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Nuovo statuto e nuovo codice etico per l’Ateneo fiorentino STAMP - Università

Nel 1995 l’Università degli Studi di Firenze aveva tracciato l’impianto fondamentale del suo statuto, poi rivisitato nel 2008. A causa della legge n. 240 del 2010 (la famigerata “legge Gelmini”), però, l’Ateneo fiorentino ha dovuto rivedere la sua carta fondamentale. La normativa, infatti, impone nuovi criteri di governance all’interno delle università italiane ed ha così obbligato a delle modifiche sostanziali del testo dello statuto, nonché ad una rivisitazione del codice etico. Il compito di riformare lo statuto è stato affidato ad un’apposita commissione (composta da 15 membri e presieduta dal Rettore), che ha lavorato in stretto contatto con gli organi di governo dell’Università ed ha organizzato una conferenza unificata di Ateneo e numerose occasioni di pubblico dibattito. Ne è nato un testo di 59 articoli e diviso in 7 titoli. Il nuovo statuto riorganizza l’assetto dell’istituzione universitaria, ma mantiene la centralità della figura rettorale, che viene confermata a guida dell’Ateneo. Il Rettore rimarrà in carica 6 anni e potrà dirigere l’Università fiorentina per un unico mandato non rinnovabile. Verrà eletto da un più vasto corpo elettorale, composto dai docenti ordinari, dai ricercatori (a tempo indeterminato ma anche determinato), dal personale tecnico amministrativo (il 20% degli aventi diritto di voto contro il 10% del passato), dagli studenti-elettori (in numero maggiore rispetto al passato). A fianco del Rettore, come già in passato, sarà posto il Senato accademico, il principale organo rappresentativo dell’Università fiorentina, che sarà composto da 29 membri (20 fra professori e ricercatori, 3 rappresentanti del personale tecnico amministrativo, 5 studenti ed il Rettore). Questo dovrà fissare i regolamenti di Ateneo e dettare le linee guida della didattica e della ricerca, con la possibilità di nomina di un trentesimo membro aggiunto in rappresentanza dei ricercatori a tempo determinato. Il Consiglio di Amministrazione, poi, sarà composto da 11 membri (il Rettore, 3 membri esterni all’organico di Ateneo, 5 membri interni e 2 rappresentanti degli studenti) e si rafforzerà come organo di governo dell’Università ed arbitro delle scelte finanziarie e di bilancio. Lo statuto entrerà in vigore e verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale verso la fine del 2011, dopo il controllo di legittimità da parte del Ministero dell’Università. Una volta approvato, le Facoltà spariranno ed al loro posto verranno introdotti i Dipartimenti, strutture organizzative costituite da almeno 50 docenti fra ordinari, ricercatori e ricercatori a tempo determinato afferenti a settori scientifici disciplinari omogenei. I Dipartimenti, che saranno raccolti in “strutture di raccordo” (unioni di due o più Dipartimenti), organizzeranno la didattica e la ricerca, verificheranno il rispetto dei doveri di ufficio del corpo docente, formuleranno le proposte di chiamata dei nuovi docenti e ne stabiliranno i compiti didattici. Assieme allo statuto, l’Università fiorentino ha, poi, rivisitato il suo codice etico. La “legge Gelmini”, infatti, prescrive a tutti gli atenei italiani di dotarsi di una normativa volta a regolamentare i diritti ed i doveri del personale universitario, nonché leggi volte a far emergere le responsabilità per eventuali adempimenti del corpo docente ed amministrativo. Nella seduta del 27 luglio scorso gli organi di governo dell’Ateneo hanno modificato il codice etico fiorentino introducendo nuove procedure di accertamento e sanzione delle irregolarità accademiche. Innanzitutto le norme contenute nel codice verranno applicate anche ai soggetti esterni che rivestono ruoli di rilievo all’interno dell’Università. In secondo luogo, poi, verranno rafforzati gli obblighi di trasparenza per coloro che si candideranno a cariche elettive ed apicali, così da evitare l’insorgere di conflitti di interesse dettati, ad esempio, da vincoli di parentela. L’accertamento delle violazioni del codice etico è stato affidato ad una commissione composta da rappresentanti del personale docente e tecnico-amministrativo, ma spetterà comunque al Rettore proporre, sulla scorta dei risultati dell’istruttoria, l’adozione di una misura sanzionatoria al Senato accademico.

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