energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Nuovo romanzo per Nizzi, che dice: “Chissà che non torni a un Tex sfumato di giallo” Breaking news, Cultura

Fiumalbo I delitti di Borgo Torre, (editore Adelmo Iaccheri – Pavullo) il nuovo  romanzo  di Claudio  Nizzi ( il noto  autore e sceneggiatore di Tex e di molti altri fumetti) ha la struttura e  il ritmo di un giallo  ma  è più esatto definirlo un  noir  per l’atmosfera cupa e densa di mistero che  lo pervade. Come accade nei noir della  cinematografia  dove   le torbide vicende  contrastano  con  lo splendore dei paesaggi mediterranei, nei racconti di Nizzi   esse sono ambientate  a Borgo Torre località immaginaria ma  per molti versi identificabile con  i  deliziosi,  piacevoli paesi di cui è costellato  l’appennino tosco emiliano a cominciare da  Fiumalbo  a cui  Nizzi è profondamente legato.

In effetti,  la vita di paese  con i  bar come luoghi di ritrovo, le tipiche figure istituzionali come il Sindaco, il Parroco e il Maresciallo dei carabinieri, il gioco dei pettegolezzi e dei  “si dice”  fa da sfondo e diviene una sorta di coprotagonista.

Un duplice assassinio  porta nel  ridente paese un’atmosfera  plumbea , poi accresciuta dalle voci di   delitti che vengono dal passato  e da un passato segnato fortemente dallo spartiacque tra  l’italia fascista  e quella postbellica.

Nel corso della storie  troviamo  figure  inquietanti e perverse, assassini di un’audacia diabolica,  persone squinternate, la  sagacia e soprattutto la tenacia di un maresciallo dei carabinieri riuscirà  a dipanare la matassa partendo da flebili indizi, sensazioni  per arrivare poi  alla svolta quando  quello che sembrava solo un fragile castello di carte  troverà  solide e inattese conferme.

L’azione investigativa   per  andare oltre a  pregiudizi, connivenze  deve mettere in campo  tenacia, perseveranza e la ricerca della verità richiede di collegare indizi  tenui, apparentemente  slegati . Qui emerge il risvolto umano del maresciallo Caruso che non si ferma di fronte alle difficoltà e mostra sotto l’aspetto pacioso, una determinazione  che già aveva rivelato in precedenti romanzi, a cominciare da  Il federale di Borgo Torre  dove si era trovato di fronte ad un analogo intrico di indizi contraddittori.

La scrittura di Nizzi scorre fluida  e non riesci a interrompere la lettura, guardi l’orologio e  ti concedi  altri dieci minuti, poi anche se sei ormai a tarda  ora continui ad andare avanti,  perché come  accade con i classici del giallo, non ci sono mai tempi morti.

D’altronde Nizzi è il  “papà” di  Nick Raider, una fortunata  serie poliziesca a fumetti nella quale i colpi di scena sono  un elemento fondamentale  e  anche nelle  sue storie di Tex la realtà è spesso diversa da quello che appare.   Già  il suo esordio su Tex   “Un diabolico intrigo”  è  a tutti gli effetti un thriller, componente che è era già presente nel Tex di Bonelli ma che Nizzi ha ulteriormente valorizzato.


Come è nata questa vena di scrittore di gialli che ha già al suo attivo quattro romanzi?

“Il genere “giallo” (denominazione omnicompresiva di tutte le varie sfumature del genere, come whodunit, thriller, hard-boiled, noir, crime-story, police procedural, eccetera) mi è piaciuto fin dall’adoloscenza quando mi capitò per caso tra le mani il romanzo di Conan Doyle Uno studio in rosso, che aveva come protagonista Sherlock Holmes. Poi diventai un lettore dei gialli Mondadori, che compravo a metà prezzo sulle bancarelle, e i miei autori preferiti (Aghata Cristie, Ellery Queen, Philo Vance) appartenevano al filone del whodunit (che si può tradurre con “Chi è stato?”), il giallo a enigma, che oggi non riesco più a leggere perché trovo il genere troppo artificioso. Oggi preferisco romanzi hard-boiled di Raymond Charler (ma per la qualità della scrittura, non per le trame), i police-procedural di Ed McBain (i romanzi dell’87° Distretto), e soprattutto i romanzi del commissario Maigret, che più che polizieschi sono romanzi psicologici. Non amo i noir lunghissini che vanno di moda oggi, siano essi italiani, americani o scandinavi. Il giallo per me deve essere breve, un giallo di 700 pagine è un controsenso.  Comunque il gusto per la storia misteriosa mi è rimasto. Lo trasferisco sia nei romanzi di Borgo Torre, che proprio gialli non sono, sia nelle storie di Tex.

