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Nuova assunzione a chiamata, Usb: “Un sistema che distrugge il welfare” Breaking news, Cronaca

Firenze – Un’altra assunzione nel Comune di Firenze ex art.110:  l’avviso pubblico è stato aperto oggi, si tratta di un conferimento di incarico di dirigente con la modalità della cosiddetta “chiamata diretta”, vale a dire senza concorso pubblico.. Niente di illegale, si affretta a precisare l’Usb comunale che rende nota la circostanza, ma si tratta di una scelta politica precisa, su cui si incardina la posizione critica dell sindacato di base.

“Vogliamo ricordare – si legge nella nota dell’Usb – che in questa fase sono in corso le trattative per il rinnovo del Contratto Decentrato, e le risorse messe a disposizione dall’Amministrazione, come bene sanno i colleghi,  sono talmente scarse che si discute sul come poter attribuire qualche spicciolo ai dipendenti che hanno il CCNL bloccato da oltre 8 anni”.

Il dubbio che viene posto dall’Usb è come mai, laddove ogni giorno  “si tagliano servizi a gestione diretta e ci si rifiuta di assumere, nonostante le possibilità di legge di procedere all’assunzione di personale nei servizi educativi, nei cimiteri ecc, si pensi invece solo ad assumere personale dirigenziale o similari a chiamata?”.

Per l’Usb c’è solo una risposta: si tratta di una precisa scelta politica che mira alla cessione dei servizi ai terzi per “finire di smontare il modello di welfare cittadino”.

Insomma, l’analisi politica di questa “processione” di assunzioni a chiamata diretta si spiegherebbe “solo come la messa in atto della precisa scelta, “tutta politica”, di azzerare i servizi diretti dell’amministrazione procedendo a una logica in cui la sussidiarietà è il principio guida”. Un disastro, dice Stefano Cecchi dell’Usb, in quanto “ a differenza di quanto affermato da esponenti del Pd , tutto ciò configura davvero quella macelleria sociale negata a parole”. 

Secondo il sindacato di base, il meccanismo è semplice: con la messa in moto di un modello che vede protagonisti gli appalti alle cooperative, si muta il “lavoro buono”, vale a dire tutelato, in “lavoro cattivo”, ovvero “si fanno crescere sacche di precarietà, ponendo anche le basi di un conflitto fratricida fra ultimi e penultimi della fila”. Un’osservazione che si basa sul “tradimento” del principio, spiega Cecchi,  “parità di lavoro, parità di salario”. Infatti, gli educatori delle cooperative guadagnano persino la metà circa di quanto guadagna un assunto dipendente diretto del Comune, una situazione che è vera anche in altri settori dei servizi. Una situazione che di per sé è già conflittuale, in quanto non si capisce il motivo per cui chi lavora alle dipendenze dirette del Comune debba essere più garantito e più pagato del lavoratore delle cooperative.

“Ma il principio è chiaro – conclude il sindacalista – si opera in questo modo per sbarazzarsi di lavoratori “garantiti” e far spazio a lavoratori “deboli”, sempre in ansia per una condizione precaria che non vedrà mai lo sblocco”. E a pagare “sono sempre lavoratori e cittadini”.

 In questo clima, lo sciopero del 29 maggio, che riguarda gli educatori degli asili nido, si trasforma, conclude l’Usb, in un momento di  protesta che “coinvolge tutti i precari, i cittadini, le fasce deboli della comunità, in quanto è un atto critico contro la logica dei servizi pubblici trasformati in sistema di appalti alle cooperative. Perciò lanciamo un appello a tutta la cittadinanza: è necessario fermare questa manovra, che è una concreta e ben poco mascherata macelleria sociale”.  

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