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Obiettivo: un museo dell’innovazione all’italiana Innovazione

L'idea è stata presentata petr la prima volta a Lucca a fine ottobre, alla settima edizione di Lu.Be.C, un maxi convegno per la valorizzazione dei beni culturali, con tante sezioni finalizzate proprio a definire un'identità nazionale e un'eccellenza nella ricerca che guarda al futuro. Tra gli interventi e gli apporti più innovativi, quelli di Marco Bellandi, Presidente Fondazione per la Ricerca e l'Innovazione e capofila POLIS, e di Leonardo Masotti, Presidente El.En. e inventore di uno speciale laser a scopo terapeutico, che hanno presentato il Piano Strategico di Sviluppo del Polo Tecnologico POLIS della Toscana. Il prof. Masotti auspica che nasca un turismo attratto in Italia dai suoi musei della scienza e che nel nostro Paese si apra finalmente un museo dedicato alle invenzioni e innovazioni tecnologiche dell'era moderna e di quella contemporanea. L'idea è di tutto rispetto, infatti mentre in alcuni capoluoghi italiani, inclusa Firenze, esistono già musei dedicati alle invenzioni e alle innovazioni della tecnologia, messe in atto dai grandi scienziati della storia, una istituzione che dia il giusto risalto alle nostre scoperte scientifiche più rilevanti e attuali, manca del tutto e diventa ogni giorno più necessaria. L'Italia si sta facendo conoscere nel mondo per l'architettura innovativa dei suoi musei piuttosto che per i contenuti dei medesimi, vedi il raro esempio del Parco della Musica di Renzo Piano, nella capitale, un luogo straordinario che in qualche modo, coniuga ricerca sulle tecnologie acustiche e volumi architettonici, ma siamo lontani anni luce dai progetti all'avanguardia di Londra, Parigi, Berlino o Bilbao, dove, triste riconoscerlo, vanno a costruire musei i nostri migliori architetti. Da noi si perpetua l'errore di affidarsi alla tradizione più consolidata, e tutti questi convegni per dimostrare che la cultura può diventare una molla propulsiva per l'economia e lo sviluppo del Paese, finiscono da qualche anno col mettere in campo sempre le medesime tematiche, anche quando si parla di innovazione. Ma ci siamo davvero fermati ai tempi di Galileo e Leonardo o riusciremo prima o poi a mostrare cosa siamo capaci di fare?

 

“L’Italia nel mondo è ricordata per l’arte, il buon cibo, il paesaggio, mentre è meno noto il contributo che il nostro paese ha dato alla scienza – dice Marco Bellandi, prorettore al trasferimento tecnologico dell’Università di Firenze. Il Rinascimento in realtà ha dato un grande apporto al sapere scientifico, in virtù del legame imprescindibile fra arte e scienza. Questa tradizione in Italia è rimasta, e in alcuni territori si è diramata in varie specializzazioni. Penso anche ai successi più recenti nella chimica prima e nella meccanica oggi. Mi pare molto utile un recupero di questa memoria storica. La proposta del professor Masotti accenna ad un Museo delle invenzioni italiane interattivo. Penso abbia in mente non una nuova struttura, ma un museo “distribuito”, collegato a istituzioni già esistenti, che si sviluppa in modo virtuale con Dvd, foto, strumenti multimediali. Uno strumento che può essere messo a disposizione di delegazioni italiane in eventi internazionali tipo Expo, tanto per fare un esempio. In questo senso l’idea di Masotti mi sembra davvero molto interessante. Ma il senso di questa iniziativa non si esaurisce qui, perché neanche fra i nostri concittadini c’è la consapevolezza diffusa di questa accumulazione storica di know how scientifico. Come tutti ben sappiamo in questo campo oggi il panorama ci appare desolante. Il nostro paese investe pochissimo in ricerca scientifica e neanche le grandi aziende riescono a essere trainanti. Tuttavia esistono nuclei di accumulazione di conoscenza e competenze spesso ignorate. L’Italia può vantare ancora diverse eccellenze. Nel campo della ricerca chimica e fisica il nostro paese è nella prima schiera, a livello internazionale. E’ importante che certi primati vengano riconosciuti da tutti”.

.Nella foto il museo della tecnologia di Pechino

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