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Nuove dimensioni della libertà di stampa Opinion leader

Il tema della libertà di stampa, “pietra angolare dell’ordinamento democratico”, come ebbe a definirla già più di quaranta anni fa la Corte costituzionale, va, da un lato, affrontato oggi nella prospettiva della convergenza multimediale tra i diversi settori delle comunicazioni di massa, in un’ottica in cui il diritto interno deve essere integrato con quello europeo e quello internazionale, e richiede, dall’altro, un’impostazione all’interno non più del solo rapporto tra libertà ed autorità, ma della triangolazione tra libertà, potere ed autorità.
La tendenza all’internazionalizzazione della tutela dei diritti fondamentali presenta, vieppiù nel settore della libertà di stampa, alcune significative contraddizioni e rischi. Tra queste, con riferimento alle organizzazioni regionali di tutela dei diritti fondamentali, ed in particolare all’ordinamento dell’Unione europea, l’appannamento del significato del principio della riserva di legge conseguente all’espansione di una normativa che è il frutto di un assetto del potere legislativo del tutto atipico e che vede il coinvolgimento in misura sempre più rilevante delle Autorità di garanzia: in questo quadro, la sfera di garanzia tende a spostarsi dal piano delle fonti del diritto a quello degli organi, rafforzando la delicatezza sia dell’esercizio delle loro funzioni, sia della loro composizione e nomina, a tutti i livelli. Su questo piano, il tema della tutela multilivello della libertà di stampa è stato ampliato in Italia in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione ed all’attribuzione alle Regioni della competenza legislativa concorrente in materia di ordinamento della comunicazione.
Altro profilo di grande rilevanza è l’uso ambiguo che spesso si fa del termine diritti dell’uomo, che sembra non tener conto che uno dei problemi più gravi e difficili appare quello di fronteggiare una situazione in cui alcuni soggetti o gruppi sociali hanno assommato una somma tale di diritti che richiede non un arretramento dei pubblici poteri, ma, al contrario, un loro intervento alla ricerca di nuovi interventi contro gli abusi di chi esercita attività che inglobano ormai in sé tanto i profili della libertà di stampa quanto quelli di un “potere”: e, mentre la libertà va garantita e protetta, il “potere” va equilibrato e limitato, tema che sta mettendo in croce le legislazioni nazionali, ma che non può essere ignorato neppure a livello internazionale. Nella stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ad esempio, si sancisce che la libertà dei media ed il loro pluralismo sono rispettati (art. 11).
Così pure come gode ormai di protezione a livello sia costituzionale che internazionale non solo la libertà di espressione attraverso i media, ma anche il diritto all’informazione dei destinatari del messaggio informativo: la libertà di ricevere e comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera è ormai parte del patrimonio costituzionale comune in Italia come in Unione europea, ma non solo, anche se, come è noto, il punto presenta ancor oggi notevoli risvolti di criticità, particolarmente in alcuni Paesi la cui influenza sul piano globale sta progressivamente aumentando.
Questo pone alcuni interrogativi anche sull’attualità dell’esercizio del giornalismo come professione ordinata, almeno in Italia, in vista del rinverdimento di una sua legittimazione sul piano ordinamentale come qualificata mediazione critica di notizie in un momento in cui l’”eccesso di rumore” dei dati presenti in rete rischia di mettere paradossalmente in crisi l’utente meno provveduto.
Leonardo BIANCHI
 

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