A Tex arriviamo dopo. Per restare a Borgo Torre, questo paesino di montagna non è solo lo sfondo ma una componente essenziale del racconto.

i delitti di borgo torre“Borgo Torre è  la Fiumalbo della mia infanzia. Mentre il paese di oggi mi interessa poco per non dire niente, Fiumalbo degli anni Cinquanta, pur con tutte le sue ristrettezze economiche e mentali, mi interessa molto di più. Pur non trasferendo pari pari nelle mie storie dei personaggi realmente conosciuti, non vi è dubbio che il loro humus nasce lì e che molti personaggi sono la somma di gente che ho conosciuto, e le descrizioni di ambiente, di avvenimenti, di certe consuetudini non potrei descriverle con tanta esattezza se non le avessi vissute in prima persona. Qualche lettore mi ha chiesto: “Come mai ci sono tanti preti e tanta religione nelle stue storie?”. “Per forza” rispondo io. “Da ragazzo vivevo tra la mezza dozzina di preti che facevano gl’insegnanti in Seminario (dove ho frequentato da esterno le scuole medie) e la parrocchia che era proprio davanti a casa mia. Da chierichetto, partecipavo a tutte le funzione del calendario cristiano.   Cresciuto tra i fumi dell’incenso, ecco perché oggi, ricostruendo la vita della Fiumalbo degli anni ’50, preti e religione (intesa come frequentazione della parrocchia, non come progetto di vita) sono così presenti”.

Che importanza ha la componente storica, il passaggio tra due epoche?

“Anche questo fa parte delle mie esperienze personali. Essendo nato nel 1938 ho fatto in tempo a vivere gli anni di guerra, ai quali mi legano molti ricordi brutti, ma anche alcuni ricordi belli. Non avevo l’età per comprendere l’aspetto politico delle cose, ma ricordo benissimo quando una mia zia arrivò a casa rapata dai partigiani perché aveva avuto un fidanzato fascista. Il sindaco Bellentani, che nel romanzo L’epidemia descrivo come primo sindaco del dopoguerra e ultimo podestà dell’epoca fascista, corrisponde a un sindaco realmente esistito, che fu considerato benemerito per il paese essendo riuscito, per meriti personali e per circostanze favorevoli, a far sì che il passaggio dei tedeschi da Fiumalbo abbia avuto più gli aspetti della pochade che quelli della tragedia. Credo che potrei trattare di questo in un mio prossimo romanzo, se le storie di Tex mi lasceranno il tempo di scriverlo”.

 

Veniamo a Tex. Come si conciliano le sue storie a sfondo giallo con l’epopea western? Il suo esordio avvenne con la storia Un diabolico intrigo, che in effetti è un giallo. Ricorda perché scelse questo approccio?

“L’epopea western è molto limitata nei temi, tra l’altro visti e rivisti: la lotta contro gli indiani che attaccano la carovana dei coloni; gli scontri con i fuorilegge che rapinano banche, assaltano treni, rubano mandrie, o contro il cattivone che tiene in ostaggio un paese. Gian Luigi Bonelli si era ribellato alla schiavitù di queste temi ripetitivi inventando storie “strane” con personaggi fuori dalla realtà: il mago Mefisto, le genti scomparse (Aztechi, Maya, Vichinghi), gli animali preistorici, i ricci della morte, perfino un extraterrestre. Fu una trovata vincente che contribuì ad allungare la vita al personaggio che di solo West sarebbe morto. Quando toccò a me scrivere le storie di Tex, erano già usciti 272 albi e i temi del West classico erano già stati trattati chissà quante volte, così mi sembrò giusto insaporire i temi classici con un pizzico di “giallo”, che, secondo me, rappresentava un valore aggiunto.

La cosa funzionava, ma non incontrava il gusto di Sergio Bonelli, che il giallo non l’ha mai amato (così come non amava – sbagliando – le storie “strane” del padre), sicché con cortesia mi suggerì di cambiare strada, e siccome lui era il  “padrone” , dovetti dargli retta. Chissà che non torni a un Tex sfumato di giallo nelle mie prossime storie, anche se sospetto che l’attuale curatore della serie, Mauro Boselli, sul giallo la pensi come Sergio Bonelli. Staremo a vedere”.

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »