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Nuovi orari a Careggi, la rivolta delle donne Cronaca

Perché rendere le cose difficili se con un piccolo sforzo possono diventare impossibili? A Careggi se lo stanno chiedendo in tanti e tra questi la maggioranza sono donne. Il motivo di tanto surreale interrogarsi sta nelle richieste (e nei rinnovi) dell’orario part-time, che l’Azienda è sì disposta a concedere alle dipendenti, ma a condizioni tutte sue. Fin qui, si potrebbe dire, nulla di strano: anche il part-time, come ogni altra reale o presunta conquista del mondo del lavoro, risponde a criteri prefissati. Qualora tali criteri subissero una ritoccatina, però, ci si aspetterebbe quanto meno che restassero nel bacino della logicità, della pragmaticità, dell’utilità e del buon senso, mentre ancora una volta ci troviamo di fronte a scelte spiazzanti che poco lasciano alla libertà e alla dignità della donna. Ecco quindi che la richiesta di un orario che permetta – poniamo – di portare un figlio a scuola, venga accolta a patto che il cartellino venga timbrato mezz’ora prima che la scuola stessa apra i cancelli.

È questa l’alternativa posta dall’AOU Careggi ai dipendenti e alle dipendenti che ne fanno richiesta; per lo più donne, si è detto, per l’indiscussa mole di responsabilità e impegni a cui la società o la natura le chiama. Lo stato attuale vede svariate richieste di rinnovi dell’orario parziale, ma ciò che conta non è tanto il numero di tali richieste, quanto il criterio grazie al quale queste vengono accolte. E il ritocchino sta qui. Se fino a ieri, infatti, sullo sfondo della legge Brunetta vigeva un accordo (firmato nel 2010 tra Azienda e organizzazioni sindacali) che prevedeva una serie di facilitazioni confacenti alle esigenze delle lavoratrici, questo è stato ad oggi rivisto unilateralmente dalla dirigenza, malgrado contemplasse una clausola di rinnovo tacito a parità di condizioni, clausola che, come sottolineano lavoratrici e, fra i sindacati, Fials, Cobas e Uil, US " ignorata tout-court". Non solo: rimescolate le carte in tavola, ci ricordano alcune sindacaliste, è anche "precipitata la percentuale di assunzioni part-time del 25% per ogni profilo professionale prevista dal contratto, assestandosi ad oggi a uno sconfortante 8%". Come dire che, in sostanza, quasi nessuno ottiene l’orario richiesto e quasi tutti, al contrario, trovano la sorpresa al momento della contrattazione.

Che l’odore del vento stesse cambiando, i sindacati lo avevano già intuito al momento del passaggio di testimone alla testa di Careggi, pochi mesi fa, a Monica Calamai. Ma, creata una commissione paritetica AOU-Sindacati per stendere una mappatura dei bisogni relativi al part-time (da plasmare sulla base dell’accordo del 2010), secondo le accuse delle lavoratrici sostenute dai sindacati, Careggi si sarebbe presentata al tavolo con un piano pronto, immodificabile. Un passo indietro per le donne, come hanno fatto notare i sindacati, “con la complicità delle donne stesse”. Non manca certo il rammarico per questo naufragio della solidarietà nella lettera aperta che UIL, Cobas, FIALS e US hanno inviato a tutte le donne di Careggi, Regione, Comune, Provincia e sindacati confederati, dove si denuncia il voltafaccia nei confronti dell’universo femminile spesso “perpetrato da donne ormai “arrivate” a ruoli dirigenziali”.

Monica Calamai ha risposto alla lettera dei sindacati, controbattendo la completa disponibilità dell’azienda a venire incontro alle esigenze delle dipendenti, ma non pare aver persuaso il mittente. Non almeno Maria Grazia Rizza (FIALS) che, se fissa l’origine dello stravolgimento all’interno di Careggi all’era Giovannini, non manca di sottolineare come vi siano ancora forti condizionamenti della vecchia gestione sulla nuova.
Non ha persuaso neanche Antonietta Porrini (UIL Fpl), per cui è inammissibile che la terza azienda sanitaria nazionale si presenti a sostegno dei diritti delle donne – tra cui, il più basilare, quello di assistere e crescere un figlio – salvo poi riconoscerli a modo proprio, sconvolgendo orari e turni (con la firma, peraltro, di una pentita CGIL), ignorando il regolamento siglato tra le parti e recuperando anche la discrezionalità offerta  dalla legge Brunetta.

L’ultima parola tuttavia non è stata ancora detta e la commissione, che non ha ancora concluso i lavori, si riunirà domattina. Nel frattempo, segnalano FIALS e UIL, sono arrivate alcune risposte alla lettera-appello, come quella di Sonia Spacchini, assessore provinciale alle pari opportunità, disponibile a un’analisi della situazione che veda realmente tutelati i diritti delle donne di Careggi. Donne che, se fossero un esercito, avrebbero tra le fila un po’ troppi collaborazionisti.

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