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Obesity Day, i più magri d’Europa sono gli italiani. E i toscani ancora di più Società

Firenze – Chi sono i più magri d’Europa? Siamo noi, proprio noi, gli italiani, a onta e dispetto di pane, pasta e altri alimenti che la maggior parte delle diete fanno scomparire. Eppure, alla conta fra le nazioni europee fatta in occasione dell’Obesity Day, giorno dedicato al problema del sovrappeso e obesità, l’Italia è veramente l’ultima nella classifica dei più grassi.  Ed ecco i nostri numeri, per una volta invidiabili: nei cittadini italiani sopra i 15 anni “solo” il 10% è obeso, contro il 25% degli inglesi, che si piazzano in testa alla classifica. I dati provengono dall’analisi di Coldiretti sui numeri dell’Istat.

E i toscani? Ancora meglio, almeno per quanto riguarda l’obesità. Infatti, secondo i dati emersi dall’indagine condotta dal sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia – www.epicentro.iss.it/passi)l il quadro a livello locale evidenzia che, se circa il 29% degli adulti fra i 18 e i 69 anni risulta in sovrappeso, il 6,8% risulta obeso. Si tratta di oltre 3 persone su 10, è vero, ma siamo tre punti sotto la media nazionale. Addirittura, nell’ambito dell’Asl 10 Firenze gli obesi sono di un punto percentuale meno rispetto alla media Toscana.

Dati incoraggianti, anche se meno incoraggiante è la correlazione riscontrata, sempre nell’ambito della Asl 10, fra obesità, genere, età, livello d’istruzione e condizione economica. Infatti, sovrappeso e obesità crescono fra gli uomini, col crescere dell’età, tra le persone con più bassi livelli d’istruzione e tra quelle economicamente più svantaggiate. I dati del pool Passi mostrano che in Italia l’eccesso ponderale è una condizione più frequente nel Sud. 

Ed ecco i dati dell’area fiorentina: la fascia di età più esposta è quella fra i 50 e i 69 anni (38% in eccesso ponderale e 2% obesi contro il 16 e il 2% in età 18-34 e il 28 e 6% in età 35-49), il genere quello maschile (38% di sovrappeso e 6% di obesi contro il 21 e l’8% fra le donne), con nessuna istruzione o la licenza elementare (35% di sovrappeso e 19% di obesi a fronte del 33 e 8% di chi ha la media inferiore, del 268 e del 5% di chi ha quella superiore e del 23 e 4% con la laurea). Il 30% delle persone con molte difficoltà economiche è in sovrappeso e il 10% è obeso, percentuale che scende rispettivamente al 29 e 9% nella fascia con qualche difficoltà economica e ancora di un punto al 28% ma di 5 punti al 4% per gli obesi fra quanti non hanno difficoltà economiche. Il 35% della popolazione straniera è in sovrappeso contro il 28% di quella italiana, e, sul fronte obesità, il 6% contro il 7% degli italiani. 
La ricerca Passi prende in considerazione anche la consapevolezza che le persone hanno di essere in sovrappeso, ovvero sia la percezione di sé come stimolo a un eventuale cambiamento dello stile di vita. Ebbene tra le persone in sovrappeso il 38% ritiene che il proprio peso sia più o meno giusto; tra gli obesi questa percentuale è del 3%. 

Problemi collegati alla condizione di obesità o sovrappeso? Eccoli: emerge che il 30% delle persone in sovrappeso ha problemi di ipertensione arteriosa, il 30% di colesterolo alto, l’8 di diabete, il 3 ha avuto un infarto al miocardio, il 9 ha una malattia respiratoria cronica. Le cifre relative alla popolazione in generale per le medesime patologie sono rispettivamente il 21, 25, 4, 2 e 8%. 

Sul territorio fiorentino tuttavia sono molte le possibilità offerte a chi si è convinto della necessità di perdere peso. 
Ad esempio, c’è un ambulatorio di consulenza nutrizionale rivolto a tutti coloro che presentano uno specifico interesse all’alimentazione e agli stili di vita protettivi: oltre che ai soggetti con problemi di sovrappeso o con familiarità per malattie dismetaboliche, cardiovascolari, tumorali, o con fattori di rischio già presenti (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperglicemia, ipertensione), l’ambulatorio accoglie anche la popolazione “sana”, senza patologie conclamate, indirizzandola a cambiamenti nel proprio stile alimentare e per una vita più attiva. L’ambulatorio è particolarmente impegnato nei percorsi educativi individuali e di gruppo per la promozione della salute. 

