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Novoli una e mille, gentrificata e resistente Cultura, Opinion leader

Firenze – La mostra fotografica sul tema del mutamento velocissimo che Novoli sta subendo, osservando, in parte accogliendo e in parte resistendo, organizzata da Agenzia di Stampa DEApress, ARCI Novoli, Dipartimento di Architettura-Festival MEDIARC-Dida-Unità di Ricerca PPcP -Università degli Studi, prima tappa del progetto del Centro Studi, Ricerche, Archivio D.E.A. e l’Associazione UnoCultura “Firenze old/new,  è uno di quegli eventi che colpiscono in pieno come un pugno salutare. Le immagini, tantissime, scattate dai fotografi allievi della scuola Dea e da colleghi professionisti, ospitati nella stanza superiore dell’Arci Novoli e nel tendone del giardino, sono di una tale forza e qualità da riuscire a tagliare d’un colpo il flusso dei cliché sulle periferie.

I motivi sono molti. Intanto, ogni fotografo ha voluto “prelevare” dal suo vissuto (quasi tutti risiedono a Novoli) un tema, un interrogativo, una particolare impressione-riflessione della sua anima che, collegate al percorso visivo degli altri colleghi, rendono l’idea (di ogni evidenza per ciascun cittadino che si trovi a passare in questa zona della città) di uno specchio in cui la realtà si spezza e si rifrange in mille immagini diverse, che cercano faticosamente di ritrovare la propria unità cozzando le une contro le altre, unendosi e litigando, facendo pace e aggredendosi di nuovo.

novoli-buona

Così, dal fulmine che si scarica in un cielo notturno nella selva urbana di acciaio e cemento, al vuoto metafisico del polo studentesco in cui campeggia un gigantesco e straordinario murales a colori che ricorda i curdi e la loro lotta, alla coppia di anziani che si dirige verso una meta indefinita, spaesata e sola, dentro uno sfondo di architetture rampanti al cielo, fino all’enigmatico bianco e nero del campanile (visto dall’interno) di San Donato in Polverosa dove si appoggia la poderosa figura di un uomo con le braccia conserte, quasi simbolo di un’umanità in attesa,  alla raccolta minuziosa e precisa, orientale, di una serie di istantanee di vita quotidiana, all’enorme pugno chiuso che campeggia nell’hotel occupato, tutto prende il vigore di un enorme, precario, combattente affresco di contemporaneità contraddittoria e in movimento.

ghost-museum

Movimento, dinamicità e fluidità dell’esistere contemporaneo che ha il suo apice in una potente e straordinaria installazione centrale, che appesa al soffitto ondeggia libera nell’aria, quasi a rappresentare il suo carattere di Ghost Museum, e che è costituita da immagini, straordinarie come archetipi della modernità, di murales ormai cancellati dalla “terminazione” di un’occupazione, quella di via Toselli, che è stata cancellata insieme a tutte le sue opere d’arte ormai da qualche tempo. Cancellata dalla terra, ma non dalla memoria, in una sorta di “passaparola” che attraverso una specie di “ponte” artistico è riuscita a trasferirsi da una forma d’arte (quella dei writers urbani) a un’altra, quella della fotografia.

E’ tutto? No, non è tutto. Perché esiste, al termina di questa visita che ha del mitologico, ancora un altro capitolo, un’altra dimensione, che è quella della Novoli “migrante”, quella del racconto di Novoli che hanno fatto i ragazzi richiedenti asilo, e che muta ancora una volta pelle: non più cantieri e palazzi direzionali, anziani e studenti, notturni quasi infernali e amicizie multietniche; siamo, nella propaggine esterna della mostra, in una Novoli segnata dai racconti di chi cerca, nella sua nuova terra, di agganciarsi a ciò che in qualche modo sia riconoscibile, sappia di passato, di una memoria famigliare. Ed ecco che balza prepotente allo sguardo la Novoli ri-mappata dai migranti: percorriamo così  via Lungo l’Africa, con i suoi ragazzi neri occupati nella quotidianità del vivere, o via dello shampoo, là dove ci si può lavare, o via del riso ala salsa di arachidi, o sbattiamo su una pulsantiera piena di nomi stranieri, da tutte le parti del mondo. E’ una Novoli virtuale, o è la nuova reale Novoli che sbuca da sotto il vecchio mantello della città che muta, occhieggiando dagli strappi della coperta? Non solo. Ogni storia, ogni scatto, ha il suo motivo e la sua ragion d’essere in un altro, precedente scatto, che misura e appella il nuovo e successivo, in una catena infinita di rimandi che ha il suo culmine nella foto dei fotografi che scattano mentre sono scattati.

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Il lavoro è corale, la regia, di Silvana Grippi, Deapress, fotogiornalista di conclamata e nota esperienza, non ha sbavature. La presentazione che, come nota l’architetto e docente universitario Alberto Di Cintio, ha forse il torto di non valorizzare i singoli autori, ha tuttavia il pregio, con il suo susseguirsi senza fiato apprestato con materiali poveri (plexiglas, cartoncini) di materializzare quel senso di fretta, di indeterminatezza, di precarietà e non finito che si respira nello stesso quartiere, sventrato dalla tramvia in fieri, e fra gli stessi abitanti, frastornati, assenti ma tuttavia “resistenti”.

In un precedente articolo avevamo richiamato l’attenzione sulla gentrificazione del luogo. Vorremmo, su suggerimento degli stessi artisti, rettificare qualcosa: la gentrificazione che si sta compiendo coinvolge tutta la città, a cominciare dal suo centro storico, ma trova a Novoli, sempre più lanciato verso il ruolo di centro direzionale cittadino, una voce collettiva  che sembra dire “va bene, ma ai nostri patti”. Un messaggio potente, che trova un’esemplificazione nel presidente dell’Arci che ospita la mostra (resterà visibile al pubblico almeno per altri 4 giorni), Romano Buccianti, novolino, che dice orgoglioso: “Verranno dipinti dei murales nel muro esterno dell’Arci. Proprio dove corre la tramvia”. Ecco, anche questa è Novoli.

I fotografi che hanno partecipato alla mostra:

Luca Grillandini, Francesca Dari, Shabba, Thomas Maerten, Stefano Mauricino, Marco Agresti, Andrea Berti, Silvana Grippi, Antonio; il gruppo dei ragazzi migranti coordinati da Serena Reale e Fatjona Seiko, la fotografa Zaklina Palinkee. 

Mostra fotografica “Novoli e le due trasformazioni”, circolo Arci Novoli, 9R.

foto: inaugurazione mostra, di  Andrea Berti

foto copertina: veduta di Novoli,  archivio stamptoscana.it

 

 

 

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