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Nuova squadra a Palazzo Vecchio, donne in primo piano Breaking news, Politica

Firenze – Nuova giunta, quello che appare sicuro è la velocità con cui il sindaco Dario Nardella, dopo la vittoria, si appresta a mettere mano alla nuova squadra. Nuova, nel senso che dovrà fotografare il peso specifico che le preferenze hanno fatto assumere ai vari assessori. E anche a certi consiglieri. Sul tavolo dunque ci sono intanto i bottini delle due “signore delle preferenze”, vale a dire Cecilia Del Re, assessore allo sviluppo economico nella giunta scorsa, imprendibile con le 2600 preferenze, e Sara Funaro, la seconda più gettonata, con 2006 preferenze, assessore uscente al welfare e casa. Senza dimenticare tuttavia gli altri due grandi prescelti, a partire dalle 1969 preferenze di Andrea Vannucchi, assessore uscente allo sport, alle 1615 di Federico Gianassi. Ancora, sempre andando per preferenze,  non è trascurabile il risultato di Letizia Perini, pari a 1293, in tandem con Cosimo Guccione, consigliere uscente, con 1196 preferenze, e buon risultato anche per Massimo Fratini, assessore uscente.

Il motivo di questa ormai risaputa conta dei voti, è l’importanza che prima della prova elettorale lo stesso sindaco Dario Nardella attribuì ai risultati personali, facendo capire che i “posti” sarebbero stati “guadagnati” anche attraverso i propri risultati. Così, non c’è dubbio, ad esempio, che il risultato di Sara Funaro abbia messo a tacere le voci che a vario titolo la davano come una delle maglie fragili dell’assetto di governo, in particolare con l’affacciarsi della presenza di Alessandro Martini, già assessore provinciale silurato da Matteo Renzi nel corso del suo mandato a Palazzo Medici Ricciardi, diventato poi potente e rispettato direttore della Caritas, sicuramente legato e vicino alla Curia fiorentina.

Ma parliamo di Cecilia Del Re, signora indiscussa dei “gradisco” dell’area Pd. Un assessore di competenza che ha saputo guidare i suoi uffici attraverso trasformazioni non sempre facili del tessuto economico fiorentino, con ottimi rapporti sia con il sindaco, sia con Renzi. Il suo risultato personale la fa balzare direttamente non solo nella prossima squadra di governo, ma anche, forse e a quanto si vocifera, a un livello più alto dell’assessorato,  forse addirittura alla poltrona di vicesindaco, spodestando una Cristina Giachi che, pur non impegnata nella tenzone elettorale, ha “obbedito” alla consegna di tenere fermo il pallino dell’attività amministrativa.

Cecilia Del Re ha fatto non solo un ottimo risultato, ma ha stabilito proficui e positivi rapporti con le associazioni e il tessuto commerciale della città. In primis, con il potentissimo gruppo che fa capo all’imprenditoria turistica, un insieme di relazioni, soggetti e interessi che sono e saranno sempre più importanti per il futuro della città e di quella “trasformazione” che il sindaco non ha mancato di sottolineare nell’immediata euforia della sua magica rielezione. Tutto ciò, unito al pesante sacco delle preferenze, potrebbero già indicarla come papabile e possibile vicesindaca in pectore.

All’esame, anche la seconda posizionata per preferenze, vale a dire l’assessore uscente a casa e welfare Sara Funaro, potrebbe risultare possibile candidata alla carica di vice. Un ruolo che potrebbe tenere per peso delle competenze (dal momento che nella veste di assessore alla casa ha potuto contare su un ottimo rapporto con i sindacati e una discreta positività nei rapporti con i movimenti e nel settore del sociale ha saputo guadagnare fedeltà e rapporti collaborativi con i vari soggetti coinvolti), in grazia al bottino elettorale e perché no, anche per la forza del gruppo di “contorno”, come ad esempio i rapporti “tradizionali” con le grandi famiglie fiorentine, coinvolte ad esempio e da sempre nella Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze, grande attore economico finanziario della città, ad ora nel bel mezzo di una serie di scaramucce e lotte per la presidenza, che vede agitarsi forze tradizionali come i Mazzei e homines novi come Salvadori, Quest’ultimo vicino a Nardella.

Non solo. Sullo stesso campo della Funaro si erge un peso da novanta, ovvero il potente ex direttore della Caritas Alessandro Martini. Bruciato da Renzi, vicino a Betori, nella sua attività alla Caritas ha consolidato i rapporti con tutto quel mondo dell’associazionismo cattolico molto vicino alla Curia. Sua aspirazione naturale, potrebbe supporsi, è il welfare e, volendo supporre che il sindaco (anche se i risultati elettorali non sono stati all’altezza delle aspettative) voglia comunque tenersi caro un’area importante della città, l’assessorato potrebbe essere “naturalmente” orientato in quella direzione. Ad ora, pur essendo apparentemente un anello “debole”, non si può ancora valutarne del tutto la forza: ad esempio, potrebbe anche assumere un ruolo importante di “garanzia”,  come la presidenza del consiglio per esempio. Rimane tuttavia un’importante pedina da giocare nello scacchiere dei nuovi interessi da ricomporre.

In tutto questo, è interessante il ruolo di Cristina Giachi, vicesindaco uscente. La scelta di non farla entrare direttamente nella tenzone elettorale, potrebbe voler dire che il sindaco uscente e rientrante ha voluto evitare una gara diretta a tre Funaro-Del Re-Giachi. Una mossa che sembra aver avuto il risultato odierno di un certo imbarazzo, per trovare un ruolo adeguato a una fedelissima che comunque ha la sua bella rete di contatti e consensi. Senza tuttavia dimenticare che la sua attività nella scuola, in questi anni, ha provocato polemiche e contrapposizioni. Che si chiamino privatizzazioni o no, i suoi interventi nelle scuole materne hanno prodotto divisioni e polemiche, fra genitori, insegnanti e operatori delle cooperative. Ma la linea, inutile nasconderlo, è quella della maggioranza. E se dovesse rimanere a piedi in questo giro, non bisogna dimenticare che fra un anno si gioca la partita delle regionali.

Fra i “nuovi” di contorno alle manovre per la nuova squadra, un ruolo rilevante e da non dimenticare potrebbe avere Cosimo Guccione, zingarettiano. Ed è proprio questa appartenenza, insieme al pacco di voti e senza dubbio all’ottimo lavoro svolto da consigliere nella consiliatura precedente, a rendere possibile l’ingresso di Guccione in Giunta, tenendo conto anche dell’operazione “autonomia” (da Renzi)  dichiarata ieri dal sindaco. Ma a parte ciò, è indubbio che Guccione in giunta sarebbe funzionale all'”alleanza”, perlomeno in chiave diga anti-Salvini e di cui bisognerà valutare la tenuta, con la componente zingarettiana fiorentina.

Senza poi scordare la questione Toccafondi. E’ vero che la sua lista non ha ottenuto consiglieri, ma l’alleanza conta e ha valore, anche per quella funzione di “blindatura dei fianchi” che ha svolto verso il centrodestra moderato. E di fronte a una richiesta di valorizzazione, ecco che potrebbe emergere qualcuno che ha un cognome di tutto rispetto per Firenze, Grazzini, e un portfolio non male di preferenze (691). Si tratta di Francesco Grazzini, figlio di Graziano. Grazzini, ovvero Comunione e Liberazione, di cui Gabriele Toccafondi è uno dei leader nazionali; non in giunta, ovviamente, ma comunque in qualche ruolo significativo.

Anche perché, come in molti commentano, la partita è ampia. Non c’è solo la giunta, il pacchetto è bello grosso. Intanto, almeno uno, fra gli assessori della vecchia squadra, è già stato “premiato”, grazie alla sua indubbia competenza; Lorenzo Perra a Publiacqua, che apre, come è evidente e oggettivo, una partita nuova su questo fronte, partita di relazioni fuori Firenze sul fronte dei servizi.

 

 

 

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