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La nuova generazione di “agit-pop” di Mogol Cultura

Firenze – La tentazione di usare questa definizione è troppo forte data l’assonanza fonetica e l’analogia concettuale (buona) con la sigla più o meno famigerata del mondo sovietico. Mogol ha avviato un grande road show per regioni italiani per raccogliere fondi, idee e sostegni per rilanciare la sua scuola, il Centro Europeo di Tuscolano che ha fondato più di 20 anni fa in provincia di Terni. La passione, la spinta verso l’eccellenza, l’esperienza di questi anni lo hanno convinto che è il momento di fare un salto di qualità non solo per lanciare il suo istituto, ma anche per rendere sempre più efficace la missione che si è posto: la cultura popolare, espressa dalla musica, non è più l’ancella della musica “alta”, ma uno strumento di espressione e di comunicazione che tocca le corde più profonde della sensibilità, dell’immaginazione e dei valori della gente.

Da qui l’idea che lo ha portato oggi al Consiglio regionale della Toscana dove si è incontrato con il vicepresidente Giuliano Fedeli e dal consigliere Paolo Bambagioni. Ai suoi interlocutori Mogol ha illustrato il suo progetto di formare professionisti competenti nel settore della musica popolare, tecnici esperti che si metteranno a disposizione della scuola e dell’università alle quali forniranno le conoscenze fondamentali di questa disciplina artistica. Formazione di formatori, nelle parole del più famoso paroliere italiano. “Agit – Pop”, insomma, se Mogol ci permette di usare questa definizione, che ricorda quella di Agit – prop  (il dipartimento per l’agitazione e la propaganda della vecchia Unione Sovietica), ma la rende benefica e positiva: questa figura integra e unisce tutte le forme culturali, non le divide come avveniva nella dialettica politica del dopoguerra.  

L’accordo con i vertici del Consiglio regionale per ora riguarda la messa a disposizione di un certo numero di borse di studio per permettere ai migliori studenti delle scuole superiori di partecipare al progetto. “Il pop musicale non è più qualcosa che fa parte di culture minori – ha spiegato Mogol – Esso ha trionfato nella seconda metà del Novecento e si è imposto allo stesso livello delle altre forme della musica: perché dove c’è musica bella si ha il diritto e il dovere di goderla. La cultura popolare, infatti oggi è affidata alle canzoni e si è evoluta”. Il musicista e letterato che insieme a Lucio Battisti ha contribuito alla formazione di un’intera generazione, perciò, ha sentito il dovere “di rispondere alle esigenze della gente”. Come esemplificazione di quello che possono fare i nuovi professionisti del pop, Mogol ha citato anche i talent show: sono loro che possono aiutare gli autori di questo format televisivo, collaborando per la parte didattica e la scelta di candidati più preparati. “La competenza non è un optional”, ha concluso.

Parlando con i giornalisti, Mogol ha illustrato gli aspetti principali dell’ultimo lavoro pop: La Capinera, opera lirica il cui libretto è ricavato dal romanzo di Giovanni Verga, Storia di una Capinera, e la cui musica è stata composta da Gianni Bella e che verrà presentata  nel 2016 al Festival di Erl in Tirolo. Intanto domani alcune arie saranno eseguite nel Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra dall’orchestra dell’Opera Italiana diretta dal maestro Michelangelo Mazza. 

Nella foto: Il Cet di Mogol ad Avigliano (Tr)

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