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Nuovo anno giudiziario, troppo lunghi i tempi della giustizia Cronaca

Nell'aula della corte di assise del nuovo palazzo di giustizia di Novoli è stato inaugurato oggi  il nuovo anno giudiziario 2013.  E Fabio Massimo Drago, il presidente della Corte d'Appello di Firenze, nel suo discorso introduttivo mette subito i puntini sulle i: ''Qualsiasi riforma della giustizia deve poter contare anche su un decoroso stanziamento finanziario di bilancio che ponga fine all'umiliazione di una questua quotidiana per ottenere dal Governo molto meno dell' indispensabile per il funzionamento degli uffici'', oltre allo "spirito d'abnegazione dei singoli o sulle eccelenze organizzative" magari affidate a "illuminati capi d'ufficio".  Perchè il vero problema, quello su cui Drago pone l'accento con forza, sono i tempi sempre più insoportabilmente lunghi della giustizia. E lo dice rilevando ''l'amara, ma oggettiva conclusione del permanere, salvo episodiche e circoscritte eccezioni, della consueta crisi legata alla eccessiva durata dei processi, con le stesse caratteristiche già illustrate negli anni passati e ciò nonostante i numerosi interventi di cui si sono fatti carico il Governo e il Parlamento con le recenti leggi e il Csm''.
Ed ecco i numeri che fotografano la situazione: nei processi civili 'la durata di un procedimento è passata dalla media dell'anno precedente di 898,58 giorni a quella di 952,62 giorni, +6,01%, evidenziando un lieve miglioramento rispetto all'aumento del +9,88% registrato l'anno passato rispetto al 2010'';  per quanto rgiuarda il penale, penale, la durata media ha subito un aumento passando dalla media di 410,37 giorni a quella di 479,07 giorni con una variazione pari a +16,74%''.
Passando all'Appello, la durata dei processi civili è aumentata del 6,01% e quella dei processi penali del 16,74%. Spiegazioni? Fra le altre, problemi di organico: ''Al 30 giugno 2012 la corte di Appello ha presentato una vacanza nell'organico di magistratura del 32,73%, pari a una diminuzione di 18 magistrati sui 55 previsti'', dice Drago.

Alcune problematiche sono poi state sottolineate per la loro gravità in particolare sotto il profilo sociale. Ad esempio, l'intensificarsi, nonostante manchino dati precisi, del fenomeno della riduzione in schiavitù di adolescenti maschi e femmine nella provincia fiorentina, o l'accrescersi delle rapine in casa denunciati da parte delle procure di Lucca e Pisa. Ma un vero e proprio grido d'allarme viene lanciato per quanto riguarda lo stato delle carceri toscane. E' il sovraffollamento in particolare ciò che rende la carcerazione un vero e proprio vulnus: ''Si consideri – dice il presidente della corte d'Apello – che rispetto alla media nazionale che  è del 155%, a Sollicciano il sovraffollamento sfiora il 200%". Con fortissime problematiche anche di ordine sanitario.

Ancora, in aumento le controversie contro la pubblica amministrazione, in articolare per quanto riguarda l'ambito scolastico: e in questo caso, è sostnzialmente il precariato ad aumentare il volume dei contenziosi, problema legato "al divieto di conversione del rapporto a termine in rapporto di pubblico impiego''.  Anche le cause di mobbing in crescita, sia nel settore pubblico eche privato, ma Drago invita alla prudenza: ''In molti casi – commenta – si ha l'impressione che vi sia una tendenza a connotare in termini mobbizzanti e/o discriminatori quelle che sono fisiologiche discrezionalità valutative da parte della pubblica amministrazione, ad esempio, nel conferimento di incarichi dirigenziali o di posizioni organizzative''.

Un dato molto preoccupante è quello che riguarda gli omicidi colposi "commessi a causa della violazione delle norme del codice stradale": aumento del 400%. Segue la rilevazione di un altro dato molto serio: l'aumento del 253,33% di lesioni colpose in seguito a incidenti sul lavoro.

E infine, è allarme mafia. L'onda crescente della criminalità organizzata non risparmia certo la Toscana: l'allarme lanciato dalla Procura di Firenze riguarda in particolare  la "criminalità dedita al traffico di rifiuti, spesso gestita da esponenti di clan camorristici''. Sempre più piede prende anche il riciclaggio, e la Procura indica la ''accresciuta incidenza dei delitti attribuibili ad elementi, gruppi o espressioni di camorra e 'ndrangheta in particolare''. Ancora, l'ombra della mafia cinese si fa sempre più fitta e stringente, mentre crescono di infleunza i gruppi albanesi e rumeni nel campo dello spaccio di droga, nell'immigrazione clandestina, nel mercato della prostituzione.
Sull'allarme sociale che riguarda le "piovre" si sofferma Francesco D'Andrea, procuratore generale ''E' comprensibile che istituzioni e società civile guardino con preoccupazione al pericolo di infiltrazioni mafiose'' in Toscana. ''Nessuna zona della Toscana – ha poi precisato – è oggetto di controllo da parte di organizzazioni criminali''. E tuttavia, ''queste organizzazioni hanno interesse a infiltrarsi in modo subdolo nel tessuto socio-economico della Regione, senza il dispiego di quelle eclatanti manifestazioni di intimidazione e di violenza che sono invece tipiche dell'azione mafiosa in altre zone del Paese''. E dunque, il "giochino" in Toscana   punterebbe sulle ingenti disponibilità finanziarie: le cosche, ''forti di ingenti capitali liquidi illecitamente acquisiti, mirano a penetrare nelle strutture produttive del territorio, reimpiegando le cospicue disponibilità finanziarie per lucrosi investimenti nel settore degli immobili o delle attività commerciali o societarie, spesso offrendo giugulatorie opportunità di credito a imprenditori che, in un momento di grave crisi economico-finanziaria, hanno difficoltà a rivolgersi ai normali canali bancari''.

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