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Nuovi antivirali epatite C, Rossi rivendica il diritto dei pazienti di poter guarire Società

Firenze – La Regione Toscana ha deciso di fare due esposti,  uno per la Procura di Firenze e l’altro per l’Autorità’ garante della concorrenza, riguardo all’esito negativo dell’ultima gara indetta dall’ente per acquistare dalle case farmaceutiche gli antivirali di nuova generazione contro l’epatite C e sopratutto fermare il contagio. Il presidente Enrico Rossi non la manda giù, visto di cosa si tratta, perchè la situazione non è chiara e comporta di fatto “un’omissione di cura”. E rivendica il diritto dei malati di epatite C, esclusi dal sostegno pubblico per l’accesso a questi farmaci, di poter guarire. L’Aduc, Associazione per i Dirittti dei Consumatori Utenti, chiede a Rossi di infrangere, altrettanto coraggiosamente, il sistema e acquistare gli stessi farmaci dove costano meno, come ad esempio in India.

Da circa un anno sono disponibili nuovi farmaci che agiscono in modo altamente specifico, capaci di eradicare l’infezione in oltre il 90% nei pazienti di Epatite C, grave malattia virale le cui complicanze cliniche comportano costi di cura del fegato molto elevati e che possono arrivare fino rendere necessario il trapianto d’organo.  Obiettivo della gara della Regione, andata a vuoto, era integrare le prestazioni assicurate dall’Aifa, ai fini del trattamento dei pazienti affetti da Epatite C. Visto il risultato negativo della gara Rossi ha deciso di opporre due esposti, spiegando così le ragioni dell’ente:  “La mancata partecipazione alla gara di alcuni – ha spiegato Rossi  – e la negazione da parte di altri di un ribasso sul prezzo dei farmaci antivirali, configurano l‘omissione di cura, la lesione all’integrità psico-fisica e l’alterazione anatomico-funzionale dei pazienti toscani, dato che è comprovata la capacità’ di quei farmaci di eradicare l’infezione”.
Lo scorso 22 luglio il presidente Rossi aveva denunciato, in audizione alla Commissione sanità del Senato “atteggiamenti di opposizione” delle case farmaceutiche per la scelta operata dalla Regione tesa ad aiutare i malati di epatite C. L’audizione di Rossi lo scorso luglio

 La Regione intendeva fermare il contagio, offrendo cure gratis a tutti gli oltre 26 mila toscani affetti da epatite C, con l’obiettivo di debellare definitivamente la malattia e, quindi, eliminare in futuro le spese per contrastarla. “Io non accuso nessuno – ha proseguito Rossi – però non ci vedo chiaro. E voglio che si faccia una valutazione più attenta delle due gare che abbiamo indetto in Toscana e del comportamento delle società farmaceutiche interessate”.

Esclusi da un trattamento con i farmaci innovativi, con oneri a carico del Sistema sanitario nazionale (SSN), sono circa il 90% dei pazienti affetti da epatite C: 405 mila dei 500 mila noti al SSN stesso. Nella audizione di luglio Rossi ricordava come, all’inizio del 2014, pur avendo il Ministro della salute dichiarato che l’elevato costo dei nuovi farmaci non avrebbe dovuto impedirne l’accesso alle terapie dei pazienti infettati dal virus dell’epatite C, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa)  ha successivamente disposto che solo i pazienti più gravi, rispondenti a specifici criteri, siano eleggibili al trattamento con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale, escludendo quasi la totalità dal sostegno e dal diritto di poter guarire.

Interviene il presidente di Aduc Vincenzo Donvito, pungendo Rossi, ma per un buon fine comune: “Rossi si sarà fatto avanti con un’iniziativa tra il disperato e la demagogia, e il problema rimane. Per chi è malato e per le finanze pubbliche che continuano a mantenere malati incurabili”. Aduc chiede coraggio e determinazione al presidente.  Se questo farmaco in India, per esempio, costa solo 600 euro, perché non lo si acquista in quel Paese?”.
Donvito non crede che gli esposti di Rossi possano cambiare la situazione, né tantomeno dare ragione alla Regione:
Vedremo i risultati di questi due esposti. Ma abbiamo buone ragioni per credere che verranno archiviate. A meno che i nostri giudici e i nostri guardiani della concorrenza e del mercato non decidano di stravolgere la nostra economia che, pur se non e proprio quella che si puo definire libera, comunque ci sembra che non costringa nessuno a mettere a disposizione del bene pubblico i frutti del proprio ingegno e della propria operosità. E conclude: “Non è forse con le forzature del presente, con la disponibilità di alcuni coraggiosi a infrangere norme e accordi in nome della salvezza delle vite, che si fa anche politica e storia?”

 

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