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Nuovo caso di pedofilia per il Cardinale Betori Cronaca

Brutta notizia quella diramata ieri a tarda sera dall’Agenzia Ansa, che riprende un anticipazione del settimanale Panorama e che, sempre secondo le anticipazioni, riguarderebbe un nuovo caso di pedofilia nel clero fiorentino. Notizia giunta alla vigilia del giorno più importante per i sacerdoti, quello del Giovedì Santo, dove al mattino tutto il clero si riunisce in Cattedrale per ricordare con l’Arcivescovo l’istituzione del sacerdozio. Secondo Panorama ad accusare il sacerdote, don Daniele Rialti, sarebbero stati un parroco, don Paolo Cioni poi anche lui trasferito da Empoli, e alcuni fedeli. Don Rialti, 60 anni, ordinato sacerdote 23 anni fa, quindi una vocazione adulta, dal 2010 Promotore di Giustizia del Tribunale Ecclesiastico Diocesano, ruolo assimilabile a quello civile di Procuratore Capo della Repubblica,  sacerdote dell'Opera Madonnina del Grappa di Rifredi, dal 2009 è vice parroco di San Bartolo in Tuto a Scandicci, qui trasferito proprio dal Cardinale Giuseppe Betori.

Sul caso, sempre secondo il settimanale, starebbe indagando la stessa Procura della Repubblica in quanto avrebbe scoperto il caso di don Rialti mentre indagava sull'attentato subito, il 4 novembre scorso, dall'Arcivescovo, nel quale il suo segretario, don Paolo Brogi, rimase ferito da un colpo di pistola. La vicenda di don Rialti però, secondo Panorama, non avrebbe comunque alcun legame con l'inchiesta sull'attentato anche se alcuni testimoni, intervistati da Panorama, sono stati ascoltati dalla polizia anche in relazione all'attentato.

Poche ore dopo il lancio Ansa è arrivata la risposta ufficiale dell’Arcidiocesi alle accuse: “Da quando ha  preso possesso della diocesi – si legge nella nota della Curia – in tutti i casi in cui gli sono giunte notizie di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici, l’Arcivescovo di Firenze ha proceduto, come prescritto, a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie. In particolare, di fronte a notizie consistenti in giudizi generici raccolti per sentito dire, ha cercato verifica dell’esistenza di fatti specifici rispondenti a tali voci. L’azione per giungere al giudizio di verosimiglianza è stata sempre condotta ascoltando più persone che potevano essere informate su eventuali fatti e sentendo lo stesso accusato. In tale indagine, nel caso evidenziato dalla stampa, – prosegue la nota – all’Arcivescovo non sono emersi specifici fatti ascrivibili ad abusi in materia sessuale nei confronti di minori. Ciò non ha  permesso l’avvio di  un’indagine previa che in sede canonica, è possibile soltanto “ogni qualvolta l’Ordinario abbia notizia, almeno probabile di un delitto” (CIC, can. 1717, § 1).  In altri casi (leggi vicenda Cantini ndr), peraltro noti alla stampa, non è mancata, d’intesa con la  Congregazione  per la Dottrina della Fede, l’avvio dell’indagine  previa, a cui ha  fatto seguito il processo e la sentenza di condanna”.

Pronta anche la replica di don Daniele Rialti alle accuse di Panorama: “Sono tutte calunnie. Non ho mai avuto problemi di questo genere. Ho già dato mandato ai miei legali: sto aspettando di vedere il servizio. Io non sono mai stato sentito dalla polizia – continua don Rialti – e non ho mai avuto problemi. Ho la fedina penale pulita".

In giornata la Polizia ha perquisito l'abitazione di un giovane albanese ad Empoli, oggi maggiorenne, ma minorenne nel periodo al quale risalirebbero i presunti abusi, tra i cinque ed i tre anni fa, quando don Rialti era parroco a Empoli. Inoltre sarebbero diversi i testimoni sentiti dalla Polizia sulla vicenda di don Rialti, a cui, sempre oggi è stata perquisita l'abitazione a Scandicci, e un'altra ad Empoli, dove viveva all’epoca dei fatti. Sarebbero stati acquisiti materiali informatici, dai quali gli investigatori pensano di poter risalire ai nomi di persone da ascoltare come testimoni. Materiale informatico è stato acquisito anche nella sede dell'Opera Madonnina del Grappa a Firenze, nel quartiere di Rifredi, alla quale don Rialti è legato.

Alla base delle accuse atteggiamenti ambigui, come essere entrato in bagno mentre dei ragazzi facevano la doccia. Nel frattempo, come rende noto il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi, la Procura ha aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto d'ufficio nei confronti dei due giornalisti di Panorama e di eventuali altre persone coinvolte nella pubblicazione del servizio in cui si riferisce dell'indagine su don Daniele Rialti.

Nella celebrazione del pomeriggio in duomo il Cardinale Betori, durante l'omelia della Messa in Coena Domini ha detto: “Lo chiediamo anche per le sofferenze della nostra Chiesa, perché ci sia data la forza di attraversare con serena fiducia ogni avversità, pronti a testimoniare la forza del Vangelo, continuando ad essere servitori l'uno dell'altro, come Gesù ci ha insegnato”. Un chiaro riferimento al caso, anche non citandolo direttamente. Al mattino, invece, con quasi tutti i 300 sacerdoti della diocesi, sempre in Cattedrale, durante la Messa del Crisma aveva detto: “A voi sacerdoti mi rivolgo, per chiedervi di rinnovare quest’oggi nei vostri cuori quell’assimilazione a Gesù, Messia servitore dei suoi fratelli, che è stata posta come un germe nella vostra vita al momento dell’ordinazione. È un dono e un impegno al tempo stesso quello che oggi vi rammento; e voglio farlo con le parole di colui che fu amato arcivescovo di questa Chiesa, il servo di Dio cardinale Elia Dalla Costa: ‘Se noi cerchiamo la nostra pace nell’esercizio costante e generoso delle virtù sacerdotali, vedremo a prova che, sulle vie di Dio, l’ignominia è gloria, la fatica riposo, il dolore sofferto silenziosamente per Gesù Cristo, sorgente di preziosissime consolazioni. Come è bello il compito che ci attende: è tutto di fede, di pace, di confidente amore!”

Il difensore di don Rialti, l'avvocato Alberto Corsinovi, preferisce rimandare ogni commento sulla vicenda, “anche perché al momento abbiamo in mano pochissimo materiale, e soprattutto molto generico”. Don Rialti invece negando ogni accusa ha parlato di “calunnie”. La Procura comunque nei mesi scorsi avrebbe ascoltato alcuni testimoni che si sarebbero presentati spontaneamente agli inquirenti.

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