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Nuovo decreto visite fiscali, intensificati i controlli Breaking news, Cronaca

Firenze – Mancano pochi giorni all’entrata in vigore del nuovo regolamento sulle visite fiscali, che dispiegherà i suoi effetti dal 13 gennaio e già cominciano a sollevarsi le perplessità e e le critiche dei sindacati, che contestano non solo l’inasprirsi dei controlli, ma anche il mantenimento di un regime di “sfavore” verso i dipendenti del pubblico impiego oltre all’introduzione del “nuovo principio” delle visite fiscali “sempre, comunque e a ripetizione”, come sottolinea l’Usb, “come se il lavoratore simulasse malattie a prescindere, in barba a quanto anche prescritto dal proprio medico curante”.

Il provvedimento su cui si appuntano gli strali dei rappresentanti dei lavoratori è il decreto n.206 del 17 ottobre 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.302 del 29/12/2017, in vigore il 13 gennaio 2018, che riguarda non solo il nuovo regolamento sulle visite fiscali ma anche le modalità di accertamento delle assenze dal servizio.

Il primo aspetto che salta agli occhi è il mantenimento della disparità delle fasce orarie di reperibilità che intercorre fra i vari settori: sette ore per l’area del pubblico, quindi 9-13 e 15-18, e 4 ore per i dipendenti privati, vale a dire 10-12 e 17-19. Inoltre, è previsto l’obbligo di reperibilità anche nei giorni non lavorativi e festivi.

Un secondo aspetto, fra le disposizioni contenute nel decreto Madia-Poletti, riguardano la richiesta e la frequenza delle visite fiscali: come sottolineano dall’Usb, “la visita fiscale può essere richiesta dal datore di lavoro sin  dal primo giorno di assenza, e la stessa può essere ripetuta in prossimità di giornate festive o di riposo, o durante la giornata stessa; anche l’INPS può disporre la visita secondo gli stessi criteri”.

Nuova stretta anche sui motivi di esclusione dall’obbligo di reperibilità, che passano da 5 (Legge Brunetta) , a tre. Secondo quanto si legge nell’art.4 del decreto, “rimangono esclusi  dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti per i quali l’assenza è riconducibile ad una delle seguenti circostanze: a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita; b) causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto; c) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%”. Le patologie di cui al punto b) riguardano i lavoratori con malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio. 

“Un decreto da bocciare in toto – commentano dall’Usb – che non solo inasprisce la disciplina dei controlli fiscali, ma fa passare il principio del “controllo a martello”, che a sua volta implica la considerazione del lavoratore come disonesto e furbetto a prescindere. Inaccettabile”.

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