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Nuovo caso di meningite, è il ventunesimo dall’inizio dell’anno in Toscana Cronaca

Firenze – E’ ricoverata all’ospedale di Ponte a Niccheri la donna di 69 anni, residente a Pontassieve, che nella notte di mercoledì scorso è arrivata al nosocomio con febbre alta dal giorno precedente. I sintomi pare fossero chiari, e, una volta ricoverata nel reparto malattie infettive e sottoposta agli esami, è risultata positiva: si tratta di meningite di tipo C.

Salgono così a ventuno i casi registrati in Toscana dall’inizio dell’anno. Nel caso specifico, i servizi di prevenzione e igiene pubblica della Asl hanno già sottoposto le persone entrate in contatto con la donna, circa 30 di cui 13 sanitari, alla necessaria profilassi antibiotica. Il 2015 rischia di rivelarsi l’anno nero della meningite per la Toscana: dall’inizio dell’anno infatti il meningococco di tipo C ha colpito 16 persone, di cui quattro, tre a Empoli e una a Montevarchi, sono decedute. Gli altri quattro casi registrati sono stati 2 di meningite B, 1 di W e 1 non tipizzato.

Intanto, il Censis diffonde i dati di una ricerca su “La vaccinazione contro il meningococco B secondo i genitori italiani’, realizzata in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e grazie al contributo incondizionato di Novartis Vaccines and Diagnostics (recentemente entrata a far parte del gruppo Gsk), proprio alla viglia della Giornata Mondiale contro la Meningite in calendario domani. Circa la consapevolezza dei genitori sulla malattia, i dati indicano che il 64,2% sa che a rischiare di più sono i bambini molto piccoli, ma solo il 6,5% sa che, in seconda battuta, anche gli adolescenti e i giovani tra i 15 e i 25 anni rappresentano una fascia di popolazione a rischio. Il 77% dei genitori ricorre alla vaccinazione per i figli e sa che, oltre al rischio morte (temuto dal 39,7%) sono consapevoli dei gravi danni che può causare (32,8%), mentre un residuale 14,5% non sa di cosa si tratta. Il 65,3% sa che la patologia si trasmette per via respiratoria e il 25,8% sa che può anche essere contratta attraverso il contatto con oggetti contaminati.

Riguardo alle fasce d’età più a rischio, il 64,2% dei genitori sa che si tratta dei bambini molto piccoli, ma solo il 6,5% sa che, in seconda battuta, anche gli adolescenti e i giovani tra i 15 e i 25 anni rappresentano una fascia di popolazione a rischio.

In Italia si hanno mille casi l’anno, con mortalità pari al 10%. Un dato che, nonostante i progressi medici compiuti è rimasto sempre lo stesso. Le altre conseguenze possibili sono: per il 50-60% la guarigione è completa, il 30% sopravvive riportando conseguenze anche molto gravi (15 bambini su 100 hanno complicanze così gravi da richiedere protesi acustiche o degli arti, cicatrici invalidanti, seri problemi alla vista, deficit neuro-motori). Il costo umano e sociale, oltreché sanitario è altissimo. Ad oggi, l’unica arma per difendersi sembra rimanga il vaccino.

 

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