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Nuovi dehors: zatteroni balneari e catafalchi inamovibili Opinion leader

Ci viene detto che con i  dehors abbiamo un centro che può finalmente competere con quelli delle altre importanti città europee !! Come se i centri di Monaco e di Berlino fossero simili a quello di Firenze (stessa storia, stessa architettura, proprio uguali), o gli spazi di Parigi fossero quelli fiorentini.
Ci hanno riempito di dehors (bancarelle, piattaforme, trabiccoli o come vogliamo chiamarli), al di là di ogni immaginazione. “Basta al consumo di suolo? Cominciamo da questi- sottosistemi. per regimare ben altro!”.
Gli zatteroni davanti al Battistero per essere al top dovrebbero essere ingentiliti, a nostro modesto parere, da sabbia e ombrelloni (anche se invece del mare si gode, sbracati, la vista del Battistero …). Nel caso dei tre ripetuti ingombri è anche proprio il loro sporgere eccessivo che vanifica la trasparenza. Qui le sedie con spalliera squadrata e seduta in simil paglia plasticata marrone, di recente design, sono troppo ingombranti e rigide. Abbaraccamento da sgombero quando con la pioggia, o giorno di riposo, sovrammesse ai tavolini e coperte da telo verde. “Gentilmente” da eliminare.
Piazza delle Rupubblica offre due tipi di catafalco, inamovibili, di tre quattro gradini sopraelevati come se, anziché su una piazza si affacciassero su di un lago. Con pavimento in finta pietra/mattonelle; con soffittature quando strutturate ad arcate in metallo colorato chiaro, quando a coperture piatte, in parte apribili, con grandi fasce nel perimetro superiore; con sedie elaborate e divanetti da interni, stufe a fungo, enormi rispetto allo spazio; con chiusure laterali in plastica trasparente o vetro. Dehors uno accanto all’altro senza respiro neanche di fronte al portone principale, come sul lato Gilli Paszkowsi. Da ciò prevaricazione, soffoco, muro di potere negli spazi pubblici Il lato è completato poi dalla giostra e dal gabbiotto del giostraio ingraziosito da tanti lumini.
Quelli di piazza della Signoria, sono sei istallazioni con ombrelloni dai teloni marroni, e con la loro uniformità e quantità ed estensione sono “case inadeguate”/noiosa edilizia, però hanno stampigliato il giglio fiorentino che rimanda a Palazzo Vecchio ! … Piazza S. Maria Novella ospita invece fino al 1 maggio una fiera mangereccia di tipo campestre, uno snodarsi di scure case di legno con soffitti piatti a righe rosse e bianche. Della chiesa, dal fondo, appare solo il timpano…Crediamo di essere arrivati ad un punto di non ritorno: 56 architetti per partorire quegli obbrobri minimali (anni fa’ ci si lamentava delle fioriere di stile bolzanino con i sedili in legno e i fiori in mezzo,  poste al centro dei quadrivi delle vie). Le città italiane diventeranno tutte uguali, stessi dehors (Alemanno ci dicono li adotterà a Roma), stessi interni delle stazioni centrali, stessi negozi di firma, stessi negozi cinesi, stesse signore bionde a labbroni siliconati.  Bel risultato !
Potrebbe Signor Vicesindaco Nardella informarci (dato che nell’articolo non se ne parla) di quanto ci costano questi meravigliosi, stupendi dehors? Paola Fichera (La Nazione 6. 4. 2012) riferisce di un investimento, nel complesso, da circa 10 milioni di euro. A noi sembrano spesi proprio male! o forse è l’inizio del dolce “stil novo”/nuovo fiorentino?
Le piazze fiorentine e i loro palazzi con questi arnesi a fronte non sono più visibili. Si va al caffè solo per godere dei “gabbiotti” dehors. La città attualmente non è neppure paragonabile a una disneyland veneziana, è diventata solo un suk.  Il bisogno di distruggere e di non fare ciò di cui c’è veramente bisogno sembra animare chi ci amministra. Tutto ciò è lo specchio del nostro tempo, della nostra inciviltà, della nostra fretta di cambiamenti veloci su contesti storici illustri  Si occupano di noi, persone “ignoranti” nel senso latino, che non sono a conoscenza dei ‘linguaggi’, che ci offrono la traduzione delle Vite di Vasari (ci aspettiamo presto anche una traduzione della Divina Commedia!), che non considerano l’importanza storico-artistica della nostra città, “opera d’arte totale”, la sua necessaria  memoria, per il futuro.
Firenze non ha bisogno di abbellimenti, dovrebbe avere una manutenzione oculata ma essere lasciata nella sua rigorosa semplicità, nel grigio delle sue pietre, nelle strade bilanciate dai marciapiedi (alcune di esse sono diventate dei “corsi” paesani), senza botteghe a vomitata anche di prosciutti e salami a fronte di Palazzo Medici Riccardi (povero Lorenzo il Magnifico!), lungarni non con facciate colorate in giallo e arancio (come a Pennabilli).
  Fiorentini vi conviene gustare il vostro caffé in periferia godendo della vista delle colline in lontananza. Se Dante tornasse a Firenze, ma anche per non andare così lontano se tornasse il sindaco dell’alluvione, credo che non capirebbero dove sono capitati. Si può andare per armonie, si può andare per dissonanze, ma non sono consentite le stecche.
“La qualità che rende immediatamente bello un oggetto è l’uniformità con varieta” (1725, F. Hutcheson, Ricerca sull’origine delle nostre idee di bellezza e di virtù). 

Luciana Chiostri
Giovanna Gaeta Bertelà

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