Marinetti e D’Albisola, al poema quadro di Blaise Cendras e Sonia Delaunay al libro scatola di Marcel Duchamp, fino ai più recenti libri d’artista di Capogrossi, Andy Warhol, Enrico Bay. Alcuni pezzi storici documentano l’attività dell’Istituto d’Arte di Porta Romana di cui Libero Andreotti fu direttore dagli anni venti, il modello in gesso del “Gruppo delle giraffe” di Bruno Innocenti e Francesco Prosperi e i curiosi batik degli anni ’30, tra cui quello dedicato alle Feste fiorentine, alle Olimpiadi e agli Avanguardisti al campo. Infine le due sale delle raccolte private fiorentine, Nomellini, Balla, Oscar Ghiglia, Picasso,Rosai, Casorati, Conti, Balla, Thayaht, Broglio, De Chirico, Martinelli, Libero Andreotti e di Soffici due cartoni del 1914 realizzati per la casa di Bulciano per la sala dei manichini  di Giovanni Papini, difficilmente esposti al pubblico, per il primo novecento. A seguire l’astrattismo classico di Vinicio Berti e Gualtiero Nativi, un decollage di Rotella, continuando con Rotella, di Pascali un “Guerriero” del 1964, Manzoni, Fontana, Bonalumi, Castellani, Henry Moore e Kan Yasuda, concludono il viaggio nel collezionismo privato toscano della seconda parte del Novecento.

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