L’unità di dietetica garantisce in 15 presidi sparsi su tutto il territorio un’offerta di prestazioni appropriate ai bisogni di salute della popolazione non solo obesa, ma anche con patologie come le malattie nefrologiche o di intolleranze alimentari, e tuttavia è una porta d’acceso di rilievo per chi è in eccesso ponderale. Il servizio offre una media di 90 prime visite e oltre 150 valutazioni di controllo alla settimana ed è raggiungibile con richiesta medica tramite il Cup. Solo nel primo semestre di quest’anno sono state effettuate 2.800 valutazioni di controllo e 2.397 prime visite in maggior parte a persone in sovrappeso, obesità o con patologie del metabolismo. 

Rivolti a persone con patologie croniche come ictus, Parkinson, malattie reumatiche e più in generale a anziani o adulti che presentano condizioni ricorrenti anche dolorose o di riduzione delle capacità funzionali conseguenti a situazioni cliniche pregresse ci sono i corsi di attività fisica adattata, ormai noti come corsi Afa, ai quali possono partecipare pazienti che a causa delle condizioni di peso hanno una perdita di capacità motorie. Sono organizzati dal servizio riabilitazione funzionale per le cure primarie della Asl 10. Vi si accede telefonando ad un call center (800 801 616) e viene svolto da esperti fisioterapisti ASL (questo per valutare la competenza motoria allo svolgimento dell’attività fisica), per procedere poi all’inizio dell’attività presso le strutture che si sono accreditate come erogatori. Lo scorso anno ne sono stati effettuati oltre 4 mila di questi corsi. 

La Asl 10 ha un servizio psicologico per i disturbi alimentari al quale si rivolgono in prevalenza giovani donne con problemi di anoressia o più in generale di relazione con il cibo, dettati non da disfunzioni fisiche ma di natura comportamentale e psicologica. È qui che lo scorso anno sono state prese in carico un’ottantina di persone e tra queste anche quelle bulimiche e, più esattamente, bulimiche obese, non coincidendo sempre l’eccesso di ingestione di cibo con l’aumento di peso.  Ovviamente un impegno importante nel settore è quello svolto dai servizi di diabetologia, perché spesso obesità e diabete hanno una significativa convergenza. 

Infine, l’equipe che all’ospedale di Santa Maria Nuova si occupa di chirurgia bariatrica e metabolica, ovvero sia del paziente in sovrappeso in tutto il percorso che ha come estremo rimedio l’operazione chirurgica volta ad ottenere una significativa riduzione di peso. Il team multidisciplinare – che comprende 4 chirurghi, 1 anestesista, 1 dietista, 1 endocrinologo e 1 psichiatra – effettua circa 300 interventi l’anno, con una lista di attesa che si aggira sui 7-8 mesi.

Guardando poi in Europa, alla voce obesità gli italiani vanno meglio anche degli svedesi, che risultano con un 12% di cittadini obesi, vale a dire una popolazione simbolo della forma fisica grazie alle caratteristiche di altezza e soprattutto tipo longilineo che vantano. Dietro agli scandinavi, giungono austriaci, danesi e francesi. Alla testa della classifica, ecco i britannici: sul suolo della gelida Albione, una persona su quattro soffre di problemi di obesità. Ma anche il Lussemburgo non se la cava male: 23% la percentuale degli obesi nella popolazione sopra i 15 anni, seguito, pari merito,  da Ungheria e dalla Grecia dell’austherity al 20%. Segue un gruppetto di nazioni al 15%: Portogallo, Germania, Irlanda, Slovacchia e Francia. E poi, giù, fino al nostro inarrivabile 10%.

Motivo di questo risultato, il suggerimento è facile: l’effetto della dieta mediterranea. Ne è convinta la Coldiretti, che elenca la nostra giustamente famosa lista della spesa: pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino, consumati a tavola in pasti regolari. Una dieta che non solo è da cinque anni patrimonio immateriale dell’Unesco, ma cui sembra da attribuire il miracolo della longevità italiana, che si colloca, con una vita media di 79,4 anni per gli uomini e di 84,5 per le donne, tra le più elevate al mondo.

 Luci ed ombre. Le ombre si allungano in particolare sul futuro. I segnali poco incoraggianti si colgono nelle giovani generazioni, che vedono il 30,7 % di ragazzi italiani in eccesso di peso o addirittura obesi. Tali sono stati i risultati dell’indagine Okkio alla salute sui bambini della terza classe primaria nel 2014.

 Ed è proprio partendo dalla lista della spesa che si colgono i rischi. Il primo dato preoccupante è il calo degli acquisti familiari di frutta e verdura delle famiglie che nel 2014 è sceso addirittura al di sotto dei 400 grammi per persona, dose raccomandata dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. altro allarme è procurato dal fatto che, secondo il rapporto Okkio alla salute, un genitore su quattro (25 per cento) dichiara  che i propri figli non consumano quotidianamente frutta o verdura. Vale a dire, viene meno l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre contenuti nei prodotti dell’ortofrutta.

 

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